was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

Ripartire: siamo sicuri?

Il calcio deve ripartire?

E’ una domanda da un milione di dollari quella che l’Italia sportiva si è posta negli ultimi mesi di emergenza Coronavirus. La pandemia globale ha mandato in tilt il mondo: le centinaia di migliaia di morti continuano ad aumentare con il passare dei giorni, i danni economici sembrano essere irreversibili e tutte le attività che ci sembravano scontate ed all’ordine del giorno sono andate in fumo.

E fa nulla se per due mesi gli amanti hanno smesso di abbracciarsi, se si è dovuto dire ‘arrivederci’ alle passeggiate al parco: la salute della gente resta la priorità assoluta.

E allora, come dovrebbe comportarsi il mondo dello sport in una situazione del genere? Mai, nella storia dello sport, gli atleti di qualsiasi disciplina hanno subito uno stop forzato di tale portata. Rinviati gli Europei di calcio programmati per l’estate, idem per i Giochi della XXXII Olimpiade, più semplicemente noti come Tokyo 2020. Tutto rinviato al prossimo anno, perché adesso è necessario ripristinare la normalità della vita quotidiana, prima di pensare allo sport.

E il calcio italiano è di questo avviso?

Dopo settimane di diatribe interne, i club di Serie A hanno deciso, all’unanimità, di riprendere al più presto le attività sportive. Dello stesso avviso è la UEFA che rischia di veder sfumare milioni di euro. Nonostante alcuni medici sportivi siano contrari alla ripresa delle attività sportive, la FIGC ha varato un protocollo a seguire per dare il via alla ripartenza: centri sportivi da sanificare più volte al giorno, staff limitato al minimo e una serie di precauzioni da prendere per limitare i contagi, anzi azzerarli. Preoccupazione ed incertezza in merito ai punti stilati, ma è certo che si lavora per tornare negli stadi, ovviamente senza i tifosi sugli spalti. Una pseudo normalità che potrebbe portare un minimo di serenità nelle case degli italiani.

La Serie A deve ripartire: è giusto?

Se si analizzano i dati meramente economici, ripartire il prima possibile è l’unica possibilità del calcio italiano. Nonostante alcuni campionati di serie minori siano stati definitivamente annullati, la Serie A ha ancora l’opportunità di salvare il salvabile. Entro il 25 maggio, questi i dettami della UEFA, bisognerà decidere: la A e la B giocano o non giocano? In attesa che Giuseppe Conte si esprima sulle attività sportive, meglio farsi trovare preparati.

E’ fuori dubbio che, in Italia, il calcio sia il cuore pulsante e la fonte primaria di entrate economiche anche per gli altri sport. Lo stop definitivo del maggiore campionato calcistico della penisola renderebbe ancora più salato il conto totale: andrebbero in fumo 322 milioni di tasse allo Stato, 110 dei quali destinati alle federazioni di altri sport e verrebbero persi, inoltre, anche 45 milioni di mutualità versati dalla Serie A al calcio minore. Un danno che si andrebbe ad aggiungere ai soldi già persi sino ad ora: mancate entrate ai botteghini, diritti T V che rischiano di saltare e rimborsi da effettuare ai tifosi abbonati. Sarebbe, senza dubbio una bella batosta.

Inoltre, il valore delle rose italiane rischia di scendere del 22%, dunque circa 1 miliardo di euro in negativo. E quindi? E quindi i calciatori dei club italiani rischiano di diventare boccone appetibili per i club stranieri: in molti potrebbero scegliere di trasferirsi altrove per continuare a giocare e le società rischierebbero di perdere i propri gioielli a cifre irrisorie rispetto al reale valore di mercato. Insomma, oltre al danno anche la beffa.

Certo è che la salute resta al primo posto e, senza dubbio, è il primo punto su cui lavorare. A fronte della probabile ripartenza dei top campionati d’Europa, l’Italia rischia di restare nettamente indietro, ancora di più di quanto non lo sia già.

Lascia un commento