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Ricardo Kakà, il principe del calcio

Certi amori non finiscono. E’ un motto scontato, ripetuto fino alla nausea, ma non ci importa tanto, rende bene l’idea della portata della nostra storia. Inizia nel 2003, quando un ragazzotto dalla faccia pulita sbarca a Milanello. Arriva dal Brasile e si chiama Ricardo Izecson dos Santos Leite, ma la storia se lo ricorderà con il nomignolo di Kakà. Indossa la maglia 22, niente simbolismi particolari, è il giorno in cui è nato: 22 aprile 1982. E’ probabilmente il trequartista più forte della storia del calcio europeo. A Milanello, senza di lui, quella zona di campo non ha più avuto lo stesso sapore.
Ricardo Kakà

Un numero come un ricordo di ciò che di più prezioso ha ricevuto: la vita. Sì, perchè lui lo sa quanto sia importante, non lo ha mai dimenticato, mai. Nel momento più alto della sua carriera professionistica, la finale di Champions League vinta ad Atene, ricorda a tutti con chi hanno a che fare. “I belong to Jesus“. Più chiari di così.

Non  è un semplice motto religioso, è un modo personale per ricordare chi va ringraziato per le sue insuperabili ed indimenticabili dati. Volendone seguire la religiosità viene in mente la parabola perfetta per lui, quella dei talenti. Questa ricorda all’umanità che ci sono fatti dei doni alla nostra nascita e vanno coltivati e fatti fruttare, non nascosti sotto terra.

Ricardo Kakà ha usato il suo talento per raggiungere quello che pochi altri hanno ottenuto.  Un pallone d’oro vinto nel 2007, un mondiale col suo amato Brasile nel 2002, due Champions con il Milan, un mondiale per club con gli stessi colori, una Liga vinta con il Real e una Serie A vinta nel 2003. E’ stato il miglior giocatore della Serie A in più di una occasione e il miglior giocatore brasiliano della stagione 2008/2009. Ha vinto tutto quello che un giocatore può sognare.

Ciò che stupisce, oltre ai risultati, è il modo in cui Kakà ha interpretato lo sport più famoso al mondo. Volendo tornare con la memoria al suo modo di stare in campo se ne ottiene una sensazione molto precisa. Infatti, a guardarlo bene, sembra che sapesse sempre cosa fare con quella sfera e lo faceva con una qualità sempre più rara nel mondo del pallone: l’eleganza. Le immagini della sua carriera parlano di un ragazzo in perfetta sintonia con il suo corpo.

Ricardo Kakà al Real

Certo, questo binomio è bruscamente interrotto dalla pubalgia e dai problemi al menisco, ma si è sempre visto, magari a sprazzi, come di una amicizia troncata per via della distanza, ma che ricorda bene i sentimenti che legano. Il suo periodo al Real Madrid non è certamente espressivo di tutto quello che avrebbe potuto dare in quegli anni, anche se i gol e gli assist, a ben vedere, non mancano. 120 presenze in 4 stagioni, condite da 29 gol e 39 assist. Per uno che di certo non ha mai fatto la punta, è comunque un bottino di tutto rispetto. Certo non galattico.

Il Ricardo Kakà Galattico, lo si è visto con altri colori addosso, quelli che lo ricordano con immenso affetto e gratitudine: rosso e nero. Al Milan ha lasciato un solco indelebile, non esiste in natura un milanista che non ne abbia un ricordo positivo. Facendo anche qua riferimento ai numeri, si parla di 305 presenze, 104 gol e 85 assist. Il suo primo periodo a Milano è magico, perchè le sue capacità sconvolgono il calcio italiano e aiutano (e che aiuto), il Milan a stare sopra tutti, prima col campionato del 2003 e con la Champions del 2007, l’ultima rossonera, culminata con la vittoria del mondiale per Club.

Il suo ritorno al Milan, a settembre del 2013, ha avuto un sapore dolce e persino i soliti scontenti che già urlavano alla minestra riscaldata si sono fatti sfuggire un sorriso e sono andati a cercare la maglia del magico 22 nell’armadio. E’ stata una stagione con il giusto apporto da parte di Kakà, i gol per scollinare oltre quota 100 con la maglia del Milan e gli assist per dare una mano ad una squadra visibilmente in difficoltà. Può poco nella stagione del definitivo declino del Diavolo, ma lascia a tutti l’ennesimo ricordo positivo. Ricardo Kakà al Milan

Ha trovato anche il tempo di essere pioniere di un calcio ambizioso e in costruzione come quello statunitense della MLS. Va a Orlando ed è uno dei primi talenti europei a dare lustro al giovane campionato americano. Non ha neanche dimenticato l’altra sua casa, quella che lo ha lanciato nel mondo dello sport professionistico: il San Paolo.

Un calciatore vero, di spessore: un principe del calcio. Non ci resta che farti gli auguri Ricky e ringraziarti di tutto.

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