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Nunca te olvidaré, Lavezzi

Nunca te olvidaré. La storia di Napoli ed Ezequiel Lavezzi fa invidia alle più durature coppie di innamorati.

Per un argentino è sempre complicato indossare la maglia del Napoli, bisogna fare i conti con la storia e con chi l’ha scritta. E poco importa se l’ultimo vero attaccante argentino è stato Diego Armando Maradona: basta entrare in punta di piedi, con le cartucce pronte da sparare, per entrare nel cuore dei tifosi e diventare il simbolo della città partenopea. Napoli e Lavezzi, un legame indissolubile: dribbling, eccentricità, capelli lunghi e tatuaggi stravaganti. Questo è stato per tutti il Pocho, quello che faceva impazzire le difese avversarie, quel calciatore capace di gonfiare la rete anche se accerchiato dalle difese avversarie, magari anche seduto da terra.

Se ti chiami Lavezzi, tutto è più facile a Napoli. Il Pocho è stato capace di far risorgere la squadra dalle ceneri, di portarla alla conquista del primo trofeo dell’era moderna e di entrare, di fatto, nel cuore dei tifosi. Un fratello maggiore per gli scugnizzi di quartiere cresciuti a pane e pallone, un idolo per i frequentatori dello stadio San Paolo di Fuorigrotta.

‘Chi ama non dimentica’ è uno dei tanti slogan attribuiti alla caldissima tifoseria azzurra, in ricordo di Diego Armando Maradona. ma El Pibe de Oro ci perdonerà se, di tanto in tanto, associamo la frase anche a Lavezzi.

Quando nasce un amore

Cinque milioni di euro per cinque anni: a queste condizioni inizia il percorso in azzurro nel 2007. Maglia numero 7 sulle spalle per l’esordio contro il Cesena in Coppa Italia. Soli tre giorni dopo, alla sua seconda partita ufficiale con la maglia del Napoli, realizza una tripletta nel match contro il Pisa, anch’esso valido per la Coppa Italia. Ecco la scintilla che infiamma il tifo: ma chi è questo qua? E i paragoni si sprecano. Concluderà la sua prima stagione in Serie A con 8 gol in 35 partite, contribuendo in maniera decisiva alla qualificazione del Napoli alla Coppa Intertoto.

L’anno successivo segnerà 7 reti in 30 partite ufficiali ì, ma contribuirà in maniera decisiva al percorso partenopeo nei preliminari di Coppa UEFA ed in campionato, tanto da finire nella lista dei 50 giovani più promettenti dell’anno stilata dal Times.

La prima data importante è quella del 2 maggio 2010, quando col suo gol vittoria contro il Chievo, il Napoli si qualifica aritmeticamente in Europa League: 8 reti in 30 partite, terzo cannoniere stagionale del Napoli dopo Marek Hamšík e Fabio Quagliarella.

Ezequiel Lavezzi 2.0

Cede la maglia numero 7 ad Edinson Cavani nella stagione 2010/2011. Lavezzi matura e si trasforma, consolidando ancor di più il suo rapporto con i napoletani. Un rapporto viscerale che, negli anni, gli impedirà perfino di poter uscire di casa senza essere assalito ed inseguito dai tifosi. Sceglie la maglia numero 22 per iniziare il cammino europeo. Segna contro il Liverpool ad Anfield Road in Europa League, diventa determinante nell’economia di gioco del Napoli anche segnando pochi gol ed è il vero trascinatore degli azzurri verso la qualificazione diretta in Champions League.

Napoli vola sulle ali dell’entusiasmo del Pocho, che indosserà addirittura la fascia di capitano nel 2011 contro il Lecce.

La data che i napoletani scorderanno mai, però, è quella del 20 maggio 2012. La vittoria della Coppa Italia, il primo trofeo italiano per Lavezzi, ha segnato per sempre il rapporto con la città ed il popolo. Rigore che porta il Napoli in vantaggio conquistato e lacrime di gioia dopo aver battuto la Juventus all’Olimpico di Roma.

Un Pocho diventato uomo lascerà Napoli per soli 30 milioni di euro. Le mire del Paris Saint-Germain, piombato sul cartellino dell’argentino proprio dopo la vittoria della Coppa Italia, risulteranno troppo insistenti. Aurelio De Laurentiis lo lascerà andare definitivamente, i napoletani no.

Oggi Lavezzi compie 35 anni ed ha salutato il calcio giocato proprio qualche mese fa. Per Napoli, però, resterà un semi dio: un’impresa che, fino ad ora, è riuscita solo a Maradona.

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