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L’incomprensibile affare Lautaro

«Allora, ci sono due giovani pesci che stanno nuotando. Vedono un pesce più anziano che viene dall’altra parte. Il pesce anziano dice: “Buongiorno, ragazzi, oggi è fredda l’acqua, eh?”. E poi nuota via. I due pesci giovani guardano quello anziano che se ne va e a quel punto si guardano completamente spiazzati. Poi fanno: “Ma che c… è l’acqua?”».
Diavoli, Sky Atlantic

Il 26 luglio 1877 a Shrewsbury, una piccola cittadina del Massachusetts, nasceva Jesse Lauriston Livermore, passato agli annali come famoso economista statunitense e per essere stato uno dei più grandi speculatori del XX secolo. Chi ha studiato la sua storia sa che ha creato e distrutto immense fortune operando nei mercata azionari. Quello era il suo lavoro ma anche una passione, perché quando inizi la tua carriera da trader a soli quattordici anni la tua stessa carriera non può rappresentare solo una professione.

Bene, volendo parlare di economia e finanza applicata al calcio (o almeno in parte), urge chiamare all’attenzione una massima di Mister Livermore per contestualizzare l’argomento che andiamo a trattare.

“Non è tanto importante investire al prezzo più basso possibile quanto investire al momento giusto.”
Jesse Livermore

Dove sta la ragione?

La finanza, proprio come la vita, è fatta di momenti e di ragione. Warren Buffet, l’oracolo di Omah, il più grande value investor di sempre, tra gli uomini più ricchi al mondo, sintetizza: l’investimento deve essere razionale, se non lo capite non lo fate.

Ecco ciò che è difficile comprendere, stando ai fatti degli ultimi giorni, è come l’Inter possa pensare di vendere Lautaro e acquistare Cavani in questo momento, di farlo secondo quelle che sono le voci che circolano, a queste determinate condizioni.
Condizioni che non tornano ad un occhio esterno. A spingere i nerazzurri a compiere queste operazioni sembra non esserci nulla di razionale, oltre la volontà di mettere a disposizione di Conte una squadra super pronta ma con ciclo di vita breve, ad un prezzo altissimo che non ci pare percepito.

Pensiamoci. Lautaro Javier Martinez, argentino nato a Bahia Bianca il 22 agosto 1997, ha 22 anni e un futuro segnato: sarà tra i primi cinque calciatori del globo nel giro di due/tre stagioni, quando raggiungerà la maturità piena. Non serve un veggente per auspicarlo.
Edinson Roberto Cavani Gomez, semplicemente il Matador, nato a Salto il giorno degli innamorati nel 1987, di anni ne ha 33 ed è, personalmente, alla sua last dance, essendo già arrivato al picco del suo percorso professionale. Il principale obiettivo dell’uruguaiano al momento non è né vincere, né conquistare le copertine, bensì strappare l’ultimo faraonico contratto della sua vita.

Se Warren Buffet, come in un Christmas Carol del calcio, apparisse ai piedi del letto di Marotta gli direbbe (come ha già fatto in molti suoi libri): investi solo in qualcosa che saresti perfettamente felice di tenere se il mercato chiude per dieci anni. Immaginiamo che il pensiero dell’ex ad della Juve correrebbe al Toro e non a chi li doma. Eppure…

Non è un discorso tecnico-tattico, ma un patto col diavolo!

Se, teniamo da parte tutte le considerazioni tecnico-tattiche, e mettiamo al centro del tavolo solo quelle economiche e logiche (quelle che sappiamo), qualcuno (l’Inter) si sta perdendo qualcosa (o lo stiamo facendo noi, sviati dai media).

Si, perché i nerazzurri, contrariamente a quanto farebbe il 99% della popolazione, stando ai fatti, si recherebbero all’anagrafe per aggiungere anni alla propria carta d’identità, in ottica di presentarsi più maturi (prima del possibile) agli eventi che contano, incoraggiati da qualcuno che li paga per farlo. Peccato che li paga molto meno di quanto qualcun altro potrebbe pagarli tra qualche anno, quando, anche se con qualche coppa in più, ci si potrebbe trovare con un bilancio da sfoltire e mancanti di un talento da sfruttare, sia in campo che sul mercato.
Senza giri di parole: sembra stiano stringendo un patto col diavolo e il diavolo ha le sembianze del Barcellona. 

Lautaro, toro della discordia

Nonostante l’emergenza Covid che si è abbattuta sul calcio, e conseguentemente, sui cartellini e le valutazioni dei giocatori, secondo Transfermarkt Lautaro Martinez ha un valore di 64 milioni che si alza fino a 100 in fase di contrattazione (111 per clausola): questo è il prezzo che il Barça (il diavolo) è disposto a trattare.
D’altra parte, secondo le voci che circolano da settimane, vista la crisi di liquidità in cui versa la società blaugrana, l’affare prenderebbe le vesti di un maxi scambio corollato da una parte cash: l’argentino andrebbe in Catalogna e due tra Semedo, Vidal, Rakitic, Todibo o Arthur farebbero percorso inverso per approdare sotto la Madonnina.

