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L’Atalanta sarà il nuovo Leicester?

“In un certo reame, in un certo Stato c’era una volta”: è in questo modo tranquillo ed epico che comincia la fiaba. La formula “in un certo reame” indica l’indeterminatezza spaziale del luogo dell’azione. “in un certo reame” è un topos della fiaba di magia e in un certo senso mette in chiaro che l’azione si compie al di fuori del tempo e dello spazio”
Vladimir Propp

Ecco, per chi non conoscesse Vladimir Propp, diciamo subito che stiamo parlando di un antropologo russo, conosciuto in tutto il mondo per aver esteso l’approccio del formalismo russo allo studio della struttura narrativa, essendo in grado di estrarre dalle fiabe popolari costanti e variabili, componendo il famoso “Schema di Propp” modello di tutte le narrazioni. Per farvela breve, ogni fiaba ha uno schema fisso di trama, avvenimenti, personaggi ed eroi che si ripete. Riguardo gli ultimi (gli eroi), questi cambiano di fiaba in fiaba, ma cambiano per le fattezze non per ciò che fanno, perché compiono tutti azioni eroiche che spesso ci forniscono anche una certa morale. La fiaba, di cui vogliamo parlare oggi, ha tanti personaggi e un solo eroe: l’Atalanta. Il Reame è Bergamo.

Atalanta

L’Atalanta

Si, perché in una delle città più bersagliate dal Covid, c’è una squadra che traendo insegnamento dalla gente che rappresenta sta dimostrando una resilienza e uno spirito di andare oltre le difficoltà che potrebbe fare la storia, che potrebbe scrivere una favola o una fiaba, dal significato morale consistente.

I nerazzurri di Gasperini, dopo il lockdown, hanno fatto sei su sei, vengono da nove vittorie consecutive, hanno il secondo posto a soli due punti e il primo a nove. I primi (la Juve) li affronteranno questo sabato, e considerando lo stato di forma di questi ragazzi, non si può escludere un’altra ennesima loro impresa. Impresa che li proietterebbe a sole sei lunghezze dal sogno scudetto con altri diciotto punti in palio e con delle certezze: miglior attacco del campionato, percentuale di produzione offensiva più alta del campionato, percentuale di produzione di passaggi-chiave più alta del campionato.

Insomma, anche chi credeva potesse non essere possibile, ora un po’ comincia a farlo.Eppure, se dovesse davvero accadere, ve lo immaginate? Vi immaginate la portata storica di un avvenimento simile? Il significato, l’eroismo.

Il Leicester di Ranieri
Il Leicester di Ranieri campione d’Inghilterra

Precedente Leicester

Se dovesse accadere ci ritroveremmo difronte ad immagini all’altezza dei più grandi e incredibili successi della storia dello sport. Un vero e proprio miracolo sportivo, qualcosa che i nostri occhi hanno visto solo qualche anno fa: il Leicester di Ranieri campione d’Inghilterra.

Le Foxes ribaltando qualsiasi tipo di pronostico e di valore vinsero il titolo nel campionato più competitivo al mondo, quando la stagione precedente si era rivelata un mezzo disastro, gli scandali fioccavano come neve sul Gran Sasso a febbraio, e Mister Ranieri era ritenuto un simpatico nonno, allegro, perditempo, ma semplicemente un perdente della vecchia scuola.

L’arco narrativo (e adesso torniamo a Propp) e il sistema di personaggi rispondeva perfettamente alla potenza stereotipica di una narrazione finzionale. Corrispose fino alla fine, perché come andò a finire lo sappiamo. Gli eroi, invece che prendersi la principessa, si presero la coppa.

Bergamo
Città Alta di Bergamo fotografata dalla stazione della funicolare di San Vigilio.

La mancanza

A ben guardare, però, senza sciorinare tutto il sistema di personaggi tipo (8) e le funzioni (31) elaborate da Propp per inquadrare le narrazioni fiabesche, possiamo affermare che la storia nerazzurra ha parecchi elementi che possano portarla ad avere un finale fiabesco/eroico.

Innanzitutto, diceva Propp, ogni fiaba di magia che si rispetta parte da una mancanza. Possiamo citarne tre. La prima è una mancanza epica e deriva dal nome Atalanta, figura della mitologia greca, figlia di Iaso Re dell’Arcadia, il quale voleva un maschio e quindi da usanza l’abbandonò sul monte Pelio. La seconda è sostanziale ma poco stimolante, i nerazzurri sono la squadra col maggior numero di presenze in A tra le squadre che non rappresentano capoluoghi di regione e, soprattutto, tra quelle che non hanno mai vinto lo scudetto. La terza è tragica, perché l’Atalanta è Bergamo, Bergamo è l’Atalanta, e nessuna città (o provincia) ha perso di più negli ultimi mesi.

Se ogni racconto è un racconto di riparazione, c’è tanto da riparare. E, aggiungiamo, questa situazione di svantaggio crea le condizioni per farci empatizzare con l’eroe.

