was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

Bayern “Panzer” Monaco

E’ la furia che veemente ed implacabile si abbatte su ciascuna cosa trovi dinanzi ad opporsi. E’ la forza travolgente del Bayern Monaco, in grado di conquistare gli appassionati grazie ad un gioco volto ad offendere, speculare rispetto al passato.

Il merito di ciò è del occhio esterno, conoscente, saggio, reo a suo favore d’aver plasmato la rosa secondo delle idee differenti.

In Baviera il concetto vigente era la mancanza di uno stimolo, un tentativo per il quale sacrificarsi, rimanendo nascosti dietro alla mediocrità, all’essere sempre su una linea teorica che, se utile a combaciare le esigenze divenute mediocri in patria, poteva essere l’appena sufficiente.

Poi, arriva Flick

Ecco, il Flick di Monaco ha mutato prima di tutto l’atteggiamento, rispolverando, coloro che, semplicemente erano giunti al limite di non ritorno a discapito di qualità sempre riecheggianti: è il caso di Muller, tornato impattante quando posto all’interno del progetto e collocato dove merita, con la discriminante della fiducia. Altresì, medesima sorte, per il Jerome Boateng, impostosi con decisione al centro della difesa. Due nomi, quelli dei due tedeschi, simbolo di una squadra che ha modificato il proprio volto.

Le qualità vi erano, placate e sotterrate da motivazioni diverse: dal difensivismo tutto contropiede di Kovac, atto a snaturare gli interpreti sopracitati, sino alla clamorosa scelta della società di continuare ad investire nel tecnico croato.

Dei malumori passati nemmeno l’ombra, e le proiezioni ci parlano di “ triplete”, ipotetico e sognato, ma ad oggi realmente possibile, più della semplice incognita Bundesliga dei freddi giorni di Dicembre.

Il 4-2-3-1 schiacciasassi

Un puzzle per esser completato ha bisogno dei tasselli al posto corretto. A rendere essi più forti ci ha pensato la casualità di una Champions inusuale, differente, ma pur sempre ricca del valore che reca con sé.

La costruzione è in gran parte merito del tecnico tedesco, artefice di un miracolo. L’intuizione tattica derivante dallo schieramento ha convinto gli appassionati, porgendo agli scettici, coloro che non lo ritenevano idoneo poiché “ discreto gregario”, un’ argomentazione definitiva.

La difesa a quattro insegue la storia recente del club, ma alimenta con Alaba al centro il desiderio di creare una manovra sin da subito rapida. La costante è il rimanere alti, impostare una linea a quattro mai realmente sbilanciata, compatta ma dall’assetto elevato, quasi sulla linea dei centrocampisti.

E se i goal subiti son la dimostrazione di ciò che Flick voleva osservare, dal centrocampo a due, si denota l’aggressività, ispirata ai ritmi del Gegenpressing, tipico della scuola teutonica, che sfocia nella rapidità di una manovra che genera le sue forze dalle fasce. Goretzka e Thiago ad inserirsi, arretrati come armi letali a pungere e creare superiorità, Gnabry, Davies (ala aggiunta) e Coman a fulminare negli scatti, con il merito di trarre a proprio vantaggio la velocità.

Certo che, se il tuo nove a disposizione si chiama Lewandoski, hai una certezza in più, ma rendere palloni puliti al polacco è stato l’ennesimo merito della nuova gestione.

Mentalità

E’ mutato il principale neo d’inizio annata, la caratteristica dolente a lungo, forse anche in passato: spogliatoio fragile, nel quale dominavano incomprensioni, scelte diverse, opposte e differenti tra senatori e calciatori rampanti.

Tuttavia, se coesi, hanno ripagato il nuovo inizio imposto, emanando maturità caratteriale. Il mistero causante incomprensione deriva dalla disgregazione d’un insieme differente di lamentele: si parlava di gente già con le valigie in mano, ora nuovamente perni, frequenti erano i litigi con gli allenatori passati, si arrivava alle mani.

Attualmente, i tedeschi, sono il modello d’unità, assai complicato da scalfire perché collegati armoniosamente.

I tre jolly

Nel osservare il Bayern dominare il Barcellona, hanno impresso un marchio di spessore tre calciatori, giunti al limite e integrati con vigore: Goretzka, Muller e Davies.

Il primo, potenziatosi fisicamente, è letteralmente esploso arretrato e, compensato da un Thiago abile con i piedi, ha permesso all’ex-Schalke il lusso dell’inserimento, timing letale, acquisito da trequartista, ma più efficace e sorprendente nella nuova posizione.

Muller, dal canto suo è fondamentale, il collante tra i reparti e colui che è designato a sacrificarsi. A Thomas piace. Corre per tre e, se serve, fornisce l’assist al bacio.

Davies, invece, da terzino ha sfociato ed applicato le doti offensive. Da ala, anch’egli arretrato con il maggior rendimento possibile. Scelte nate per la visione di chi ha creduto in effettivi non di rilievo, centro del nuovo Bayern.

Insomma, i tedeschi hanno le carte in regola per cogliere il titolo più ambito, che manca dal 2013. Non è un’ eternità, ma dopo le beffarde eliminazioni del passato, e per ciò che sul campo si è notato, può esser il degno modo per prenotare la Champions più pazza, ed inaspettata, ma sicuramente ricordata. Verso il traguardo marcia un Panzer.

 

Lascia un commento