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Ode al Grande Torino

Un altro calcio, un’altro modo di intendere il pallone rispetto ad oggi, in un contesto difficile dal punto di vista sociale: il Grande Torino è nato agli albori di una guerra che avrebbe sconvolto il mondo. Il Grande Torino avrebbe sconvolto il calcio.

Gli anni 30′, la nascita del mito

Gli anni 30’ furono gloriosi per il calcio italiano, capace di aggiudicarsi due Mondiali (1934, 1938) e produrre talenti di rilievo.

Il Torino, ai tempi, era squadra con buoni fasti, un club equilibrato, al quale però mancava qualcosa per competere al livello delle migliori. La società voleva puntare in alto, e per vincere e aumentare il proprio spessore avviò una vera e propria rivoluzione.

Nell’estate 1939 Ferruccio Novo, in passato ex-calciatore delle giovanili granata, divenne il nuovo Presidente. La sua idea era ben chiara: ispirandosi al modello inglese, voleva avere con sé alla guida dei collaboratori fidati, in grado di aiutarlo nella gestione dei diversi ambiti societari, era una visione moderna la sua. Circondatosi di profili di spessore, affidò la guida tecnica a Ernest Erbstein, ebreo, il quale fu costretto a lavorare in incognito vista l’emanazione delle leggi razziali. Mentre il primo nome dal mercato fu Franco Ossola, un diciottenne dalle grandi speranze, arrivato su consiglio di un ex-giocatore del Torino.

Il campionato ai tempi della Guerra

Solo due anni dopo, però, iniziò la Seconda Guerra Mondiale, ma, nonostante ciò, i calciatori non furono presi in considerazione per combattere e dunque il campionato si concluse regolarmente. Ossola si confermò subito su alti livelli, siglando 15 reti. La squadra si fermò al settimo posto, mancava ancora qualcosa.

Per preparare l’annata successiva si pensò ad un mercato intelligente fatto di spese mirate: i colpacci furono Pietro Ferraris, ala campione del mondo con l’Italia, e il terzino della Juventus Gabetto.

La rivoluzione di Copernico (ed Ellena): il sistema

Il sistema

Durante quella stagione, però, la rivoluzione storica e decisiva portò due nomi: Copernico, ai tempi consigliere, ed Ellena, collaboratore, stavano approfondendo nuove tattiche.

L’idea era quella di cambiare trasversalmente sistema di gioco: si passò dal cosiddetto “metodo”, di base un gioco difensivista che si sviluppava poi in contropiede (pietra miliare dei grandi successi dell’Italia anni 30), al “sistema”, tipico della scuola inglese. Quest’ultimo era composto da due terzini che dovevano avere doti in fase di marcatura e da un giocatore chiamato “stopper”, arretrato dalla mediana alla linea difensiva. Il centrocampo era fondamentale e vedeva l’impiego di 4 calciatori, due mediani e due mezze punte.

Novo approvò la tecnica e nella stagione 1941-1942, i ragazzi di Kuttik, neo allenatore, si piazzarono secondi alle spalle della Roma.

L’armata di Kuttik

La portata economica di quella squadra aumentava, così il suo blasone, ciò consentì operazioni di spessore sul mercato: arrivarono Grezar dalla Triestina, Mazzola e Loik dal Venezia, rispettivamente uomo goal ed ala molto proficua.

Il Grande Torino
Formazione 1942-43

L’annata 1942-1943 fu l’inizio dei successi: l’armata di Kuttik vinse il campionato all’ultima giornata, e arrivò anche al successo in Coppa Italia, realizzando cosi il primo storico “double” del calcio italiano.

Nel 1944, però, la guerra si intensificò e i club furono costretti a mandare i calciatori ad aiutare le imprese dello Stato: uno stratagemma, quest’ultimo, per evitare di mandarli a combattere.

Nel frattempo il calcio proseguì, ma nel settentrione e con una suddivisione a gironi: i granata dominarono il proprio, accedendo alle fasi finali, dove, però, sottovalutarono lo Spezia e persero 2-1, concludendo cosi la loro avventura.

Il Grande Torino
Formazione 1944, con i giocatori che lavoravano alla Fiat

Il Grande Torino

Il club ormai era al livello delle migliori e molti dei suoi giocatori erano colonna portante della Nazionale.

Nel Dopoguerra, con un’Italia spezzata in due, la Federazione optò per la suddivisione del campionato in due gironi: Nord e Sud, che avrebbero visto anche la partecipazioni di squadre di B.

Il campionato settentrionale, avendo nei propri nastri praticamente le migliori squadre del Paese, venne convalidato.L’inizio fu negativo con un ko nel derby di Torino, deciso dall’ex Silvio Piola, ma poi la squadra prese un ritmo costante e deciso: arrivarono vittorie su vittorie, il punto forte di quella squadra era l’attacco che macinava goal ad ogni partita.

