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È l’anno del Paris Saint Germain?

Mi sono sempre riempito la bocca di considerazioni di alto livello intellettuale circa la capacità di una squadra di essere vincente. “Non si vince con undici campioni”. “Per vincere una competizione ci vuole la testa”. “Non ti puoi comprare una Champions a suon di fuoriclasse”. Queste frasi hanno riguardato, spesso, il Paris Saint Germain. L’atteggiamento da gigante con il portafoglio in mano, pronto a stravolgere gli equilibri del mercato, non è qualcosa che mi piace, personalmente. Ciononostante, persino nel calcio, certe volte si rischia di essere parziale e di dare contro alla squadra di turno solo perché sta antipatica. Per questo motivo mi sono messo a riflettere in modo oggettivo sul PSG e sul fatto che questa possa essere o meno la sua stagione. Quindi mi sono messo dati alla mano.

I numeri del Paris Saint Germain

Paris Saint Germain

Quelli della Ligue 1 potrebbero essere ignorati, a detta di molti. In fondo si è giocato solo 28 giornate e il campionato è stato assegnato ai parigini, forse con una po’ di fretta, senza fiducia che si potesse riaprire il calcio in tempo, cosa che è successa praticamente ovunque. Va però detto che il Paris Saint Germain era già su un altro pianeta. Le 27 partite giocate (mancava anche una partita alla formazione di Tuchel) hanno portato in cascina 68 punti. Prendendo in seria considerazione la possibile vittoria contro il Racing Strasburgo, partita mai giocata, ma dal finale probabilmente scritto, a pari partite con le altre il Paris Saint Germain si sarebbe trovato a 71. Con altri 30 punti a disposizione. Per capirci, se Tuchel avesse deciso di dare forfait per tutte le partite annullate dal Covid, la sua truppa si sarebbe trovata alla peggio quinta (comunque sopra al tanto osannato Lione di Garcia). Uno strapotere che pochi hanno in Europa. C’è chi obbietta che il campionato francese non è competitivo come quello italiano, spagnolo o inglese, intanto loro lo hanno vinto.

Passiamo poi all’Europa, il vero banco di prova, a detta di molti. Sedici punti nel girone, con squadrette del calibro del Real Madrid. I Blancos hanno strappato un solo punto in due scontri con i francesi, incassando un totale di cinque reti. I vincenti si vedono nella capacità di gestione delle energie e nel sangue freddo, e nella fase ad eliminazione diretta il Paris Saint Germain ha dimostrato carattere da vendere. Dopo una prima parte degli ottavi in cui sembrava che tutto dovesse ripetersi come al solito, con il Borussia Dortmund vincente, i francesi si sono ripresi e hanno staccato il pass per i quarti. La partita contro l’Atalanta ha dimostrato che il sangue freddo fa la differenza, non i campioni. Sì, certo l’ingresso di Kylian Mbappè è stato decisivo, ma la partita è stata equilibrata. Segnare 2 gol in zona recupero, però, richiede determinazione e anche una capacità di non darsi per vinti, anche al cospetto di una sontuosa Dea.

Momento decisivo

Paris Saint Germain Neymar Mbappè

Ed è adesso che la festa inizia. La semifinale sembra essere in discesa, ma il Lipsia ha dimostrato di poter essere una spina nel fianco per tutti, come testimoniano le sue vittime, cioè Tottenham (finalista lo scorso anno) e Atletico Madrid (realtà di altissima qualità), ma sembra che il PSG si sia vaccinato contro squadre di questo tipo (vedi appunto Borussia e Atalanta) e la qualità delle due rose non è nemmeno paragonabile.

L’annoso dubbio resta lo stesso: Mbappè, Icardi e Neymar saranno sufficienti? No, è evidente. Quello che forse salta meno all’occhio è la completezza della rosa parigina. Oltre ai tre carri armati citati, abbiamo personaggi di grande esperienza (Thiago Silva, Di Maria, Choupo-Moting), giovani di grande spessore tecnico (Paredes, Draxler, Kimpembè) e realtà del calcio europeo ormai da anni (Marquinhos, Bernat e Verratti). Alcuni di questi signori la Champions League l’hanno vinta e sembra che i fuoriclasse in rosa abbiano finalmente deciso di giocare all’unisono.

Il verdetto

Paris Saint Germain

Sull’altro lato del tabellone troviamo due possibili finaliste del tutto diverse: uno schiaccia sassi e una cenerentola. La prima, il Bayern Monaco, è la vera insidia, non foss’altro per il fatto che Tuchel conosce a memoria il Lione. I bavaresi sono stati davvero devastanti contro il Barcellona, ma c’è il rischio che sia un episodio isolato e che siano state usate troppe energie (e troppi gol) per un match solo e che ne rimangano poche per la fase decisiva. Non sarebbe la prima volta. La storia e il calcio daranno il verdetto. Intanto, da parte di chi scrive la sentenza è scritta: sarà l’anno del Paris Saint Germain.

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