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Roberto Carlos il direttissimo sul binario sinistro

Se Cafù è stato il pendolino sul binario destro, Roberto Carlos è stato il direttissimo sul binario sinistro dei verdeoro. Precursore di Marcelo, ma dotato di un tiro mancino potentissimo e preciso. Celebri i suoi calci di punizione battuti con le tre dita esterne del piede, in grado di imprimere un effetto tale alla sfera da essere ai limiti della fisica. Ma Roberto Carlos ha rappresentato molto più di tutto questo. Divenuto col tempo modello di uno stile anatomico: in genere gambe decisamente muscolose e polpacci portentosi. Metro di misura calcistica capace di esprimere distanza o violenza di tiro. Il suo nome è sinonimo di iperbole nazionalpopolare nell’indicare tentativi mirabolanti finiti male tra amici. È stato alfiere in campo del fenomeno Ronaldo, così come fuori erano compagni di scorribande nelle notti madrilene, croce e delizia per Don Fabio Capello. Oggi Roberto Carlos compie 47 anni, così abbiamo deciso di omaggiarlo ripercorrendo quelli che furono i momenti chiave che ne hanno contraddistinto la carriera sportiva.

I primi passi

Roberto Carlos da Silva nacque il 10 aprile 1973 da una famiglia di umilissime origini e modestissime possibilità a Garca, un piccolo ma popoloso comune nello stato di Sao Paulo. Come per quasi tutti i bambini brasiliani il calcio è vita, e Roberto se ne innamora perdutamente. All’età di 12 anni dovette iniziare a lavorare in una fabbrica tessile per aiutare nel sostentamento della famiglia. Il caso volle che un osservatore dell’Atletico di Mineiro si trovasse dalle parti di Garca e poté ammirare il talento di questo piccolo ma brillante ragazzino per strada. La prima tappa del percorso fu però la União São João. Qui completa tutto il suo percorso nelle giovanili fino alla chiamata in prima squadra nel 1991. L’estate dell’anno seguente finalmente viene aggregato all’Atletico di Mineiro per giocare tre amichevoli in Spagna. Purtroppo non venne tesserato dal club di Belo Horizonte, dunque nel 1993 passa ufficialmente al Palmeiras per la somma di 500.000 dollari. Qui ottiene i primi successi da professionista conquistando il Torneo Rio-San Paolo e due edizioni consecutive del Campionato Paulista e della Serié A. A livello personale si guadagnò per due volte la Bola de Prata, ovvero un premio assegnato ai migliori 11 giocatori del campionato brasiliano. In totale (amichevoli comprese) con il Palmeiras ha giocato 185 partite nelle quali ha segnato 17 gol. Già si intravedeva la propensione al gol di questo ragazzino appena ventunenne.

Approdo in Italia

Arriva all’Inter dal Palmeiras nell’estate del 1995 ed entusiasma subito i tifosi nerazzurri con le sue punizioni, calciate di sinistro con forza ed effetto. Ebbe un impatto devastante con il calcio italiano, risultando tra i migliori in campo spesso e segnando tantissimi gol in avvio di stagione. Una potenza di tiro mai vista ed una velocità fuori dal normale erano le caratteristiche di quel giovane laterale sinistro brasiliano. Con Ottavio Bianchi e Luis Suarez tutto sembrò procedere bene, ma nel momento in cui si insediò sulla panchina interista l’inglese Roy Hodgson cominciarono a sorgere problemi. A Roberto Carlos, come a tutti i brasiliani, piaceva molto attaccare, ma l’allenatore di Croydon pretendeva da lui disciplina e che stazionasse spesso sulla linea dei difensori. Il terzino brasiliano terminò la sua stagione all’Inter con 34 presenze e 7 gol. Hodgson fu confermato alla guida della squadra meneghina e disse di lui: “è indisciplinato, per quel ruolo preferisco Pistone”. Con questa dichiarazione, di fatto, decretò l’interruzione prematura dell’esperienza di Roberto Carlos in nerazzurro. Madornale errore, ancora oggi tra i più clamorosi della ricca collezioni di scelte sbagliate dalla dirigenza interista di quegli anni.

