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L’ego smisurato di Antonio Cassano

Quanto è complicato e semplice allo stesso modo dipingere un ritratto di Antonio Cassano?

Un ragazzo venuto dal niente, capace di non farsi imbrigliare nelle regole del vivere comune. La storia di Antonio Cassano è ricca di episodi controversi fuori dal campo e di talentuose giocate dentro il rettangolo verde. Un connubio che, quasi sempre, non va d’accordo. Per Cassano, però, la storia ha avuto in serbo altri piani, decisamente migliori rispetto a quelli che in molti attendevano. Ieri, dopo avercela fatta, ha compiuto 38 anni.

La sua storia col pallone iniziò nella sua amatissima Puglia, con la maglia della Pro Inter, squadretta di Bari senza troppe ambizioni. Abbandonato dal padre, circondato da amicizie sbagliate, trovò nel calcio l’unica ancora di salvezza per non colare a picco. Cassano è ed è stato, per Bari, arsenico e champagne: la società pugliese decise di puntare su uno dei figli della sua terra. Debuttò in Serie A nel derby contro il Lecce: rubò la scena a tutti i compagni di squadra e diventò il giocatore più popolare per la tifoseria barese.

Alla Roma servirono 60 miliardi di lire per strapparlo a Bari Vecchia: da lì i primi veri successi. L’esordio in Champions League, la prima rete europea contro il Genk, l’esordio in Coppa UEFA: oramai Cassano, negli anni giallorossi, si era affermato nel calcio italiano e non. I suoi rapporti con la società, però, si incrinarono. Nell’inverno del 2006, dopo una lunga trattativa e continue voci di mercato che lo accostavano a Juventus e Inter, a 23 anni, passò al Real Madrid per 5 milioni di euro.

El Gordito lo chiamarono a Madrid, per via dei suoi chili di troppo. In Spagna mise in mostra il meglio dei suoi atteggiamenti irriverenti, tanto da essere protagonista di numerose parodie sul piccolo schermo iberico. Fabio Capello, l’allenatore che più ha creduto in lui, sarà costretto a metterlo fuori rosa dopo aver scoperto che Antonio lo prendeva per i fondelli di nascosto.

La sua avventura con i Blancos non fu brillante ma, in ogni caso, le sue prestazioni favorirono la squadra spagnola nella vittoria del suo ennesimo titolo nazionale. Tuttavia, il miracolo europeo evaporò completamente. Tornò, dunque, in Italia, alla Sampdoria. Genova rappresentò, statistiche alla mano, la sua ultima grande esperienza, il suo habitat naturale: dal 2007 al 2011 collezionò 96 presenze, segnando 34 gol. Poi il pellegrinaggio: Milan, Inter, Parma, ancora Sampdoria, Verona e Virtus Entella. Una parabola discendente che l’ha reso, in ogni caso, indelebile nelle menti e nei cuori di tutte le tifoserie incontrate. Gioia e delizia allo stesso tempo, simpatico ed antipatico… dipende dai punti di vista.

Una vita fatta di cassanate, maleducazione e giocate geniali. La storia di un ragazzo che ce l’ha fatta, cresciuto senza andare a scuola. Come è possibile sembrare un ex calciatore a soli 25 anni? Impossibile direbbe qualcuno, eppure Fantantonio ci è riuscito. Sceneggiate, insulti agli arbitri, praticamente di tutto. Inconscio spumantino, spirito animalesco senza freni: Cassano è stato anche tutto questo. Come dimenticare la prima rete col Bari segnata contro l’Inter? Stop di tacco, progressione e Laurent Blanc seduto a terra. Al minuto numero 87 di quella partita del dicembre del 1999 il mondo scoprì Antonio Cassano, uno dei giocatori più geniali del calcio italiano, divorato negli anni dal suo ego smisurato.

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