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Gilles Villeneuve, anche gli angeli lo ammirano

Gilles Villeneuve, anche gli angeli lo ammirano. Esaltava davvero il cuore di ogni appassionato della velocità. I tifosi Ferrari lo idolatravano, i ragazzini conservavano la sua foto nei diari scolastici. Enzo Ferrari era il suo primo estimatore, tanto da dichiarare nella sua ultima biografia “Ferrari racconta”: «Nella sconfinata tipologia dei campioni del volante mi piace l’ardimentoso, generoso e combattente, audace interprete dell’epica agonistica, romantico cavaliere dell’avventura, quello che nel gergo del nostro sport viene definito un garibaldino. Ecco penso a Gilles Villeneuve che a sua volta rievocava in me il grande Tazio Nuvolari…Uomini che su qualunque tipo di vettura, in qualsiasi circostanza e su qualunque percorso hanno personificato la massima espressione di spregiudicatezza a bordo di una macchina e hanno offerto ogni volta la loro totale dedizione e la loro perentoria voglia di vincere».

Senza mezze misure

Gilles Villeneuve ci lasciò l’8 maggio del 1982 a Zolder, in Belgio, durante le qualifiche. Aveva 32 anni. La sua Ferrari numero 27 si andò a schiantare a 227 km/h in seguito al contatto con la March di Jochen Mass. Entrato nel mito per il suo essere pilota dentro, per il modo in cui correva. Lo chiamavano ”aviatore” per i suoi spettacolari incidenti o testacoda. L’aviatore adesso continua a disegnare traiettorie tra le nuvole, per la gioia del cielo e il dolce ricordo della terra.

«Se mi vogliono sono così, di certo non posso cambiare: perché io, di sentire dei cavalli che mi spingono la schiena, ne ho bisogno come dell’aria che respiro»

Un canadese differente

Primogenito della famiglia Villeneuve, Gilles nacque il 18 gennaio 1950 a Chambly, per la precisione a Saint-Jean-sur-Richelieu, vicino Montreal, Canada, un paese in cui la neve è l’assoluta protagonista. Inizia quindi ad appassionarsi allo sci, ma immediatamente realizzò che il suo cuore è un motore venuto al mondo per spingere al massimo. Nel suo codice genetico la velocità è il tratto dominante. Così, cresciuto abbastanza da poter partecipare alle corse con un mezzo, abbandonò lo sci e iniziò a frequentare quel nuovo ambiente. Diplomatosi in meccanica lavorò in una officina per un po’, ma i soldi non erano mai abbastanza per realizzare ciò che desiderava.

A dimostrazione di quanto amasse la velocità iniziò a correre con delle motoslitte insieme al fratello minore Jaques, e qui iniziò a farsi strada quel cognome. A 24 anni, nelle prime gare professionistiche, ambedue i fratelli ottennero risultati interessanti, in particolare Gilles, che si aggiudicò la vittoria del titolo mondiale nel 1974. La capacità di dover gestire la motoslitta con visibilità ridotta dalla neve sollevata dagli altri piloti, e di conseguenza saper reagire al meglio agli imprevisti del percorso, lo aiutarono notevolmente in futuro sulle 4 ruote.

Passaggio alle corse su strada

Dopo aver partecipato insieme al fratello Jacques ad alcune gare locali di accelerazione con la loro auto privata, una Ford Mustang del 1967, Gilles decise di iscriversi alla Jim Russell Racing School. Ottenuta la licenza di pilota, per poter realizzare il suo sogno di diventare pilota professionista di automobilismo prese la decisione di vendere la propria casa. Con la somma ottenuta dall’immobile riuscì a iscriversi al campionato regionale di Formula Ford del 1973, per poi passare l’anno dopo alla Formula Atlantic.

Nel 1976 Villeneuve conquistò il titolo canadese di categoria, e si riconfermò nuovamente nel 1977, anno in cui prese parte anche al Gran Premio Trois Rivieres. Vi parteciparono svariati piloti di Formula 1, tra cui il neo campione del mondo James Hunt, ma Gilles, grazie al suo stile unico e all’innato talento, si piazzò al primo posto lasciando tutti di stucco.

Gilles villeneuve anche gli angeli lo ammirano
Villeneuve in Formula Atlantic, 1977

Arriva Enzo Ferrari

Il nome di Villeneuve cominciò a circolare tra gli addetti ai lavori, infatti un giorno Gilles ricevette una telefonata che sua moglie Joanna ricorda più o meno così: “Gilles prese in mano la cornetta con una certa curiosità e dall’altra parte del filo c’era un tale che si qualificò come un esponente della Ferrari. Dopo i soliti convenevoli, arrivò al dunque: te la sentiresti di venire a Maranello per farti conoscere e fare un test sulla pista di Fiorano? Gilles rispose di sì, naturalmente. Ma quando abbassò il ricevitore per qualche ora pensò che si trattasse di uno scherzo di qualche suo amico. Solo quando si ritrovò un signore che lo aspettava all’aeroporto di Malpensa si rese conto che era tutto vero”.

