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Don Andrés Iniesta, l’illusionista

Andrés Iniesta compie oggi 36 anni. Neppure troppi se pensiamo che l’addio al Barcellona, lo storico club con il quale si è legato quasi a vita, è avvenuto solo due anni fa.

Considerato il centrocampista moderno per eccellenza, del giocatore spagnolo on basterebbe un intero quaderno per raccontarne i successi e le vittorie. Il suo palmares è pressoché infinito e fa invidia a qualsiasi calciatore che abbia mai messo piede in uno stadio.

Soprannominato Don Andrés o l’Illusionista, con il Barcellona ha vinto nove campionati spagnoli, sei Coppe del Re, sette Supercoppe spagnole, quattro Champions League, tre Supercoppe UEFA e tre Coppe del Mondo per club. I trionfi sportivi, però non si fermano qui, perché con la Nazionale ha vinto due volte l’Europeo, nel 2008 e nel 2012, ed un Mondiale nel 2010. A coronare una carriera del genere sarebbe bastato un ultimo trofeo: il Pallone d’Oro che non ha mai vinto, anche se per meriti sportivi l’avrebbe più che meritato. Così meritato che France Football, nel 2018, gli ha addirittura chiesto scusa per non avergli assegnato il premio nel 2010, quando arrivò secondo in classifica generale alle spalle del compagno di squadra Leo Messi.

Poco importa, perché il mondo l’ha celebrato e continua a farlo. Dal 2002 al 2018, con la maglia blaugrana ha collezionato 442 presenze, segnando 35 gol, che vanno sommati ai 5 del triennio 2000-2003 ai tempi del Barcellona B.

Andrés Iniesta, il calcio in persona, capace di far innamorare tutti gli amanti del pallone nel giro di venti anni. Una carriera monstre, costellata dai successi appena descritti, ma anche da momenti difficili, durante i quali, però, lo spagnolo di Fuentealbilla non ha mai mollato. Costanza e dedizione gli hanno permesso di superare la depressione nel 2009.

All’epoca dei fatti vinse il suo primo triplete, aveva tutto ciò che un giovane calciatore potesse sognare, eppure dovette fare i conti con difficoltà che provarono a buttarlo giù dalla torre del successo. Come è possibile? – si chiederebbe qualcuno -. Eppure è accaduto. Diversi infortuni e guai fisici lo gettarono nello sconforto, che si acuì con la morte dell’amico Dani Jarque, difensore dell’Espanyol, deceduto a 26 anni per un’asistolia.

“Non ero al meglio e poi morì Dani. Quando l’ho saputo è stato come essere colpito da un pugno fortissimo che mi ha mandato al tappeto, mi sono sentito sprofondare. Ci sono state molte cose che mi hanno fatto cadere in un vicolo cieco. So che è una cosa difficile da capire quando si ha tutto, ma sono stato malissimo”.

A riportare Iniesta in vita fu Pep Guardiola, che ha avuto un ruolo fondamentale nella riabilitazione del calciatore, oltre all’affetto della famiglia e degli amici.

Nonostante la mente a pezzi, Andrés Iniesta vince praticamente tutto. Inizia la sua scalata al trionfo nel 2008 con la vittoria degli Europei in Austria e Svizzera; prosegue nel 2010 con il primo posto ai Mondiali, segnando contro l’Olanda e portando a casa il primo storico mondiale degli iberici. Due anni dopo la sua Spagna annichilisce l’Italia agli Europei. Il treble è compiuto, il passato è oramai alle spalle.

Ventidue anni di Barcellona dopo, Iniesta non ha smesso di divertirsi. Si è trasferito in Giappone, al Vissel Kobe, nel maggio del 2018. E anche lì, tutt’oggi continua a fare la differenza: 37 presenze e 9 reti siglate.

El hombre de la historia spagnola non ha intenzione di fermarsi, anche se ha già vinto tutto, sul campo e fuori dal campo.

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