Roberto Carlos direttissimo sul binario sinistro

Consacrazione al Real Madrid

Roberto Carlos è arrivato al Real Madrid su precisa richiesta del nuovo allenatore dei madrileni Fabio Capello. L’allenatore italiano, venuto a sapere della messa sul mercato del terzino sinistro, incaricò immediatamente Lorenzo Sanz di chiudere la trattativa, e nel giro di poche ore l’affare era concluso. “Sono molto grato all’Inter. Lorenzo Sanz mi ha acquistato. È stato terribile, non c’erano soldi per pagare i giocatori. Poi arrivò Florentino (Perez) e riorganizzò il club. Ha pagato tutto ciò che era in ritardo. Ha preso Figo, Beckham, Ronaldo, Zidane”. Con il Real compie notevolissimi progressi come difensore grazie agli insegnamenti di Don Fabio, pur conservando le qualità di tiro che lo hanno reso celebre. In cinque anni vince tutto, dalla Liga alla Champions League fino alla Coppa Intercontinentale. La fascia sinistra diventa il suo personale binario ad alta velocità. La fa di continuo, avanti e indietro. Talvolta decide di accentrarsi e lasciar esplodere il suo mancino verso la porta. Spesso crossa teso e con precisione, così come richiesto prima da Capello poi da del Bosque. Nella vittoriosa finale di Champions League 2001-2002 contro il Bayer Leverkusen, in seguito a una sua discesa sulla fascia sinistra, è stato autore del cross-assist per il gol meraviglioso in girata volante di Zidane del definitivo 2-1. Anche il gol del vantaggio di Raúl era nato da una lunghissima rimessa laterale del brasiliano, di fatto un assist per la punta spagnola. Al Real disputa 527 partite diventando il primo giocatore non nato in Spagna per numero di presenze con i blancos. Dietro di lui un certo Di Stéfano. Nel marzo 2007, dopo l’eliminazione in Champions League contro il Bayern Monaco, dichiarò di voler lasciare il Real Madrid a fine stagione. Complici di tale decisione anche le numerose critiche ricevute per l’errore commesso proprio contro i bavaresi, che favorì il gol di Makaay dopo pochi secondi di gioco.

Carlos punizione mancina

Nel frattempo…con la Selecao

L’avventura di Roberto Carlos con la Selecao iniziò molto presto, infatti, già nel 1991 partecipò con la Nazionale brasiliana Under-20 ai Mondiali di categoria. Purtroppo per lui il Brasile venne battuto in finale dal Portogallo di Rui Costa, ma avrebbe avuto modo di rifarsi negli anni a venire. Esordì in Nazionale maggiore il 26 febbraio 1992 in amichevole a Fortaleza contro gli Stati Uniti e mise a segno la prima rete il 9 giugno 1992 contro il Giappone. Dal 1995 prese possesso della fascia sinistra quasi in esclusiva fino al 2006, disputando 125 partite e andando a segno per 10 volte. Una di queste marcature è storia sportiva raccolta e conservata in video. Durante il Torneo di Francia del 1997, in vista del Mondiale ’98, nella partita che avrebbe visto le finaliste un anno dopo, Roberto Carlos sfida e infrange le leggi della fisica. Francia- Brasile, minuto 22, punizione per i carioca. Dunga sistema la palla per una punizione da battere in area, poi la lascia lì e si allontana vedendo arrivare Roberto Carlos. La rincorsa è lunghissima, una buona decina di metri oltre i 35 tra la palla e la porta. Barthez chiama i rinforzi in barriera. Più che una corsa per calciare, quella del terzino del Brasile sembra una partenza da gara di atletica a brevissimi passi. Poi esplode il suo mancino colpendo la palla con le tre dita esterne del piede. Velocità registrata del pallone pari a 137 km/h. La traiettoria della sfera curva aggirando la barriera, Barthez non solo la battezza fuori, ma la osserva quasi tranquillo. Fatale errore. La palla cambia drasticamente linea e rientra verso la porta di un metro-metro e mezzo. Goal e incredulità generale. Con la Selecao ha praticamente vinto tutto quello che c’era da vincere insieme alla generazione di fenomeni la cui punta di diamante rispondeva al nome di Ronaldo. Un campionato del mondo nel 2002, la Coppa America nel 1997 e nel 1999 e la Confederations Cup nel 1997. Arrivò in finale nel Mondiale 1998 e nella Coppa America 1995, mentre nel 1996 con la selezione olimpica prese parte alle Olimpiadi di Atlanta, vincendo la medaglia di bronzo.

Roberto Carlos campione del mondo 2002

Roberto Carlos è uno dei pochissimi difensori ad aver raggiunto e oltrepassato il traguardo dei 100 gol in carriera. Se oggi esistono i Dani Alves e i Marcelo, lo dobbiamo certamente al nativo di Garca e al suo stile di gioco fatto di dinamismo e potenza, fonte d’ispirazione per tutti i terzini offensivi del mondo, e non solo.

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