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Matthew Le Tissier, pesce grande in uno stagno piccolo

“La maggior parte delle persone sono altre persone. I loro pensieri sono opinioni di qualcun’altro, le loro vite parodia, le loro passioni citazioni.”
Oscar Wilde, De Profundis

Se abbiamo avuto l’ardire di cominciare un nostro pezzo con un’aforisma di Oscar Wilde è perché questo estratto, tratto da il De Profundis dello scrittore irlandese, ci aiuta a dipingere i contorni del protagonista odierno della nostra storia: Matthew Le Tissier, il 7 del Southampton.

Matthew Le Tissier

Il pesce grande nello stagno piccolo

Se la maggior parte delle persone, in questo caso dei calciatori, sono altre persone, o altri calciatori, Matthew Le Tissier è stato qualcosa di completamente diverso rispetto tutto ciò che lo circondava. Unico in campo, per la capacità di uscire ed entrare dalla partita e dagli occhi degli spettatori a suo piacimento, irripetibile fuori per i suoi ostinati rifiuti alle luci della ribalta.

«Di me hanno detto spesso che mi piaceva essere il pesce grande nello stagno piccolo. Sarò onesto: è vero, amavo essere al centro dell’attenzione, sentire la pressione delle aspettative che la gente riponeva nei miei confronti. Non ho mai sopportato l’idea di deludere queste persone, volevo farle divertire.

Vincere è grandioso ma non è mai stato tutto per me, e credo che sia stato questo a rendermi diverso dagli altri. Non sono mai stato un buon perdente, non mi piaceva perdere, ma c’era una parte di me che voleva dare spettacolo, far apparire un sorriso sul volto della gente. E mettere spesso un pallone sotto l’incrocio da 25 metri mi sembrava un buon modo per riuscirci».

Lo stupore e la felicità del pubblico, nel particolare della propria gente, messi davanti alla vittoria basta a delineare la figura di un uomo che non aveva la minima concezione degli schemi, se non del suo, inesistente.

Dio è un personaggio solitario

“Questo è il suo castigo. Chi vuole una maschera la deve portare.”
Oscar Wilde, De Profundis

Matthew Le Tissier, Le Tis, una maschera non l’ha mai voluta, non si spiegherebbero altrimenti i suoi “no” alle più grandi di Inghilterra.

Il primo arrivò tra l’87’ e l’88’ e fu rifilato al Liverpool. Sul tavolo dei Saints arriva un’offerta da 2 milioni di sterline, Matthew declina.
Successivamente toccherà a Sir Alex Ferguson in persona, l’epico chef dello United, capace di rendere i Red Devils il club inglese più vincente degli anni 90′, deve arrendersi alla realtà, quel genio non giocherà mai per lui.

Non giocherà nemmeno per il Tottenham, la squadra per la quale tifava da bambino che all’apice della sua carriera gli propone di trasferirsi a Londra. Il rifiuto è da copione, i ritmi forsennati della Capitale lo avrebbero intristito in campo e fuori. Si sa Dio è un personaggio solitario.

Dio. Si perché se chiedete a qualsiasi tifoso del Southampton chi è Matthew Le Tissier, la risposta sarà una ed una: he’s God, Le God. Le Tissier, ancora oggi, nella contea dell’Hampshire è Dio. Per anni un cartello all’ingresso del “The Dell”, l’antico stadio dei Saints, riportava una scritta premonitoria e intimidatoria: “Benvenuti nella casa di Dio”.

Matthew Le Tissier

Una blasfemia certo. Ma, probabilmente, solo una blasfemia può spiegarci come impressionare l’imperturbabile Xavi:

«In Catalogna trasmettevano un programma di mezz’ora ogni lunedì, con tutti i migliori gol della Premier League. Le Tissier c’era sempre. Segnava dei gol oltraggiosi! Era incredibile, ed è rimasto al Southampton, poteva giocare ovunque. Tutta la nostra famiglia aveva un’ossessione per Le Tissier».

