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La formica e la cicala: semifinale a tinte bianconere

Alcuni sostengono che la situazione imprevista e dai risvolti difficili da calcolare abbia rimesso in discussione alcuni equilibri nel mondo del calcio. Uno di questi è quello che vede la Juventus di mastro Sarri come la migliore squadra della penisola italiana. C’è infatti, chi sostiene che la mancanza di un ritmo sportivo classico e le alte temperature possano livellare le differenze fra Milan e Juventus nella semifinale di ritorno di Coppa Italia.

Costoro, però, non sono Cassandra, che vede bene il futuro e che, come sempre, rimarrà inascoltata. Vede una cicala e una formica. La prima è di tinte rossonere e che ha perso tempo in futili discorsi, facendosi distrarre da qualsiasi chiacchiera possibile, mentre la seconda è bianconera (strani colori per una formica, mi rendo conto); essa ha avuto i suoi problemi, ma è ricca di eccellenze e con una panchina ben equipaggiata.

La mentalità che si è formata negli ultimi anni le ha permesso di mettere via cibo per parecchi inverni. Questa non è una formica che aiuterà la cicala No, questa volta toccherà assumersi le proprie responsabilità.

Ora lasciatemi illustrare ciò che ancora deve venire, ma che a me già è chiaro.

Le formazioni dei due eserciti basterebbero già da sole a dare un verdetto. Non perché ci sia grandissima differenza tecnica, che pure è presente, non foss’altro per quel condottiero con la maglia numero 7, che da anni ormai è chiaro non far parte del genere umano.

La cicala

maggio di Pioli

Linea sulla difensiva

Quello che è eloquente è la condizione mentale. È giusto partire dalla formica rossonera. A difenderne i traballanti pali c’è il gigante gentile, che un’altra volta si ritrova a due anni dalla scadenza e con la testa piena di chiacchiere di mercato e con di fronte una delle sue bestie nere (o meglio bianconere).

A difenderlo, in prima linea troviamo due condottieri che hanno due storie diverse. Uno è capitato per caso, ma si è imposto, sir Kjaer, che ha portato la sua esperienza alla formica, ma che non sa nulla di ciò che verrà. L’altro è colui che di battaglie ne ha viste molte, messere Romagnoli, il capitano, la certezza, la colonna. O forse no, persino il suo futuro è incerto (a me, figuriamoci a lui).

Ad affiancarli ci sono due frecce che ben hanno scoccato negli anni, Calabria da un lato, ma non il suo e Conti, chiacchierato e non sicuro del posto da titolare, dall’altro.

La fiera dei precari

I due che si occuperanno di vigilare in mezzo al campo sono Bennacer, futuro rossonero, a meno di offerte ghiotte e Kessiè, treno vivente che potrebbe lasciare la stazione rossonera se un’altra compagnia lo farà viaggiare su binari migliori.

Davanti a loro è il tripudio della precarietà. A sinistra c’è il classico esempio di come ogni buona azione non rimarrà impunita: Giacomo Bonaventura. Secondo marcatore del decennio, tuttofare e affezionato alla maglia. Risultato? Il suo contratto non verrà rinnovato, lo vedremo altrove il prossimo anno. Di fianco a lui c’è una meteora annunciata, viene dal Brasile e probabilmente seguirà lo stesso destino di Piatek, essere venduto alla prima occasione: Lucas Paquetà. Per completare la trequarti c’è Hakan Calhanoglu, uomo dal talento cristallino, ma poco amato dai tifosi e segnale di un’altra gestione e che la proprietà si toglierebbe di dosso volentieri.

La punta

E come è giusto, la punta è la ciliegina sulla torta: Ante Rebic. Uomo super decisivo prima dello stop e tutt’ora giocatore di un altro club, in prestito fino alla fine della prossima stagione.

La formica

Maurizio Sarri- la formica e la cicala

La solidità

Dall’altra parte abbiamo uno che di trofei ne ha vinti a bizzeffe e che occupa la porta solo per certi match, ma che per fedeltà al gioco rinnoverà: Gigi Buffon.

A fargli da scudo difensivo c’è forse il duo di centrali più forte del mondo. Uno è ragazzo che ha già incantato il mondo e che si è finalmente ambientato e l’altro è un veterano del calcio che, tra l’altro, conosce anche i suoi avversari (ci ha giocato fianco a fianco). Sono ovviamente De Light e Bonucci.

Per chiudere la difesa abbiamo uno degli uomini di maggiore duttilità e tecnica che si sia mai visto in serie A ,Cuadrado, e Alex Sandro, che a detta di molti è anch’egli il migliore sulla sua fascia.

Centrocampo stellare

Davanti c’è un trio meraviglia: Bentancur, uomo strappato al Milan per 9 milioni e che ora ne vale 80, Khedira, uno di quelli che a tempo perso vince i mondiali e infine, giusto per rimanere in tema di campioni del Mondo, ecco Blaise Matuidi.

I tre delle meraviglie

Il terzetto che si occuperà di rendere i prossimi 90 minuti un incubo per la cicala e un sogno per la formica è composto dall’alieno CR7, la superstar chiacchierata (da anni, ma sempre li resta) Dybala (altro rubato al Milan) e Douglas Costa, la velocità fatta a persona.

