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Lorenzo Insigne, il folletto diventato Magnifico

Per raccontare di Lorenzo Insigne, il capitano della SSC Napoli, bisogna affidarsi ad un esperto. O meglio, un’esperta. Per capirne di più ci siamo spinti fino a Cuma, nel celebre antro della Sibilla, sacerdotessa di Apollo che esercitava la sua attività profetica nei pressi del Lago d’Averno.

Giunti in Campania, ci siamo imbattuti nelle sue storiche e leggendarie foglie di palma: tanti oracoli e vaticini sparsi qua e là. Ma dopo ore di ricerca, uno ha catturato la nostra attenzione. Era proprio quello relativo a Lorenzo Insigne, noto ai più per la sua attività agonistica come calciatore dei tempi moderni. Uno dei talenti più puri e cristallini del calcio italiano. Chissà, forse qualche suo antenato fosse alla ricerca di un erede fortunato, ricco e celebre.

Quel tempo, probabilmente, è arrivato. Secoli dopo, ma è arrivato. Proprio come aveva predetto il più celebre oracolo italico, il 4 giugno del 1991, nell’area nord di Napoli, a Frattamaggiore, nasce il piccolo Lorenzo, in una classica famiglia umile, lavoratrice ed operaia. Gli dei, per i fratelli Insigne, però, ha altri progetti.

“Antonio, Lorenzo e Roberto Insigne giocheranno a calcio e porteranno in alto il nome della famiglia, diventando celebri in tutta Italia e all’estero. Le fortune migliori le avrà Lorenzo”: questo il messaggio inciso sulla foglia di palma che abbiamo rinvenuto durante la nostra esplorazione.

Ebbene sì. Col tempo Lorenzo Insigne è diventato un simbolo per Napoli: calciatore e capitano della squadra della propria città, un vero e proprio sogno che si avvera. Tutto, però, è iniziato a Foggia e Pescara, al tempo allenate da Zdenek Zeman: un’altra figura mistica che risulterà essere fondamentale nel percorso di maturazione sportiva del calciatore. Un esterno offensivo che calzava a pennello nel 4-3-3 disegnato dall’allenatore, capace di svariare su tutto il fronte d’attacco. Col tempo è diventato un vero e proprio playmaker, tanto che, nei primi anni al Napoli, si aprì un dibattito su un’ipotetica concessione della maglia numero 10 che fu di Diego Armando Maradona. Un’eresia per qualcuno, una possibilità, secondo altri, per il folletto partenopeo.

Dal 2012, dopo la fine dei vari prestiti, Lorenzo è arrivato in pianta stabile a Napoli e ha conquistato la scena ed il tifo. Reti, dribbling ed tiri a giro che sono costati un rapporto controverso, negli anni successivi, con una frangia di tifosi, che in più di un’occasione l’ha contestato.

Gli amori difficili sono quelli più puri, è risaputo. Per questo Lorenzo, divenuto negli anni ‘Magnifico’, non ha mai abbandonato la sua maglia del cuore, arrivando a conquistare anche un posto in Nazionale maggiore. Quasi 260 presenze con la casacca partenopea, oltre 60 reti sotto l’ombra del Vesuvio. E poco importa se Barcellona ed altri top club hanno provato a mettere le mani sul suo cartellino. Perchè?

Alla fine del nostro giro di ricognizione tra le grotte del Lago d’Averno, una coccinella ha catturato l’attenzione di Calcante. Il suo rosso acceso contrastava con il verde di una enorme foglia di palma nascosta tra gli arbusti. E poi un’incisione che lo ha lasciato di stucco: “Lorenzo Insigne resterà a vita in Magna Grecia”.

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