E, soprattuto, come un uomo con la sola tecnica sia riuscito ad imporsi in un campionato essenzialmente fisico, dominato dal principio del “kick and run”, ovvero palla lunga e pedalare. Se il calabrone per la sua conformazione fisica non potrebbe volare ma non sapendolo riesce lo stesso a farlo, Matthew Le Tissier avrebbe dovuto soccombere dinanzi alla prepotenza fisica del calcio inglese ma non l’ha fatto giocando il suo di calcio, inconsapevole.

Dove tutto è iniziato

La genesi della nostra storia, del nostro personaggio, si materializza nel bel mezzo della Manica, a Guersney, una delle Isole del Canale, quella più vicina alla Francia, seppur amministrativamente sotto la dipendenza della Corona.

Lì, dove tutto sembra avere una velocità diversa rispetto al resto della Gran Bretagna, il 14 ottobre del 1968 da una famiglia di antiche radici franco-normanne nasce Matthew Le Tissier, che da ragazzino mostra subito un particolare feeling con il football. Si diletta nei campionati giovanili di categoria e l’ultimo da lui giocato lo vede mettere a segno dei numeri strabilianti: 169 reti in una sola stagione.

Il dubbio di quel ragazzo, però, è uno soltanto: sono forte o qui sull’Isola sono troppo scarsi?
Per scoprirlo bisogna aspettare il 1981, al Saints Soccer School, centro di addestramento del Southampton, organizzano un camp per giovani, naturalmente a spiccare su tutti c’è Le Tis, ma non viene tesserato, ha solo 13 anni, firmerà a 17, perché Bob Higgins, talent scout Saints, non si è dimenticato di lui.

Southampton ALT., Southampton DLT., ovvero prima e dopo Le Tissier

Il Southampton aveva già scritto importanti pagine di storie vincendo un FA Cup nel 1976 e riuscendo a centrare due promozioni in prima divisione prima di Le Tissier, ma la propria leggenda l’avrebbe tracciata nel solco di quel nome e di quella figura che sarebbe diventata inscindibile dal club.

Il “The Dell” divenne con quel ragazzo in campo teatro di giocate che sarebbero passate agli annali tra le più significative del calcio inglese. Matthew Le Tissier, sin dagli esordi, fece recepire ai suoi fan un messaggio ben chiaro: la sua opera calcistica non sarebbe mai stata banale.

Il 4 novembre 1986 su un piatto d’argento serve l’antipasto di tutto ciò che sarà con lui in maglia bianco e rossa. In una gara di Coppa di Lega i Saints travolgono in casa il Manchester United per 4 a 1, Matthew segna due gol mettendo fine alla panchina di Ron Atkinson sulla panchina dei Devils e, allo stesso tempo, inizio all’era di Alex Ferguson, suo grande estimatore.

La tripletta al Norwich nel 1990 non è altro che un’immagine della sua consacrazione, arrivata proprio nella stagione 1989-90: il Southampton arriva settimo in campionato, dopo aver per lunghi tratti lottato per il terzo posto.

Il reparto offensivo di quell’anno non possiamo appellarlo “MAGICA” solo perché i cognomi degli interpreti non lo permettono. Eppure, Le Tissier, Rodney Wallace, Paul Rideout (ex Bari) e un ragazzino che sulle spalle porta il nome di Alan Shearer, segnano la bellezza di 71 gol. Le God si aggiudica il PFA Young Player of the Year Award.

Ian Branfoot, il medioevo Saints

«Non avevo la licenza di svariare, di giocare come sapevo. Non mi sono divertito, e sugli spalti c’era un’atmosfera terribile perché i tifosi odiavano quello che erano costretti a vedere».

La crescita di Le Tis a livello mondiale e personale subisce una frenata con l’avvento del tecnico Ian Branfoot, dall’estate del 91′. Al “The Dell” cala il buio, il medioevo. L’ex allenatore del Reading ci mette poco a diventare uno dei peggiori manager nella storia del club, tra i più odiati dai tifosi.

Il suo calcio è vecchio e, soprattuto, troppo britannico. La tecnica e il genio di Le Tissier avanzano, tanto da relegarlo più in panchina e in tribuna che nel mezzo del campo. Le perle di Le Tiss vanno perlopiù ai porci, perché quando scende in campo fa cosa come il gol rifilato al Newcastle ma non bastano.

