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Il ricordo più bello di Benìtez

La figura di Rafa Benìtez – possiamo dirlo con tranquillità – non ha lasciato un’immagine chiara di se stessa nell’immaginario collettivo italiano. Gli inaspettati successi ottenuti con il Napoli connessi ad uno score prestazionale per niente costante, ci rimanda la fisionomia di un allenatore che ha fatto a cazzotti con una realtà dirigenziale molto ridimensionata rispetto alle sue esperienze internazionali abituali.

Oltre a voler evidenziare gli importanti meriti dell’allenatore spagnolo, a cui i suoi successori (Gattuso e Sarri in primis) devono tanto in termini di organico e di struttura lavorativa, è nostra premura quella di analizzare l’ultimo Benìtez al fine di riconnettere i precedenti excursus tattici sui successivi allenatori del Napoli.

Il 4-2-3-1, cavallo di battaglia

Il 4-2-3-1 di Benitez dell’ultimo anno utilizzava 2 centrocampisti molto vicini e dediti in particolare alla fase di non possesso dando copertura alla difesa, anche su palla laterale, lasciando però spesso sguarnito il settore di campo in zona centrale. 

I 4 uomini offensivi da servire in verticale per cercare la superiorità numerica offensiva occupavano tutto il fronte d’attacco. L’obiettivo era tenere il possesso nell’attesa che si aprissero varchi per verticalizzare. 

La costruzione dell’azione con Benitez non avviene centralmente, ma da Albiol – regista arretrato della squadra – chiamato ad impostare spesso senza copertura, si sviluppa spesso verso destra sull’asse Callejon-Henrique (o Maggio), oppure verso Higuaìn per cercare proprio il movimento in zona cieca dell’ala spagnola.

Per uno sguardo più analitico sull’ultimo Napoli di Benitez è importante analizzare tre fondamentali situazionali che di seguito intendo proporre. 

1. Sviluppi da calcio d’inizio e impostazione della gara

Lancio lungo avversario e un difensore rompe la linea per intervenire. I due centrocampisti centrali si muovono lateralmente in cerca delle “seconde palle”. Le 3 mezzepunte sono schierate, invece, orizzontalmente al ridosso del centrocampo. 

Sviluppi Benitez

Costruzione dal basso:

Albiol si apre perché è il giocatore tra i 4 arretrati che gioca più palloni. Dei mediani – Jorginho e David Lopez – il primo si abbassa in attesa di scarico e l’altro si alza in verticale. Le mezzepunte sono già alte in proiezione offensiva. Albiol non riceve nessuna copertura, ma a sostegno si muove solo il portiere. Il fraseggio continua tra il Albiol, Jorginho e Andujar fin quando non si riesce a giocare verticale coinvolgendo anche l’altro mediano o fin quando non si decide di rilanciare lungo. 

Nel rilancio lungo l’esterno alto di competenza – nella maggior parte dei casi Callejon – va alla contesa di testa. 3 giocatori sopra la linea della palla (le mezzepunte e l’attaccante vertice alto che si schiaccia al ridosso dell’azione) e nessun centrocampista a sostegno. 

Sul pallone perso è Henrique – terzino destro – ad intervenire e seguire il portatore di palla affacciandosi anche improvvidamente in campo avversario. Quindi si ha un centrocampo folto con tre linee di giocatori (i 3 offensivi, l’esterno alto e il terzino destro coinvolti prima e dopo nella ricerca della palla e la linea orizzontale a due dei mediani) molto vicini e alti rispetto all’assetto difensivo. 

Sviluppi benitez 2

Nel momento in cui uno dei due mediani esce per il raddoppio in fase di copertura e ripartenza lascia dietro di sé un buco centrale facilmente sfruttabile visto che l’altro mediano è in copertura del terzino. Se l’azione avversaria non si concretizza e il pallone torna alla difesa, il Napoli ha la possibilità di riorganizzarsi essendo lontano per pressare. Higuaìn, in qualità di vertice alto, esce in pressione sul portatore di palla. 

Se la palla passa da destra a sinistra Insigne stringe sull’esterno e Ghoulam si muove sulla linea dei centrocampisti. Callejon resta basso cosicché si va a creare una sorta di 3-4-1-2 tutto spostato sulla sinistra del campo. 

SviluppiBenitez3

Insigne uscendo in ritardo permette il lancio lungo avversario sul quale il Napoli è posizionato troppo alto con Ghoulam e a Britos è imputato il compito di marcatura sulla fascia sinistra.

Il pallone torna ad Andujar che in questo caso ha il solito triangolo (Albiol-Britos-Jorginho) per poterla giocare, ma il 90% delle volte si decide di andare lungo per sfruttare al massimo la verticalità degli interpreti offensivi. 

La palla viene giocata ancora su Callejon che non riesce a indirizzare la palla verso nessuno dei due centrocampisti – Jorginho troppo basso e David Lopez lontanissimo dall’azione spostato tutto sul fronte sinistro.

L’unico ad arrivare a sostegno è Henrique, il quale riceve palla e la gioca spalle alla porta con la difesa e Jorginho. La trazione di passaggio delle due fasi è lenta e macchinosa.

2. Fase di possesso e transizione

La fase di possesso su rimessa laterale si sviluppa con movimenti alternati e opposti della punta e dell’esterno alto. 

Il giocatore incaricato della battuta si trova dinanzi a 3 possibili soluzioni: giocarla con uno dei due centrocampisti che sono posti in proiezione verticale o giocarla lunga con la punta che si trova lungo-linea

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É possibile, però, sfruttare una quarta possibilità se l’esterno alto gira dietro i difensori e si avvicina a ricevere e il suo posto è preso dalla punta che si muove andando ad occupare la zona di campo lasciata vuota. 

