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Tifosi allo stadio: ce lo meritiamo?

L’altro giorno siamo tutti a tavola e a un certo punto dico a mio padre “Ah comunque ieri sera abbiamo vinto” “Ah bene, quanto?” “3-0”. Silenzio soddisfatto. Salta su mia madre e dice Abbiamo, come se foste voi a giocare, no?. La risata è automatica, come la risposta, il succo è che col tifo solo chi c’è dentro capisce. Però, è nata una riflessione su quello che stiamo vivendo. O meglio su quello che non stiamo vivendo. I tifosi allo stadio non si vedono da qualche mese ormai, si gioca a porte chiuse. Molti addetti ai lavori, calciatori, allenatori si sono schierati a favore della tesi che “il calcio senza pubblico non è la stessa cosa”.Tifosi allo stadio

Fino ad un paio di anni fa non ero mai stato allo stadio, non è abitudine di famiglia. Ci sono andato con amici e ho capito perfettamente cosa si intendesse con la frase “il vantaggio di giocare in casa”. Quella sensazione di sessantamila persone che urlano un solo nome o un solo cognome, non penso sia pareggiabile da qualche altra esperienza. Quindi liberiamo il campo da dubbi, quell’esperienza esiste solo col pubblico, solo con le vibrazioni che emettono decine di migliaia di persone, solo con la passione per qualcosa di così grande da farti essere parte di una comunità in un mondo che ci vede sempre più soli.

Ma è sempre lo stesso calcio? Questo sì che è un dilemma. Questa è una domanda che, però, merita una risposta libera da risposte semplici e scontate. Negli anni abbiamo visto tifoserie fare davvero la differenza; come dimenticare il “muro giallo” della tifoseria del Borussia Dortmund, o le sensazioni che trasmettono stadi come il Wanda Metropolitano o il Bernabeu, sempre tenendo a mente la forza e la bellezza delle tifoserie nostrane.

Ma ci siamo chiesti cosa significhi certe volte?

Il peso dei tifosi allo stadio

Io tifo Milan. L’ho detto. Non è per mettermi al centro, ma perché faccio parte di una tifoseria carica di emotività, malsanamente abituata a vincere, una tifoseria che, in gran parte, ha perso il contatto con la realtà, pensa di essere rimasta a 10/20 anni fa. Una tifoseria che ha fischiato gli infischiabili in questi anni. Mi viene quindi da chiedermi, noi ce lo meritiamo il calcio? Ci meritiamo quell’esperienza da brividi, quella sensazione di felicità, quella sofferenza? Ci meritiamo di urlare quei nomi?

Siamo nell’epoca del “con quello che prendono”, in quel periodo in cui pensiamo ai calciatori come miti e leggende, in cui gli stessi giocatori che acclamiamo si spacciano per divinità. E in questo frangente viene facile fischiare allo stadio, o urlare ed arrabbiarsi, ma dimentichiamo che anche il tifo è una conversazione. È un dialogo fra chi dà l’anima e chi dà il corpo. Come ci sentiremmo se ci fossero decine di migliaia di persone a fischiarci mentre scriviamo un rapporto o un articolo?

La fatica è del diavolo e il derby dell'Inter

Forse questo periodo di astinenza da stadio può farci bene. Non solo a noi sia chiaro. I giocatori potranno tornare a fare quello che tutti gli esseri umani fanno: sbagliare. E senza dover essere mortificati ogni volta. Come si fa ad imparare qualcosa senza sbagliare? Forse è per questo motivo che certe squadre sono tornate con un’altra faccia. Sarà una opinione impopolare probabilmente, ma solo perché chiama tutti noi in causa.

Pensate che bellezza se a ogni palla persa, a ogni cartellino ci fosse un incitamento invece di un fischio. Quello sarebbe il calcio vero. Quanti ragazzi sboccerebbero e diventerebbero campioni. Ho visto ragazzi eccezionali essere distrutti emotivamente dalla tifoseria di cui faccio parte, ho visto stelle spegnersi per un errore. Questo un tifoso, una tifoseria, può cambiarlo. Bisogna solo volerlo.

Uscirne più consapevoli

Si è sentito spesso in questi mesi la frase “ne usciremo migliori”, balle, tutte balle, è evidente, ma forse potremmo acquisire maggiore consapevolezza del fatto che le nostre azioni hanno delle conseguenze. Sì, parlo con te tifoso, sei cosciente della botta psicologica che dai a un giocatore quando lo fischi? Sai che hai un potere più grande di quello che pensi? Sai che con un atteggiamento positivo puoi contribuire a plasmare il prossimo Messi?

Ecco prima di tornare allo stadio, pensiamo a guadagnarcelo, pensiamo ad uscirne senza voce per i troppi incitamenti, pensiamo al fatto che tifiamo esseri umani e non macchine. Solo in questo modo il calcio e il tifo saranno per sempre e davvero indissolubili, per ora sono solo due amici, come quelli che vedi ogni tanto, a cui vuoi bene, ma di cui sei pronto a sparlare quando capita. Diventiamo una cosa sola con le nostre squadre, con i nostri allenatori, impariamo che come soffriamo noi per le sconfitte soffrono loro per i fischi. Impariamolo e il calcio diventerà una esperienza estetica e corale come nessuna mai. Solo così il calcio sarà calcio solo con i tifosi allo stadio.

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