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Gareth Bale, il gelo che mai l’ha consegnato all’apogeo

Gareth Bale, il connubio ideale tra un fisico esplosivo ed una rapidità senza precedenti. Talento cristallino, fragile, come il vetro. Bello in apparenza, graziante nelle movenze, gestione della sfera sopraffina, troppo spesso frenato per poter rivelare al mondo le proprie capacità.
Compie, in data odierna, 31 anni. Ciò che il gallese poteva essere ma non è stato, l’interrogativo sul quale pende la maggior parte della carriera, vissuta con la Camiseta Blanca a fortune alterne.
Ripercorriamo l’ ascesa ed i bivi che si sono posti di fronti alla definitiva sbocciatura di un talento come pochi se ne sono visti.

L’esperienza inglese: aspettative elevatissime

Gareth, nato e cresciuto a Cardiff, impressiona chiunque lo osservi sin dalla tenera età: ha un quid in più rispetto ai coetanei.
Ad intravedere doti da campione ci pensa il Southampton nel 2006, club con il quale firma il suo primo contratto.
Con la maglia degli inglesi, appena retrocessi in Championship, delizia: esordisce a 16 anni, divenendo il secondo calciatore più giovane dei Saints, dopo Walcott, a riuscire in tale impresa.
Vederlo sul terreno di gioco è spettacolo, perché Gareth incanta. E’ il connubio ideale di esplosività e incisività. Concretezza e pulizia. Sul pallone non si affanna, anzi, è fine nelle giocate.

La carta d’identità pare mentire: il 16enne, dagli inizi, costringe a paragoni con illustri interpreti dello sport, quali Ronaldo il fenomeno e Ronaldinho. Samba verdeoro sulla sfera, importata in Galles, laddove a memoria, potenzialità simili si erano intraviste solamente osservando la Premier.
Terra che non ha mai fatto muovere i primi passi a fenomeni, che ora può proclamare il proprio vanto. A cogliere le singole azioni del nativo di Cardiff è il Tottenham, che sborsa 5 milioni per aggiudicarselo.
Nel 2007 incomincia il percorso glorioso con gli Spurs: entra con diletto nell’ ambiente, si appropinqua dei media, che porgono la loro attenzione sul ragazzino dai tanti capelli, pronto a stupire.
E cosi, come da copione, avviene: prima rete in Premier l’1 settembre 2007, nel rocambolesco 3-3 interno contro il Fulham.

Nel frattempo, il mondo intravede il nascere di una nuova stella: a White Hart Lane, acquisisce importanza, trovando con costanza il minutaggio tanto auspicato.
Lui delizia, incanta. E’, a detta di molti, il futuro del calcio.
Mentre Cristiano Ronaldo, sotto la guida di Ferguson è pronto ad approdare nella Madrid sponda Blanca per 95 milioni di euro, portando su di sé l’attenzione generale, lui continua a crescere.
Sulla fascia trova la collocazione naturale: in velocità è imprendibile, stile Tom e Jerry, con il primo a fare da specchio al gatto, che grazie ai suoi celebri inseguimenti, è divenuto famoso.

Dal 2007 al 2010 diventa il perno del tridente offensivo, riuscendo ad arricchire lo status di promessa. Oramai è una realtà pronta a consacrarsi. Decide di farlo proprio nella stagione del Treble nerazzurro: inizia l’annata con una doppietta allo Stoke City, con una rete spettacolare all’ incrocio, e prosegue con una tripletta storica in quel di San Siro, dove in 15 minuti, distrugge e annichilisce i ben più quotati Samuel e Zanetti.
Impressiona, sovrannaturale nelle giocate. Dal 2010 al 2013 entra nel gotha della Premier, imponendosi con prepotenza ai piani alti del campionato più competitivo al mondo.

All’età di 23 anni è pronto, seppur con grande rammarico dei tifosi londinesi, e dopo aver vinto in ben due stagioni il trofeo come miglior calciatore del torneo ( record in concomitanza con gente del calibro di Cristiano Ronaldo o Shearer ), a salpare in un percorso ambizioso, quello che tutti vorrebbero raggiungere.
Estate del 2013, Florentino Perez si muove, vuole completare, assieme all’ appena citato portoghese e Benzema, il tridente più forte d’Europa, per puntare alla Decima che manca da tempo immemore.
Sborsa i 100 milioni richiesti dagli Spurs, facendo di Gareth il giocatore più pagato di sempre, dopo il nativo di Lisbona, che con i Galacticos veste la 7.

