was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

Zidane, dal ghetto di Marsiglia ad eroe di Madrid

Zidane è una benedizione per il Real Madrid”, parola di Florentino Perez. Il focoso presidente del Real Madrid promuove a pieni voi l’allenatore francese: un fenomeno, capace di vincere anche con un Real piuttosto magro. Quanti come lui sono riusciti a passare da calciatore fuoriclasse ad allenatore pluripremiato? Pochi, davvero pochi. Lui sì, senza ombra di dubbio, ci è riuscito alla prima occasione. Blancos nell’anima, sempre fedele, almeno da allenatore, alla panchina del Real.

La sua storia da entraîneur inizia nella stagione 2013/2014, al fianco di Carlo Ancelotti, in qualità di vice del tecnico dei madrileni. Da allora, mai abbandonerà la causa: prima l’esperienza al Real Madrid Castilla, squadra di terza divisione del Real, e poi il salto di qualità alla guida dei grandi campioni della capitale spagnola. L’esonero di Rafa Benitez, per la sua carriera, è una manna dal cielo: viene chiamato a corte da Florentino Perez a gennaio 2016. Gli bastano poco più di quattro mesi per vincere la Champions League contro i cugini dell’Atletico Madrid e per diventare il primo allenatore francese a vincere il torneo europeo.

Il ritorno al titolo nazionale ed il double: semplicemente Zidane

L’anno successivo ripete e migliora le prestazioni della squadra: Supercoppa UEFA, Mondiale per Club, Champions League, ma soprattutto riporta a Madrid il titolo nazionale, a cinque anni di distanza dall’ultima vittoria del campionato. Il palmares parla già per lui, i record infranti altrettanto. Dopo soli due anni di militanza effettivi a Madrid, Zinedina Zidane, per il mondo intero, è già un grande allenatore. La Juventus lo corteggia, il Barcellona prova in tutti i modi a batterlo. Il double campionato-Champions, centrato dopo 59 anni, fa strabuzzare gli occhi ai tifosi: il francese è l’idolo della tifoseria, capace di oscurare addirittura campioni del calibro di Cristiano Ronaldo e Gareth Bale. A fine stagione il numero uno del club darà il via alla rivoluzione che è ancora in corso: via Cristiano Ronaldo, Morata, Danilo e Mariano Diaz, tra gli altri; in prestito ci finisce anche James Rodriguez.

Solo un arrivederci

L’anno seguente inizia la stagione col piede giusto: pronti, via e subito battuto il Manchester United in Supercoppa UEFA. Poi ancora titoli su titoli: prima la Supercoppa di Spagna, poi il Mondiale per Club. E poi, a fine stagione, anche il timbro sulla Champions League, la sua terza coppa europea. Fu proprio con questo successo che salutò Madrid: rassegnò le sue dimissioni il 31 maggio. Per rivederlo in Spagna bisognerà attendere fino al marzo del 2019.

Vince ancora

Lopetegui e Solari falliscono a Madrid, tocca di nuovo a Zidane risollevare le sorti del club madrileno. Firma un contratto fino al 2022, porta il club al terzo posto in campionato, vince la Supercoppa di Spagna e porta a casa la nona finale su nove disputata da allenatore del Real. Di pochi giorni fa, invece anche la vittoria della Liga spagnola. Un trionfo vivente, soprannominato da qualcuno ‘eroe dei due mondi‘, visti i successi con la Francia, da calciatore, e in Spagna da allenatore.

Un destino, il suo, segnato dai primi posti dei podi più celebri e blasonati: a qualcuno toccherà, gli dei hanno deciso di puntare su di lui. Chi l’avrebbe mai detto che una famiglia berbera avrebbe messo al mondo uno dei più grandi allenatori dell’era moderna? Dal ghetto di Marsiglia al tetto d’Europa: questo il curioso caso di Zinedine Zidane.

Lascia un commento