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Cosa ci hanno detto i due GP d’Austria?

L’Austria è andata. In questa strana e particolare stagione la prima combo di Gran Premi, tenuti sullo stesso tracciato a distanza di soli 7 giorni, è andata.
Di certo, tutto si può dire men che meno però che l’effetto sorpresa sia mancato. Non per quanto riguarda la Ferrari, c’è da intendersi. 

Il primo weekend su gomme è uno scorcio sul futuro

Il primo weekend su gomme ci ha regalato un piccolo scorcio di come sarà il futuro di domani: ebbene, i piazzamenti di Leclerc (2º), Norris (3º, suo miglior piazzamento di sempre), Sainz (5º) e Ocon (8º), hanno reso interessante un Gran Premio veramente molto deludente.

Oltre all’impreparazione messa in campo da tutti i team durante le Libere e le Qualifiche, la Gara si è tramutata in una Caporetto totale: 9 vetture su 20 si son dovute ritirare a causa di gusti tecnici o di scontri fortuiti dovuti all’”impreparazione” dei piloti. 

Entrambe le RedBull non hanno tagliato il traguardo, così come le Haas. Raikkonen, Stroll, Ricciardo e Kvyat sono alcuni dei nomi dei piloti che hanno salutato il primo GP di questa stagione con gioia, ma con qualche rimorso per non aver potuto far di più.

La Ferrari è un capitolo a parte

Considerazione a parte per la Ferrari. Sebbene nessuna delle due vetture si sia ritirata e sebbene Leclerc sia riuscito a conquistare il secondo posto finale, il team di Mattia Binotto ha sfornato per il primo Gran Premio della stagione una vettura imbarazzante. 

Decidendo di stravolgere e di mettere in dubbio i pochi risultati positivi ottenuti dalla messa a punto sulla SF90, frutto di numerosi GP buttati al vento, Mattia Binotto&co ne hanno combinato un’altra delle loro.

In sintesi: vetture dalle capacità ridotte sul lungo perché il team Ferrari ha ben pensato di focalizzarsi sull’andamento in curva dimenticandosi totalmente di quanto l’aerodinamica in curva sia per 3/5 impattante sull’aerodinamica sui rettilinei. Si è ottenuta una vettura imbarazzante che solo grazie alla verve di Charles Leclerc ha saputo raggiungere la seconda posizione. 

Su Vettel è meglio soprassedere. La vettura non era all’altezza, ma lui continua ad esibirsi in performance veramente sotto tono.

Il secondo Gp d’Austria

La musica cambia, però, nel secondo GP d’Austria. 

Il dominio Mercedes, che seppur con Bottas avevan vinto il primo GP 2020, ritorna a farsi chiaro sin dalle Qualfiche: Poleposition del campione in carica iridato Lewis Hamilton. Seguono a ruota un carichissimo Max Verstappen e un sempre più convincente Carlos Sainz. La gara, stavolta, ci riserva meno sorprese.

Al primo giro un contatto tra le due Ferrari, causa un maldestro tentativo di sorpasso del monegasco su Sebastian, costringe entrambi i piloti ad alzare bandiera bianca prima della conclusione dei primi 4 giri. Questa volta, anche se la vettura non ha ricevuto alcun tipo di miglioramento dalla messa a punto in settimana, non può essere incolpato il team d’ingegneri per gli scarsi risultati ottenuti.

Il giovane enfant prodigue Lando Norris continua a stupire tagliando il traguardo alle spalle delle due Mercedes e delle due Red Bull.  Il suo compagno di squadra, Sainz, pur essendo partito molto bene, si è dovuto arrendere ad una gestione delle gomme penosa.

Ottimo risultato per entrambe le Racing Point, che conquistano la doppietta (6º e 7º posto) più fruttuosa mai ottenuta. E giù di lì una sfilza di soliti nomi che son tornati ad occupare sempre le solite posizioni in griglia finale.

Adesso l’Ungheria

L’Austria è andata. Ora ci aspetta l’Ungheria. 

Sappiamo già che novità in casa Ferrari non ce ne saranno e che sarà ancora un altro dominio targato Mercedes. È meglio, allora, in quanto appassionati, confidare nelle prestazioni sorprendenti delle McLaren e delle Racing Point. Almeno sapranno concederci un po’ di brio.

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