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Inter, traguardo maturità vicino

Parlare di una stagione fallimentare, nonostante la mancata impresa di soffiare lo scudetto alla Juventus, sembra eccessivo. L’Inter si è candidata fortemente a quel titolo, è stata anche prima, ha dato del filo da torcere alle grandi del campionato e ora si giocherà il secondo posto o il tutto per tutto nell’ultima giornata.

In ogni caso, uno scudetto non si improvvisa. Bene l’arrivo di Antonio Conte, che ha già lasciato, nel bene e nel male, la sua impronta. Ha dimostrato che allenare è una questione di professionismo, il passato conta, ma fino ad un certo punto. Si arrabbia e si lamenta come faceva a Torino, nella sua lingua significa tenerci. Ottimo anche il mercato fatto, sia a giugno che a gennaio, Lukaku è stato devastante, Moses e Young hanno dato una grande mano, Barella e Sensi ottimi elementi. Ora serve tranquillità e non agire con impulsività.

L'Inter domina una Lazio troppo leggera

Eriksen è ancora acerbo, ma guai a privarsene, la prossima sarà la sua stagione. Lautaro Martinez dovrà decidere una volta per tutte il suo futuro e l’Inter dovrà essere ferma e calma sulle proprie posizioni. Certo è che i campionati si vincono tenendo quelli come lui. Una squadra con una società matura lo dovrebbe fare. Ecco serve proprio questo: una società matura.

L’Inter e il mercato: tra Conte e le mancanze della rosa

Inter

Una società che si occupi delle indiscrezioni su Lionel Messi solo se sono attività concrete, non per fare salotto. Una che dia ascolto al proprio allenatore per vedere quali sono le mancanze della rosa. I campionati si vincono con la panchina. La Juve lo ha dimostrato. Ha sofferto, perso punti, ma in campo andavano sempre campioni. All’Inter manca questo: le alternative. Le fasce sono il vero punto di debolezza di questa rosa. Hakimi alzerà il livello, ma prima dovrà ambientarsi, bisogna che ci sia qualcuno che gliene dia il tempo. Il 3-5-2 di Conte può piacere o non piacere, ma se fatto bene è implacabile, ci sono le evidenze.

La necessità di ascoltare l’allenatore, però, non deve dare a Conte l’impressione di poter fare il bello e il cattivo tempo. Ha fatto già un’ottima carriera, sia con i club che con la nostra nazionale, ora deve crescere sul serio, iniziare a vincere anche senza avere ogni singolo giocatore che mette in lista. La prossima stagione sarà la sua prova di maturità. Dovrà smettere di avere la scusa pronta ad ogni conferenza stampa, ai colleghi dà fastidio, mette in secondo piano il suo ottimo lavoro e alla rosa questo atteggiamento non fa bene. Questo finale di stagione atipico è stato faticoso per tutti, non solo per i nerazzurri. Conte guardi sull’altra sponda del naviglio e prenda esempio dal Milan di Pioli: silenzio e lavoro. Non ha altro da migliorare, i risultati e i trofei arriveranno. La serenità, però, ancora manca. Con quella si va lontano.

E’ora di guardare avanti

Il 2020 ha riportato alla memoria il Triplete del 2010. 10 anni fa. Così come i cugini rossoneri, è bene che l’Inter la smetta di cullarsi sui propri traguardi del passato e si metta in testa che non torneranno quei giorni. Quei giocatori, quell’allenatore e quella società non esistono più. Ora si possono raggiungere obbiettivi importanti, ma con la testa avanti. A furia di guardare indietro si rischia di prendere un palo in faccia.

Il prossimo anno si dovrà lavorare anche sulla Champions League. È scontato certo, ma è centrale per l’aspetto psicologico. Il gol di Vecino contro il Tottenham è il punto da cui ripartire. Non tanto per la vittoria, ma per l’entusiasmo. Vincere aiuta a vincere, farlo in Champions ti cambia la testa. Si dovrà prestare maggiore attenzione a questa competizione e non solo a parole come quest’anno.

Attenzione anche a lasciare per strada i giovani. Bastoni ed Esposito non si devono muovere dalla Pinetina, da loro può partire un ricambio generazionale senza eguali. Un ricambio nel quale uno come Tonali, tanto per fare un nome attuale, farebbe un gran bene. Va vinto a tutti i costi il derby di mercato con il Milan, Sandro può essere troppo importante.

Prospettiva, serenità e fiducia nei propri mezzi. Sembra tanto, ma l’Inter c’è quasi, è quasi matura. Non servono rivoluzioni, mille cessioni ed acquisti, la stabilità ti consegna punti a ogni campionato, magari proprio quelli che separano i nerazzurri dalla rivale storica di Torino.

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