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Lavoro e passione: il calcio dei lavoratori

Chi ha avuto il privilegio di seguire, anche per poco, il calcio giovanile, sa che il lavoro di un calciatore dura decenni: è una preparazione continua. Non riguarda solo l’allenamento o la condizione fisica, ma anche il modo in cui si vive e si concepisce la vita all’interno di quello che è, a tutti gli effetti, lo sport più bello del mondo.

Tanti sono i calciatori che hanno costellato il firmamento del calcio proprio per la loro dedizione al lavoro. Il calcio professionistico non è un traguardo che tutti raggiungono, solo una piccola minoranza ha il privilegio di sognare e correre sui campi più importanti. Questa selettività, nella maggioranza dei casi, ha favorito coloro che sono stati dotati dal creatore di talento e capacità naturali che sono al di fuori della normalità. Così il calcio è stato cullato e portato alla storia dal talento di gente come Maradona, Pelè, Messi, Ronaldo (il fenomeno), Kakà, Pirlo, Del Piero e molti altri ancora.

Il calcio è diventato spettacolo grazie al talento. Esso è stato il motore dell’industria che ogni anno intrattiene miliardi di persone e che insegna ai ragazzi a crescere nel nome dei valori dello sport. “Sognando Beckham” è il titolo di un film molto famoso; sognare il campione, sognare il talento è qualcosa che tutti i giovani calciatori hanno fatto.

Lavoro e passione

E si vi dicessi che sarebbe possibile un film dal titolo “Sognando Borini” o ancora “Sulle orme di Gattuso”, per non parlare di “La forza di Giaccherini”. Chi sono questi giocatori? Sono dei talenti puri e naturali? Sono campioni che possono dribblare tutti e segnare da soli?

Non proprio. Certo sono stati o sono tra i calciatori che più a lungo hanno calcato i campi della Serie A e dei campionati europei, ma non sono proprio quello che definiremmo “top player”. Ciononostante, si sono rimboccati le maniche, hanno creduto nel loro sogno ogni singolo giorno della loro vita, hanno vissuto, mangiato, dormito col pallone, finché non sono diventati professionisti. Hanno fatto di lavoro e passione le loro armi principali.

Facciamo alcuni esempi di questi campioni silenziosi. Iniziamo dai 3 già citati.

Il lavoratore per eccellenza

Borini-lavoro e passione

Fabio Borini, 1991, recentemente passato all’Hellas Verona dal Milan. Nella sua carriera, oltre ai club già citati, ha vestito le maglie di Roma, Sunderland, Chelsea, Liverpool e Parma. Il suo percorso lo ha portato a ricoprire praticamente ogni ruolo di movimento.

La sua carriera è cominciata come uomo offensivo, da punta, per poi portarlo, in particolare al Milan, a mettersi a servizio della sua squadra fino a giocare come terzino, ala e mezzala. Certo non ha eccelso, ma ha dato sempre il 100% e ha offerto un esempio di professionalità e passione impeccabile.

Il settimino mattatore

Parlare di Gattuso sembra quasi superfluo. Un uomo che ha fatto dell’impegno e dell’agonismo una bandiera non può che essere il prototipo perfetto di questi calciatori straordinari. Grande uomo in campo e fuori, con la sua forza di volontà e il duro lavoro ha vinto tutto e lo ha fatto da protagonista.

Champions, Mondiale, scudetto, Mondiale per club: sempre presente. Tuttora resta una delle figure di maggiore importanza del calcio mondiale: un idolo.

Piccolo campione cresce

Antonio Conte lo ha messo al centro dei suoi progetti, prima alla Juventus e poi in Nazionale, questo perché non molla mai, ogni centimetro è da conquistare quando si gioca contro Emanuele Giaccherini.

La sua storia è maggiormente di ispirazione se si considerano tutti i problemi fisici che ha dovuto affrontare. Ha vinto due scudetti e due supercoppe con la Juve e in Nazionale è stato uno dei protagonisti della bella cavalcata dell’Europeo del 2016. Il suo gol contro il Belgio è una delle più belle pagine del calcio azzurro dell’ultimo decennio.

Molti altri…

Molti altri sarebbero da ricordare, come Grosso eroe dell’ultimo mondiale vinto dagli azzurri. E ancora Bonaventura, capitano silenzioso della barca rossonera alla deriva, Zaccardo, altro Milanista e altro campione del Mondo. Florenzi, Mandzukic e molti ancora.

Il calcio ha un debito impagabile con questi ragazzi, perché lo hanno tenuto in vita con il lavoro e la passione, molto spesso nell’ombra e senza prendersi il merito.

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