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Sulla pressione il Napoli non ha palleggiatori in mezzo al campo e Insigne deve ricominciare con uno scarico dietro. 

Albiol, riceve molto basso per permettere al Napoli di uscire dal pressing avversario, ha tre possibilità di giocata: terzino destro, centrocampista centrale lungo e l’altro centrale difensivo che si trova schiacciato lungo la fascia. 

Quasi sempre si ripete la situazione sul lungo che vede coinvolto Callejon a rientrare e ricevere a metà campo. Se Callejon riesce a girarsi e a fronteggiare la porta si ritrova in campo aperto con gli interpreti offensivi impegnati nella loro corsa in avanti. 

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Come nell’impostazione spagnola: Henrique “occupa” lo spazio lasciato vuoto da Callejon con lo stesso movimento a tagliare tardivamente verso l’area di rigore. 

La conclusione dell’azione è lasciata poi all’inventiva della linea offensiva che deve trovare una o più soluzioni per andare a rete. 

Se la squadra avversaria recupera palla con un lancio lungo riuscirebbe a saltare una linea offensiva composta da 5 giocatori e a proiettarsi in un attacco a campo aperto. Il compito di recupero della palla a centrocampo sarebbe affidato a David Lopez che eventualmente potrebbe avvalersi di 3 compagni sotto la linea della palla e il terzino sinistro alto sulla linea di centrocampo. 

Jorginho, impegnato a sostituire Henrique nella linea a 4, verrebbe a ricevere per la costruzione centrale mentre David Lopez con lo scarico riuscirebbe ad allontanare il pressing da sé e a orientarsi con il corpo per giocare subito in avanti. 

Gabbiadini riceverebbe lo scarico del centrocampista e si girerebbe in avanti in cerca del passaggio sull’out sinistro. Così facendo andrebbe a crearsi un’altra situazione a due linee con 4 giocatori offensivi a proporsi per la giocata in avanti (Ghoulam, Insigne, Higuaìn e Callejon) e il solo David Lopez a sostegno, risultato: 4 giocatori sulla stessa linea e nessuno smarcamento in avanti, né giocatori a sostegno (David Lopez è attento a presidiare il centrocampo e a non spingersi troppo in avanti). A questo punto l’idea maggiormente perseguibile sarebbe quella dell’imbucata centrale sfruttando le abilità nello stretto di Insigne più accentrato.

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Come già accennato, il principio in fase offensiva è: attacco in avanti e valorizzazione delle qualità offensive del singolo. 

Invece, in fase di possesso il principio è tenere palla fin quando non si creano gli spazi giusti per il gioco in verticale. Con Jorginho che riceve palla dai centrali e si orienta con il corpo per giocare in verticale, i terzini del Napoli sono già alti in fase di allungo. 

Nel giocarla sui terzini si avrebbe un quadrilatero offensivo molto stretto e accentrato e l’unica soluzione possibile sarebbe quella di ritornare sul centrale di difesa, primariamente Albiol, che tornerebbe a fare da regista basso. 

Britos basso sarebbe l’opzione di gioco più facile potendo ribaltare il gioco sull’altro fronte, coinvolgendo così anche l’esterno basso che non avrebbe alcun sostegno dal centrocampo e dovrebbe continuare a palleggiare sulla linea difensiva. 

Palla di nuovo ad Albiol che procederebbe centralmente con David Lopez che fa movimento non per smarcarsi ma per liberare una linea di passaggio che arrivi fino a Gabbiadini: smarcamento alla spagnola.

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Risultato: triangolo offensivo e sovrapposizione di Ghoulam a portare sempre 4 giocatori sopra la linea della palla. 

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3. La fase di non possesso

Nella fase di non possesso non c’è pressing di recupero ma pressione del singolo giocatore che obbliga il portatore di palla avversario al lancio mentre le mezzepunte scappano indietro. 

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Il terzino chiamato in causa accorcia – quasi sempre in ritardo – sul ricevitore e la linea difensiva che si va creare resta molto bassa, mentre il centrocampo è in linea rischiando che con un passaggio verticale venga saltata tutta una linea di gioco.

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Con Jorginho che attacca il portatore, scaglionano Insigne, Lopez e Callejon mentre Gabbiadini e Higuaìn posti in una linea a due restano sù disinteressandosi della fase di non possesso. 

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Tra centrocampo e difesa si formano quindi due linee da 4 tra di loro molto larghe di contenimento. 

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Alla ricerca spasmodica del pallone ne segue un posizionamento errato della linea difensiva che si ritrova troppo stretta nell’affrontare gli scarichi sugli esterni degli avversari. Nella transizione sull’out esterno la zona tra le due linee resta scoperta e passibile di imbucata, cosicché da aumentare in maniera vertiginosa la potenzialità offensiva degli avversari. 

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Il chiaro-scuro a tinte fosche che dipinge la figura del manager spagnolo rende quasi impossibile la possibilità d’espressione di un giudizio netto sulla sua esperienza napoletana. Alcuni tenderebbero a considerarlo un passo falso, visto che il prestigio di Benìtez è ben riconoscibile in imprese come quelle firmate a Liverpool, altri invece preferirebbero mettere in mostra le lacune tattiche di un allenatore da sempre abituato a lavorare con grandi giocatori (è anche la critica che è stata mossa successivamente ad un allenatore del calibro di Carlo Ancelotti).

É innegabile, però, negare a Rafa l’impatto che egli stesso ha avuto nell’ambiente partenopeo: vincere una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana a distanza di 30 anni dall’ultimo successo non è da tutti. Ed è giusto ricordare come un allenatore di fama internazionale – anche se per poco tempo – abbia deciso di sostare a Napoli e, tra lacrime di gioia e di disperazione, sia riuscito a levare “o’ scuorno n’faccia” ai napoletani.

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