Nel 1977 Villeneuve arrivò alla Ferrari a sostituire un personaggio di spessore come Niki Lauda, il quale da poco aveva rotto malamente con l’ingegner Ferrari. Molti sono pronti a crocifiggere questo canadese, anche perché inizialmente furono più gli incidenti procurati che le gare concluse. Numerose le critiche che suscitò. Venne accusato di essere un pazzo, spericolato, che rischia di mettere a repentaglio la vita dei piloti oltre che la sua. All’inizio del 1978 Gilles Villeneuve ha più esperienza, di conseguenza gli venne richiesta un po’ più di continuità, e soprattutto di essere più concreto. Ma Villeneuve è fatto così, prendere o lasciare.

Villeneuve e Ferrari bacio
Enzo Ferrari bacia sulla nuca Gilles Villeneuve

Prodezze e rischio al di là dell’alloro

Il fato volle che proprio nel GP del Canada, arrivi la prima vittoria per Gilles. Il paese è in delirio, la gioia di Villeneuve fuori giri, mentre la Ferrari abbracciava un nuovo “Tazio”. La stagione si concluse comunque con solo una vittoria e un terzo posto, a fronte dei ritiri che furono ben 5. Il pilota venne nuovamente criticato, così come la scuderia del cavallino, accusata di riporre una fiducia esagerata nel canadese, troppo avvezzo allo spettacolo e poco al risultato. Il pubblico però lo adora. La fama di Villeneuve è inversamente proporzionale ai suoi successi: solo 6 GP in meno di cinque stagioni in rosso.

«Se mi vogliono sono così, di certo non posso cambiare: perché io, di sentire dei cavalli che mi spingono la schiena, ne ho bisogno come dell’aria che respiro»

Gare e duelli indelebili come il giro su tre ruote a Zandvoort nel 1979 per provare a tornare ai box per sostituire una gomma afflosciata (ritirato), o il ruota a ruota con Arnoux nel luglio del 1979 nel GP di Francia. Manovre quasi sempre al limite, alla disperata ricerca di quel decimo da scalare a ogni giro.

«Non ho nessuna intenzione di vincere il campionato del mondo piazzandomi terzo o quarto tutte le volte. Pretendo di essere sempre il migliore, in tutto. È nel mio carattere. Non m’interessa una posizione da comprimario»

Villeneuve anche gli angeli lo ammirano
Villeneuve in derapata con la sua Ferrari, 1979

Zolder, 8 maggio 1982

L’8 maggio 1982 durante le qualifiche per il GP del Belgio accadde la tragedia. Erano le ore 13:52, e sul circuito di Zolder non restavano che pochi minuti al termine della sessione di qualifiche. Villeneuve si trovava al momento in ottava posizione per la griglia di partenza dell’indomani. Intenzionato a rientrare rapidamente ai box per tentare un ultimo assalto al cronometro, il pilota canadese affrontò la discesa che immette alla Terlamenbocht (la “curva del bosco”) a piena velocità. D’un tratto si trovò quasi piantato davanti a sé la più lenta March di Jochen Mass, il quale, vedendo Gilles arrivare spedito, sterzò immediatamente a destra, ritenendo che il sorpasso sarebbe avvenuto a sinistra. Villeneuve purtroppo eseguì la manovra opposta con l’intenzione di affrontare la curva all’interno lungo la traiettoria più veloce, di conseguenza sterzò anch’egli verso destra. L’incidente fu spaventoso.

Oltre il traguardo

A 227 km/h la ruota anteriore sinistra della Ferrari di Villeneuve urtò quella posteriore destra della March di Mass. La vettura di Gilles si impennò e prese il volo capovolgendosi un paio di volte in aria. Durante l’incidente, proseguito per oltre 200 metri, il corpo di Villeneuve venne sbalzato fuori dell’abitacolo e finì per impattare uno dei paletti di sostegno della rete di protezione. I primi soccorsi furono proprio di Mass e degli altri piloti che stavano terminando le prove, oltre ai medici e commissari presenti su quel tratto di pista. Calò repentino il terrore per le sue condizioni. Trasportato d’urgenza all’ospedale della vicina Louvain poco dopo giunse il responso: fratture alle vertebre cervicali, lesioni irreversibili. Tale lesione fu indotta o dall’impatto con il paletto della rete o dalla tremenda decelerazione (calcolata in 27 G). Più probabilmente si trattò della violentissima trazione esercitata sul collo dalle cinture di sicurezza nel momento in cui il sedile si staccò dal telaio. Quale che fu la causa, purtroppo per Gilles non c’era più nulla da fare. Il pilota canadese fu tenuto in vita tramite macchina cuore-polmone per un’intera nottata, ciononostante, alle 15:25 del 9 maggio, i medici constatarono la morte clinica di Gilles Villeneuve. Joanna, giunta a Louvain verso le 19:00, alle 21:12 diede l’autorizzazione a staccare le macchine che tenevano in vita l’amato marito.

«Se è vero che la vita di un essere umano è come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l’attore protagonista e il regista del mio modo di vivere»

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