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Fabrizio Miccoli, il ritratto del re di Palermo

Il calcio, per molti rappresenta un sogno. E spesso, si sa, aggrapparsi ad un sogno è l’ultima spiaggia per alcuni. Quando nasci sotto le congiunzioni astrali giuste, però, nessun sogno è troppo grande da raggiungere. Lo sa bene Fabrizio Miccoli, bandiera del Palermo ed ambasciatore del pallone siciliano in Italia ed in Europa. Raccontare chi è e cosa ha rappresentato è impresa ardua ed ostica. Ma partiamo dalle origini.

Fabrizio Miccoli, il ritratto

Già così forte a soli sei anni, quando era ancora tra le fila del San Donato, tanto che i suoi documenti venivano falsificati dai dirigenti affinché potesse giocare con i più grandi. Tanto settore giovanile, al Milan e poi al Casarano. La svolta per sbancare il lunario arriva nel 1998, quando si trasferisce in Serie B alla Ternana. In quattro anni, tutte in serie cadetta, colleziona ben 120 presenze (le gioca praticamente tutte). Nel 2002, anno del suo matrimonio con la compagna di vita Flaviana, si trasferisce alla Juventus. Il club bianconero, però, lo manda prima a ‘farsi le ossa’ al Perugia di Luciano Gaucci. Proprio con l’ex presidente perugino il rapporto non fu affatto idilliaco. Torna a casa Juve l’anno dopo, dove mostrò di poter essere una buona alternativa ad Alessandro Del Piero e David Trezeguet. Eppure la dirigenza bianconera mai l’ha visto di buon occhio, anzi. Moggi, Giraudo e Bettega gli preclusero ogni possibilità quando acquistarono Zlatan Ibrahimovic, che gli tolse ogni possibilità di crescita calcistica in Piemonte. “Una tragedia” la sua esperienza in bianconero. Quindi meglio alzare i tacchi e trasferirsi alla Fiorentina. Diventa, in una sola stagione in maglia viola, capocannoniere del club, contribuendo alla salvezza della squadra a fine campionato.

Nella stagione 2005/2006 la prima esperienza fuori dai confini italiani. Via in Portogallo, al Benfica, in prestito. Un’esperienza fruttuosa, visti i buoni risultati raggiunti anche in Champions League. Prestazioni altisonanti, eppure la tύχη sembra fargli qualche scherzo di troppo. Troppi infortuni, qualcuno anche grave, gli fanno pensare addirittura di appendere gli scarpini al chiodo. Per la fortuna degli amanti del calcio romantico, d’altri tempi, ci ripensa. Torna in Sicilia, a Palermo, dove diventerà Imperatore assoluto dell’isola. Dal 2007 al 2013 segna una valanga di gol in 179 partite, diventando bandiera assoluta della squadra.

Grande fan di Diego Armando Maradona, tanto da chiamare uno dei suoi figli proprio Diego, il Romario del Salento, così soprannominato dai tifosi, torna nella sua Puglia, al Lecce, nel 2013. Capitano e leader dello spogliatoio, quell’anno va ad un passo dalla promozione in Serie B. Due anni dopo, nella fase decisamente calante della sua carriera, firma un contratto annuale con il club di Malta del Birkirkara. Il 16 dicembre 2015 smette di giocare e ripone, per sempre, gli scarpini nell’armadietto.

I guai giudiziari

Fabrizio Miccoli, dal calcio ha avuto tutto ciò che desiderava. Fuori dal terreno di gioco, però, è stato un personaggio decisamente controverso. La sua storia d’amore col pallone di cuoio si intreccia con i rapporti malavitosi instaurati durante l’esperienza a Palermo. Nel 2013 finisce alla ribalta della cronaca per tentata estorsione, concorso in tentata estorsione, accesso abusivo a sistema informatico. E non finisce qui. Perché in alcune telefonate intercettate dalle forze dell’ordine, si sente chiaramente Miccoli insultare il giudice Giovanni Falcone. Due anni dopo viene indagato con l’accusa di estorsione aggravata. Nel 2017 viene condannato dal tribunale di Palermo a 3 anni e 6 mesi di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Solo qualche mese fa la condanna viene confermata in appello.

Proprio per questo, come raccontavamo in apertura, raccontare Fabrizio è impresa ardua. Un lavoro che Amon, grazie ai forti rapporti divini, però, può fare. Cosa ha rappresentato Miccoli? Vale davvero la pena raccontare la sua storia? La risposta è ‘sì’. Tenendo in considerazione solo la carriera professionale, è giusto parlare di lui alle nuove generazioni. Il Pibe di Nardò ha rappresentato una delle ultime bandiere del calcio, divenendo simbolo di un Palermo ai massimi splendori. Freddo sotto porta, abile nel dribbling e gran tiratore di punizioni, si divertiva ad imitare Francesco Totti dal dischetto del rigore. Col cucchiaio, con la finta di fermarsi. E poi quei tiri potenti. Quante ce ne ha fatte vedere.

Miccoli oggi

Eppure, nonostante la romantica nostalgia, dell’attaccante oggi si pensa male, visti i risvolti giudiziari. E come biasimare, d’altronde, chi ha preferito accantonarlo nel baule dei ricordi. Le sue condanne non son mica carta straccia. Eppure basterebbe trovare un giovane con le sue stesse caratteristiche per provare a dimenticarlo per sempre. Ma perché farlo? Le storie d’amore, anche quelle che non finiscono bene, ci accompagnano per sempre. Ci fanno crescere, maturare, nel bene e nel male. Oggi Miccoli continua a guardare dal divano di casa il wrestling, una delle sue più grandi passioni. Gestisce, inoltre, l’ASD Fabrizio Miccoli, una scuola calcio da lui fondata. Nel frattempo di conoscere il definitivo destino giudiziario, Miccoli ha compiuto ieri 41 anni. Ci auguriamo che il suo desiderio, al momento di soffiare sulle candeline, sia stato di smettere con i ‘colpi di testa’.

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