Dopo essersi presi la rivincita sulla Juventus nel girone di ritorno, la squadra si conquistò le fasi finali dove vennero ammesse le squadre del sud. I granata liquidarono la Roma con uno storico 7-0 davanti al proprio pubblico: un aneddoto di quegli anni fu il cosiddetto “quarto d’ora”, intervallo nella partita nel quale i calciatori davano il massimo, quando dagli spalti partiva un suono di tromba, a dimostrazione della superiorità di quella squadra.La stagione 1945-1946 si concluse con un’altra vittoria targata Novo.

Il famoso Blocco Toro

L’anno successivo, nel 1946-1947, si tornò alla formula del girone unico. Il blocco granata, sempre più unito, venne confermato in toto, si continuava senza regolare gli equilibri. Mantenere la squadra si rivelò un’altra mossa azzeccata e i risultati furono impressionanti. Dopo un inizio diesel con qualche pareggio di troppo, tra cui un derby finito 0-0, la squadra ingaggiò le marce alte vincendo 7-2 contro la Fiorentina.

L’attacco si confermò punto forte e, dopo sedici risultati utili consecutivi, i granata vinsero lo scudetto. A fine campionato la media goal della squadra raggiunse picchi strepitosi: 104 reti, media di tre a partita, e capocannoniere Mazzola, naturalmente granata.

Il team girava alla perfezione, guidato saggiamente da Novo e dal blocco di calciatori italiani. Cambiò l’allenatore, Mario Sperone preso il posto di Ferrero. La stagione 1947-1948, la prima di un campionato composto da 21 squadre, fu quella del cammino regale: fatto di vittorie e dei goal degli oramai leader Ossola e Ferraris, coloro che il progetto lo avevano vissuto dall’inizio. Piovevano record e giornate indimenticabili come il 10 a 0 rifilato all’Alessandria e un 1-7 sul campo della Roma. Una sola squadra riusciva a tenere quel ritmo: il Milan, campione d’Inverno a +2 sui granata. I ragazzi di Sperone, però , nella seconda parte del campionato alzarono il livello agganciando prima i rossoneri e poi staccandoli di ben 16 lunghezze: fu ancora tricolore. Non ce ne era per nessuno.

Il Grande Torino
Formazione degli Invincibili, 1948-49

La squadra che avrebbe dominato per anni

Per preparare il futuro Novo mantenne la vecchia linea: non si muove nessuno. L’unica grande separazione fu quella con il 36enne Pietro Ferraris, idolo indiscusso della tifoseria. Dopo alcune amichevoli e una tournee sudamericana, per i ragazzi guidati da Sperone si apri l’annata 1948-1949. Le prime partite dissero già tutto, era il preludio di un altro dominio: per la quarta volta consecutiva, il Torino si portò a casa lo scudetto.

Il Grande Torino
Il Grande Torino

Era chiaro a tutti che quella squadra era destinata a dominare per gli anni avvenire: la primavera del 1949 fu caratterizzata da un grosso entusiasmo. Come nella stagione precedente, il club decise di svolgere una tournèe estera per allargare i propri confini e scontrarsi con nuove filosofie di gioco.

Benfica vs Torino, l’ultimo atto prima della tragedia

Questa volta, l’occasione arrivò dal Portogallo, il Benfica invitò i granata per un match celebrativo. Fu una partita spettacolare che si concluse con il punteggio di 4-3 per i portoghesi: una festa dello sport. Uno sport che non sarebbe stato più lo stesso solo poche ore dopo.

Il Grande Torino
Benfica-Torino 1949

L’aereo che portava a casa i ragazzi di Novo nel rientrare a Torino si imbatté in condizioni atmosferiche non ottimali. Secondo un riporto di posizione richiesto dalla torre, l’idea era quella di sorvolare Pino Torinese e poi passare sul Colle di Superga. Alle ore 17, secondo la ricostruzione, il volo arrivò vicino a Superga e la visibilità peggiorò. Il pilota, alle 17.03, si preparò ad effettuare l’atterraggio, ma calcolò male la traiettoria e dal nulla vide sbucare la Basilica di Superga. L’impatto fu terribile: i 31 passeggeri tra cui giocatori e dirigenti morirono sul colpo.

“Gli indimenticabili”

In città la notizia si diffuse in poche ore e il dramma fu unico straziante. La squadra rappresentava una città, una regione, un Paese intero, una filosofia. Quel progetto aveva fatto innamorare milioni di persone.

Il Grande Torino 4
Funerali 1949

Il 6 maggio, al funerale, parteciparono 600mila persone, in uno dei giorni più tristi della storia del calcio.

La vita di moltissime persone non fu più la stessa e il calcio mutò completamente. Quei ragazzi scrissero pagine indelebili di storia di questo sport, rendendosi partecipi di un dominio con pochi precedenti nella storia del pallone.

Oggi, 4 maggio, ricordiamo ancora una volta le loro gesta capaci di rivoluzionare il gioco dentro e fuori dal campo. Oggi, più che mai commemoriamo queste imprese. Grazie mille magico Torino. Anzi, Grande Torino.

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