La gestione Branfoot fortunatamente non dura molto, già nel gennaio del 1994, a stagione in corso, arriva Alan Ball, “Bally” ex gloria dei Saints, che dimostra sin da subito un feeling speciale col numero 7, riuscendo a portare di nuovo fuori il meglio che potesse offrire.

Dopo due trasferte consecutive, nella prima partita casalinga Ball e Matthew si ritrovano dinanzi il Liverpool. Le Tis si rende protagonista di una delle partite più belle della sua carriera, realizzando una tripletta da favola.

La poetica calcistica di Matthew Le Tissier, 1994-1995

La stagione 1993-94 si chiuderà per Le God con 25 reti complessive, ma quella successiva ci restituirà le istantanee più belle della poetica calcistica di Matthew Le Tissier, il manifesto del giocatore che è stato.
Il gol saranno 30, 20 dei quali in Premier, ma soprattutto ogni singola rete sarà un capolavoro, tanti capolavori da poter metter su un museo dei gol più belli.

Il gioiello più prezioso è il pallonetto segnato al Blackburn, che poi diventerà campione d’Inghilterra, dopo due mezzi doppi dribbling. Mezzi perché naturali, compiuti con scioltezza. Per lo stesso Le Tissier quello è stato il suo gol più bello di sempre.

Le Tissier, finale dolce

Insomma quella tra Matthew Le Tissier e il Southampton è una storia appassionante che ti vien voglia a raccontare. Un nome che si lega ad un club per sempre, una favola di altri tempi, un talento smisurato che trova il suo habitat naturale.

Una storia che andrà avanti fino al 2001, nonostante la parabola discendente del God sia già cominciata da qualche anno. Il calcio diventa sempre più intenso, i muscoli più deboli. I Saints, come club e come tifoseria, si preparano a salutare il proprio idolo e, allo stesso tempo, a salutare il teatro dei sogni di quei magnifici anni.

Lo storico “The Dell” sarà rimpiazzato dal St Mary’s Stadium. L’ultima partita andrà in scena il 19 maggio 2001, il campionato si chiude in casa e gli ospiti sono i Gunners. Le Tissier ha 33 anni e quella stagione non ha ancora segnato un gol, collezionando circa 10 misere presenze.

La partita è ferma sul 2 a 2 a un minuto dalla fine. È il momento che Le God, entrato da poco, ricordi a tutti perché quello è stato e sarà per sempre il suo soprannome: controlla spalle alla porta e scaraventa il pallone all’incrocio.

In tribuna piangono tutti, hanno assistito alla storia, una storia che nemmeno se fosse stata scritta avrebbe potuto avere un finale migliore. Una storia mai banale, ma dolce e spettacolare firmata Le Tissier.

Le Tissier, finale amaro

Il nostro pezzo, ritratto, potrebbe chiudersi così nel migliore dei modi, ma c’è un aspetto di questo racconto  sul quale non abbiamo fatto luce e riguarda l’amore di Matthew Le Tissier per la sua Nazionale, un amore mai corrisposto, come è capitato a tanti grandi campioni del passato.

Le Tis, nato come dicevamo a Guernsey, avrebbe potuto scegliere qualsiasi Nazionale britannica. Addirittura, si racconta che Michel Platini, innamorato delle gesta di quel ragazzo, lo avrebbe voluto in maglia blues, facendo leva sulle origini francesi della famiglia Le Tissier.

Sul suo cuore però campeggiavano i Tre Leoni, la scelta, col senno di poi, fu errata. La sua avventura in Nazionale avventura non fu, parliamo di 8 presenze complessive e zero reti. Parliamo di una delusione continua, cristallizzatasi nella mancata convocazione a Francia 98′, quando un posto gli fu promesso dal Ct Hoddle ma non assicurato. Un posto in quell’Inghilterra che usci ai rigori contro l’Argentina. Forse una vendetta del destino perché Matthew Le Tissier, oltre tutto, resta il più grande rigorista del calcio inglese, avendo sbagliato un solo rigore in carriera su i circa 50 tirati. Avremmo assistito, probabilmente ad un epilogo diverso, ma questo è il finale amaro.

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