Atalanta 2
Giampiero Gasperini festeggia la qualificazione in Champions.

Giampiero Gasperini (l’aiutante)

Nei sistema dei personaggi stilati da Propp c’è sempre un aiutante, generalmente è un mago e aiuta l’eroe (gli eroi) nella loro ricerca. Generalmente “mago” è un appellativo che attribuiamo agli allenatori, in questo caso a Giampiero Gasperini.

Gasperini che qualcosa merita dal destino e che di magie ne sta facendo a iosa. La sua carriera da allenatore lo ha visto girovagare in lungo e in largo, da Nord a Sud. È partito dalle giovanili della Juve, dove ha vinto un Viareggio nel 2003. Al suo primo incarico a Crotone ha conquistato una promozione in B, salvò essere fatto fuori l’anno successivo. Poi è arrivato a Genoa, ha riportato il Grifone in A e poi addirittura in Europa League.

Sembrava fosse arrivata la sua ora, quando gli hanno concesso la panchina dell’Inter: era uno specchietto per l’allodole. Quello non era un premio, fu una mancanza di rispetto. Nessuno credeva in lui, né i reduci del triplete, né la società che non accontentò nessuna sua richiesta. Passò allo storia come unico allenatore nerazzurro, insieme a Corrado Verdelli, a non aver vinto nessuna partita fino al suo esonero.

La ripartenza ebbe degli alti e bassi, perché rimase scottato. Si riprese a Genova come se avesse bisogno di resettare l’esperienza milanese, prima di approdare a Bergamo, dove, in tre anni avrebbe posto le basi a ciò che oggi stiamo raccontando: due qualificazioni all’Europa League consecutive e una in Champions.

Zapata
Duvan Zapata, l’emarginato

Il sistema di personaggi

Basi che noi credevamo non potessero reggere nemmeno troppi mesi fa, quando per i suoi uomini arrivarono le prime prove (o complicazioni, rotture, vedi schema) fallite miseramente. In poche settimane contavamo sconfitte clamorose subite per mano di Dinamo Zagabria, Shaktar, Manchester City, Cagliari, Juventus, Bologna. In fondo, non potevamo sapere fossero solo peripezie dell’eroe, degli eroi, quel gruppo di sgangherati con qualità discutibili.

Parliamo di Ilicic, un giocatore destro (non di piede) e astuto, dal talento nascosto dagli infortuni. Uno sul quale non avresti speso un centesimo, uno che meglio a perderlo che a trovarlo, uno che si è rigenerato. Potremmo fare lo stesso discorso per Muriel.

Poi, Zapata, l’emarginato, cacciato da una big (il Napoli) e che sembrava il tipico attaccante grosso, buono per fare a sportellate e poco più, prima di conquistarci tutti per la sua potenza bruta e le reti che lo rendono tra i migliori centravanti d’Europa. De Roon, il sottovalutato, quello che non ha i modi per conquistare il cuore di una big pure avendone la cifra tecnica, un uomo di regia e sapienza.

Toloi, che arrivato dal San Paolo a Roma ci sembrava l’ennesima meteora brasiliana, buono per vendere i giornali, sia per il fascino esotico del suo nome accostato al nostro campionato, sia, probabilmente per la mansione a lui più adatta e che, invece, alla poche qualità apparenti ha rimediato con un gran cuore.

Come dimenticarci poi di Gomez, nel quale nessuno a mai creduto ai tempi del Catania, tanto da spingerlo a volare via in Ucraina, dove pensavamo andasse definitivamente a porre la parola fine su una carriera che nessuno di noi avrebbe ricordato.

Un gruppo di uomini che ha reagito alle prove, che noi donatori e il destino, gli abbiamo fornito, che falliscono e si rialzano che trovano la strada (aiutati dal mago) e si dirigono alla lotta (prova finale) contro un’antagonista temibile (la Juventus), apparentemente insuperabile, l’ultimo (o quasi) ostacolo che separa (l’Atalanta), dalla ricompensa finale.

Ricompensa finale

Ricompensa finale che in questo caso assume le sembianze di un titolo: lo scudetto. Ricompensa finale che sarebbe una vittoria con pochi riferimenti nella storia di questo sport. Una vittoria dai contorni del miracolo sportivo. Quei miracoli sportivi che hanno una morale: nella vita il successo non è negato a nessuno, a patto che si lavori sodo, che si resti umili e che si abbia fede, sempre.

Ai momenti più bui succedono spesso quelli più luminosi, una città caduta nell’oscurità che potrebbe risplendere di luce propria.

Tramite le scritture sappiamo che Atalanta (la figura mitologica greca) incontrò un oracolo che le predisse che una volta sposata avrebbe perduto le sue abilità e avrebbe fatto tante altre cose: tra queste potrebbe esserci un’impresa fiabesca che andrebbe ben oltre i limiti dei tempi e delle spazio come fiaba vuole.

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