A fin di bilancio 

Ad oggi il numero 10 nerazzurro percepisce uno stipendio che, compreso dei diritti d’immagine, tocca quota 3 milioni annui, grazie a un contratto (con scadenza 2023), a salire: il che significa che l’anno prossimo (dovesse non andare in porto il trasferimento) l’ingaggio raggiungerebbe i 3,2 milioni annui, per poi passare a 3,4 e 3,7 fino al 2023, salvo, eventualmente, aggiornare gli accordi con un rinnovo, che ipotizziamo (sempre data l’emergenza) discusso con la società di Corso Vittorio Emanuele II non sfonderebbe il muro dei 6. 

(Sarete d’accordo che parliamo di un peso specifico relativamente leggero sul bilancio di una società che nell’ottobre 2019 ha dichiarato ricavi record pari a 417 milioni di euro a fronte di una perdita a livello consolidato di 48,4 milioni di euro: il quadro è quello di un prospetto economico parzialmente sano retto da una proprietà finanziariamente florida)

Tra i giocatori proposti dal Barcellona il solo Todibo, attualmente in forza allo Schalke 04, percepisce meno dell’argentino, avendo firmato un quadriennale da circa due milioni a stagione. In crescendo 3,12 sono i milioni percepiti da Arthur, 3,9 da Semedo, 7,8 da Rakitic e 8,58 da Arturo Vidal. Impostata con tali fattori l’operazione risulterebbe vantaggiosa per il bilancio degli spagnoli quasi in tutti modi, e quasi in tutti i modi gravosa per quella dei nerazzurri. Non serve un economista per capirlo, basta fare i conti dell’oste.

La premessa del diavolo è: cedi un prospetto potenzialmente da top 5 in meno di 5 anni, ma in cambio hai giocatori che ti permetteranno di vincere al più presto, e una base economica per sostituire il tuo attaccante. Lucifero non ti dirà mai che tutto è orchestrato per alleggerire i debiti (i suoi), per liberarsi di palle al piede e per mettere al sicuro il post Luis Suarez e quella zona di campo per i prossimi dieci anni.

Dal Toro al Matador

Se ciò non bastasse, il prescelto a sostituire il Toro porta il nome, come abbiamo detto in precedenza, di Edinson Cavani, il quale non rinnoverà il suo contratto con il PSG. Già tale evenienza basta per attirare le attenzioni di Marotta, che vede rosso quando sente parlare di parametri zero.

L’occasione, infatti, fa l’uomo ladro, e sostituire un centravanti con un altro, che tra l’altro porta le stigmate del big, senza dover attingere a risorse extra provoca la bava alla bocca.

L’uruguaiano al momento guadagna 12 milioni di euro, cifra che va ben oltre i 7,5 percepiti dai top del bilancio nerazzurro: Lukaku ed Eriksen. Tale questione sarà, però, aggirata aumentando il limite temporale dell’accordo: Cavani chiederà due anni, gliene saranno offerti tre. Non ci sarà un rifiuto, vista la voglia matta dell’ex Napoli di ritornare in Italia. Andrà in porto.

Immaginiamo, possiamo 

Bene. Adesso immaginiamo d’essere al primo settembre (ipotizzando per assurdo che il mercato chiuda il 31 agosto). Nella rosa dell’Inter non appare più il nome di Lautaro Martinez, l’argentino è stato acquistato dal Barça. I nomi nuovi tra le fila nerazzurre sono quelli di Nelson Semedo, Arturo Vidal e Edinson Cavani. Se stessimo guardando un 11 dei probabili titolari, avendo quei nomi tra i vari Lukaku, Eriksen, Skriniar, Brozovic, Handanovic ecc. penseremmo: sono pronti per vincere. Era quello che voleva Conte, un’organizzazione che gli permettesse di vincere in breve tempo. Era quello che aveva promesso il Barça.
Tornando alla massima di Livermore, tutto è stato fatto investendo (cash) al prezzo più basso possibile, si è anche messa a segno una plusvalenza niente male. 

Ma non era più importante farlo al momento giusto? L’investimento è stato razionale o dettato dall’ingordigia? Era l’unico modo per avvicinarsi alla vittoria o il più goloso? E il prezzo a bilancio? 

Al momento i nerazzurri sono l’ottava squadra per età media in Italia (27,2), se togliamo il solo Lautaro e inseriamo i suddetti, diventerebbero la seconda (27,72), potrebbero diventare addirittura la prima per 11 titolari (29,5). Una squadra che non saresti perfettamente (ed esattamente) felice di tenere se il mercato chiudesse per dieci anni. Cosa che avresti fatto, sicuramente stringendo tra le mani il cartellino di Lautaro Martinez, svenduto.

Svenduto perché mentre il prezzo di Lautaro è destinato a salire, non lo è (non lo sarà) né quello di Vidal, né tantomeno quello di Cavani, cosi come quelli dei vari over 30 della squadra. In pratica, come dicevamo in precedenza, tra qualche anno ti troveresti tanti giocatori da liberare e nessuno da vendere a peso d’oro.

Ecco ciò che non torna, ecco un cortocircuito che non sappiamo a chi attribuire. È il diavolo (il Barça) che sta usando tutte le sue armi per tentare l’inter, sono i media che ci stanno raccontando fatti non corrispondenti alla realtà, sui quali stiamo basando le nostri opinioni, o è la stessa società nerazzurra a non rendersi conto di nuotare nell’acqua. Se fosse l’ultima, nostro malgrado, dovremmo chiamare in causa Donald Trump (che per quanto maldestro da Presidente, è stato per anni un lupo della finanza) per lanciare un appello: a volte i tuoi investimenti migliori sono quelli che non fai.

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