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Euro2020: la finalissima

Eccoci, siamo arrivati finalmente alla finale, la fine dei giochi, dove tutto si decide.

“L’incubo continua”, “la valanga roja”, “2012 la fine del mondo azzurro”. Sono questi i titoli che riportano alla mente dei giocatori della nostra nazionale l’ultima finale giocata contro la Spagna: un’umiliazione. In conferenza, però, Mancini è fresco e riposato, si si ha dormito come un sasso. Come? Prima di una finale? Sì, perchè lui questa partita l’ha già inquadrata: la portiamo a casa stavolta.

In campo scendono tutti con un po’ di tremarella. Soprattutto l’Italia. In fondo il percorso spagnolo in questo Europeo è stato più difficile, sono più preparati. L’unico che guarda la telecamera durante l’inno è Giorgio Chiellini, lui se lo sente questo Europeo, non lo ferma nessuno.

Infatti, è un miracolo se nei primi 25 minuti non viene ammonito, perchè di contrasti duri ne intraprende parecchi. Ma a chi volete far paura, lo hanno morso in una partita, non ha paura di nulla. E’ la Spagna a fare la partita nella prima mezz’ora. Alvaro Morata sfiora il gol in un paio di occasioni, prima con un colpo di testa che si stampa sul palo e poi con un tiro da fuori che Donnarumma stoppa senza troppe difficoltà. Sergio Ramos è in giornata, però. Ci mette lo zampino al 34′, calcio d’angolo, colpo di testa e rete. Gli spagnoli sono in visibilio.

Dalla rete recupera la palla uno che di delusioni in carriera ne ha provate tante, adesso basta. E’ Lorenzo Insigne. Porta la palla al centro, guarda Immobile e Bernardeschi: palla a me. Impostano Jorginho e Bonucci, la palla arriva a Lorenzo il magnifico. Primo dribbling, Saùl sul posto, arriva sulla trequarti, si accentra, finta il tiro, sul posto anche Jordi Alba, stavolta tira davvero. E’ probabilmente il gol più bello della carriera di Insigne. De Gea non può far altro che imitare chi lo ha appena castigato: raccogliere la palla dalla rete. Tutti negli spogliatoi sull’1-1.

La seconda frazione non è esattamente come uno se la aspetterebbe, perchè il ritmo cala vertiginosamente, c’è tanta paura di sbagliare, poche occasioni. Vorrei farvi un racconto più avvincente ed entusiasmante della seconda frazione, ma i fatti dicono zero tiri nello specchio: si va ai supplementari.

Un immenso Jorginho lascia il posto a Lorenzo Pellegrini. A De Sciglio era già subentrato Florenzi. Dall’altra parte si giocano la cartuccia Dani Olmo, un po’ di giovane freschezza non può che far bene. L’ultimo cambio di Mancini è l’ingresso in campo di Andrea Belotti.

Nel primo quarto d’ora supplementare i tifosi azzurri hanno almeno due attacchi cardiaci. Sì, perchè Dani vuole lasciare il segna, Chiellini e Bonucci faticano un po’ a tenerlo fermo e al minuto 101 fa partire un diagonale che per puro destino si schianta sulla traversa che sta ancora tremando. Il secondo lo procura il solito Ramos, il quale riceve sul primo palo da corner e col piatto la tira in porta, Donnarumma la tocca, ma la palla sta entrando lo stesso sul secondo palo. Non durante il turno di Leonardo Bonucci: salvataggio sulla linea.

Il secondo tempo supplementare è un gioco al massacro ormai. Ma indovinate chi ha più energie di tutti? Sì esatto, quello con più anni: Giorgio Chiellini. Pellegrini batte una punizione poco distante dal cerchio di centrocampo al minuto 118 e ha un mezzo infarto quando vede il suo capitano, professione difensore, lanciarsi disperatamente verso l’area avversaria. Comunque il lancio lungo parte, di testa la prende Belotti. La palla scende delicatamente in una zolla di campo in cui il braccio lungo lungo di De Gea non può arrivare, ma dove arriva il piede di un monumentale Giorgio Chiellini. La palla va in rete. Esplosione di Gioia della panchina azzurra, Giorgio per terra sommerso dai compagni di squadra.

Ma, cari amici, siamo nel 2020 e che ci piaccia o no, c’è il Var (o la Var, chi lo ha capito). Il check è chiamato per un contatto sospetto fra i due capitani. Sergio Ramos lamenta una spinta. La finale dell’Europeo 2020 regala ai tifosi 2 minuti di apnea, tutti sono pronti ai rigori, tutti si preparano a scommettere su chi sbaglierà. Vedersi annullare un gol così sarebbe una beffa psicologica difficile da sovvertire.

L’arbitro si tocca l’orecchio dove c’è l’auricolare mentre guarda lo schermo, fa cenno di no, Ha un intero continente che lo guarda. Si gira, fischia, dipinge in aria lo schermo e indica il cerchio di centrocampo: è buono. La festa raddoppia, perchè stavolta il risultato è incontrovertibile. L’abbraccio tra Mancini e Chiellini è pareggiato solo da quello fra Giorgio e il suo capitano Gigi Buffon, che dopo la partita è sceso in campo e la coppa l’ha alzata insieme ai compagni.

L’Italia è campione di Europa, il resto è noia.

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