Esagerata come sempre dite? Non pensate che la situazione sia così tragica. Beh eccovi un grande classico del passato e del futuro: la formica e la cicala.

Il primo tempo

Il gioco è subito nelle mani della Juventus, che dopo un paio di minuti di studio si porta alla assalto. A guidarlo c’è Rodrigo Bentancur, che alza la testa e ha visto che l’esplosività di Douglas Costa sta già mettendo in difficoltà Calabria.

Il passaggio è sulla corsa e vede il brasiliano arrivarci per primo e con un tocco elegante portala verso il centro dell’area, Calabria è lontano, ma per sua fortuna Douglas Costa non tirava in una partita ufficiale da un po’ e si fa prendere dalla foga: palla sopra la traversa.

E’ ancora Juve al minuto 12, quando Cristiano Ronaldo viene incontro a Khedira a metà campo, riceve, si gira e inizia a diffondere il panico. Salta Bennacer, ha uno spazio di circa due secondi prima che arrivi di gran carriera Kjaer e li sfrutta per far partire un diagonale che si stampa sul palo. La palla è recuperata e spazzata nervosamente da capitan Romagnoli.

Equilibrio rotto

E’ l’inizio della fine. Sì, perchè la difesa rossonera dura in totale 17 minuti e 34 secondi. Dopo Bentancur da calcio d’angolo mette in mezzo, Kessiè e Douglas Costa saltano a vuoto, Bonucci no: incornata e gol. Donnarumma impotente raccoglie la palla dalla rete e prova a dare la carica ai suoi.

Ma è tutto vano. Passano altri 10 minuti, in cui si è recuperata la parvenza di equilibrio, in cui il Milan ha avuto persino un possesso palla superiore, con Bennacer in grande spolvero. Ma al 28′ arriva il gol del raddoppio. Nulla di eccezionale siamo franchi, la condizione fisica è quella che è, ma essere marziani aiuta lo stesso.

Infatti Cristiano prende palla e scambia con Dybala, il quale carica il tiro e lo scaraventa addosso a Paquetà. Sulla ribattuta CR7 vede un varco e un Donnarumma non piazzato benissimo. Il tiro non è molto potente, ma è preciso e si insacca: è 2-0.

CR7 mantiene la Juve in vntaggio sulle inseguitrici

Il primo tempo si chiude con poche emozioni e l’unica cosa che somiglia ad una reazione del Milan è un tiro da fuori di Bonaventura che scheggia il palo durante il recupero. Rebic e Calhanoglu  ancora non pervenuti.

Il secondo tempo

Ed ecco che Rebic lascia il posto alla scommessa dell’ultimo mercato estivo: Rafael Leao. Pioli si affida al giovane di belle speranze per tentare di ribaltare la situazione. Non sono mancate neanche le strigliate, a quanto sembra dagli occhi degli undici in maglia rossonera.

Nei giocatori juventini non ci sono particolari preoccupazioni. E pensando alla finale, che dista 5 giorni, Maurizio Sarri opta per un cambio: fuori Dybala dentro Bernardeschi. Cristiano si accentra e avrà due ali scattanti al suo fianco.

Come ci si aspetta è il Milan a fare la partita per il primo quarto d’ora. AL 12′ l’incursione di Calhanoglu verso l’area di rigore, dopo aver ricevuto da Paquetà, porta ad un tiro precisissimo verso l’incrocio, che, però, viene intercettato e messo in corner da Gigi Buffon.

L’occasione ghiotta

Rafael Leao

Il momento di massimo splendore rossonero arriva dai piedi del solito Giacomo Bonaventura. L’azione è molto ordinata, parte da Romagnoli, che serve sulla trequarti un Kessiè ora molto avanzato. Di prima la palla arriva a Jack, che dribbla Bonucci lasciandolo sul posto, salta anche De Light e sarebbe da solo davanti a Gigi, ma il piedi dell’olandese classe 1999 abbatte contro la caviglia dell’ex Atalanta: è calcio di rigore. Poche proteste, è abbastanza evidente.

Sono momenti che nell’arco di una stagione capitano 2 o 3 volte al massimo e ti permettono di cambiare la stagione . Però nel calcio ci vuole la testa. Il talento Raphael Leao suggerisce che debba essere lui a battere il penalty concesso ai suoi. La necessità di avere esperienza e testa in queste situazioni porta Gigi Buffon a intuire anche troppo facilmente la traiettoria del tiro e a mandarlo in angolo.

Dopo è tutta una questione formale. La Juventus controlla il gioco e il Milan ha perso la sua unica occasione di qualificazione.

La formica e la cicala: un classico riadattato

La questione è chiusa da un altro dei cambi della Juventus: Miralen Pjanic. Al 37′ Bennacer abbatte in modo scomposto Cristiano a 23 metri dalla porta difesa da Donnarumma ed è calcio di punizione con annessa ammonizione per l’algerino. Lo specialista si presenta davanti alla palle e la mette in rete con una eleganza che appartiene solo a lui.

C’è spazio anche per Danilo nella Juve, mentre per i rossoneri entrano Saelaemakers e Gabbia.

Finisce così: Juve 3 Milan 0. La formica e la cicala, ammodernamento di una favola, che ci ricorda che, anche nel calcio, programmare è importante. La differenza col classico è che sul rettangolo verde nessuno ti fa dei favori.

 

 

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