Real Madrid: odi et amo

Arriva tra mille pressioni, come oggetto del desiderio di un ambiente spazientito, che vuole ritornare a coprire i vertici del calcio europeo.
Dalla presentazione, avvenuta dinanzi a 80 mila persone, si intuisce il calibro di un operazione pesante, tuonante, senza precedenti.
Gareth però è un robot, un marziano che ha di più rispetto ai tanti, non è un comune, è la rappresentazione ideologica del “ Dio”.
Compie gesta poderose, con la sfera esegue ciascuna richiesta, è il perfetto profilo del Real, l’ideale per tornare grandi.

Un binomio pronto ad impressionare, che presto si rivelerà letale.
La prima stagione in Spagna rispetta le aspettative, poiché il gallese realizza ben 22 marcature in 44 partite, risultando spesse volte decisivo.
L’ambiente lo applaude, e pure il Camp Nou, deve farlo quando, complice una galoppata di 60 metri, mette a referto il goal migliore del secolo dei Blancos.
Ridicolizza la difesa più forte d’Europa, quella blaugrana, salta Valdes e deposita alla sue spalle la rete decisiva nella vittoria della Copa del Rey 2013/2014.

La stagione 2014-2015 lo afferma come uno degli eletti: mostra agli appassionati le sue cilindrate, vola sulla fascia, in una condizione psico-fisico che è, ad oggi, nella sua carriera, un unicum, uno stato di perfezione in ogni sua sfida. Sta bene, trova la fiducia di chiunque, e forma l’attacco più prolifico del Vecchio Continente.
Non è una meteora. A 25 anni ha già posto le basi ad un futuro glorioso.

Da quel momento, un arrivo muterà per sempre l’avvenire: nel 2015 sulla panchina delle Merengues arriva Zidane, i cui rapporti saranno tesi.
Complice un gioco collettivista del francese, dove le fondamenta sono da ricondurre ad una manovra centrale, la sua importanza nel sistema crolla.
Entra perlopiù dalla panchina, e non si adatta ai tecnicismi del franco-algerino. Oltre a qualche magia sporadica, cala il suo rendimento ed il rapporto con la tifoseria.

A complicare irrimediabilmente i suoi progressi inizia a pensarci la sorte: gli infortuni si moltiplicano, entrano sovente nella sua vita, porgendogli un ostacolo in più.
Tali avvenimenti, mai riscontrati prima, lo portano in un momento di decadenza dal quale non si riprenderà, salvo qualche illuminazione improvvisa, tra le quali spicca la doppietta con tanto di rovesciata in finale di Champions nel 2017, contro il Liverpool, decisiva ai fini del risultato.
Eppure il rapporto con Zidane, fedele condottiere voluto da Perez, si congela. Bale perde la fiducia, vuole partire. A Madrid arrivano le offerte, ma il club declina. Vuole un prezzo alto, per evitare la svalutazione del prezzo.

I malumori si incrementano, sino al gelo, che arriva ad Euro 2018, quando al termine di un match espone la bandiera del proprio paese con la scritta eloquente: Galles, golf, Real Madrid, a siglare delle priorità non certo piacevoli di un 29enne, il cui destino è già lontano dalla capitale iberica.
Il resto è storia: sinora il suo genio non si è mai ripreso, ed ad oggi l’addio sembra l’ipotesi più plausibile, per evitare di minare il futuro.

L’ultima, simbolica immagine, è la sua panchina nella vittoria sul Granada: occhi chiusi, a segnare, definitivamente, l’inizio di un amore mai sbocciato.
I fischi del pretenzioso palco del Bernabeu, ghiacciano i suoi spiriti, vanificando ciascun possibile ricongiungimento.
Compie 31 anni la stella che l’Olimpo non ha mai visto sbocciare.
Quel talento di vetro, fragile, sfortunato, arso in circostanze non volute, finite per segnarlo nel profondo.
Compie 31 anni Gareth Bale, vaso in procinto di rompersi, dopo aver eretto la propria figura con portanza.

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