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Il primo round di Playoff NBA è concluso: impressioni e primi verdetti

Il primo round di playoff NBA si è concluso questa notte. Dopo lo spettro del boicottaggio del resto della post season minacciato dai giocatori in sostegno della protesta “Black Lives Matter”, e l’appoggio garantito dai proprietari alle comunità afroamericane, i playoff arrivano alle semifinals con i relativi verdetti e impressioni.

EASTERN CONFERENCE

Milwaukee Bucks – Orlando Magic

Dopo la regular season della franchigia del Winsconsin nutrire delle speranze sulle chances dei Magic di passare il turno, o per lo meno giocarsela, sembrava davvero irrealistico. E così è stato. Tuttavia lo shock di gara 1 subito dai Bucks di coach Budenholzer dopo la sconfitta per 122-110, ha riportato sulla Terra Giannis e soci, ricordando loro che i playoff sono differenti e la concentrazione deve essere massima. A maggior ragione quando non puoi contare sul fattore campo dato dalle arene gremite di supporters. “La bolla” è tale in tutto e per tutto, perdere di vista l’obbiettivo e annegare è un attimo. Capito ciò i Bucks hanno inanellato 4 vittorie consecutive, chiuso il primo round e fatto esperienza in questi playoff unici nel loro genere.

Toronto Raptors – Brooklyn Nets

I campioni in carica si adattano immediatamente alle condizioni della “bolla” e trascinati dal loro capitano Kyle Lowry spazzano via i Nets per 4 a 0. Non c’è mai stata praticamente partita. Anche quando in gara 2 i Brooklyn hanno tentato di aprire la contesa con il maggior sforzo, negli ultimi minuti dell’ultimo quarto Van Fleet ha rimesso in chiaro le cose e ricordato ai Nets perché sono loro i campioni. Gioco corale ed extra pass, questo è il loro mantra marchiato a fuoco da coach Nick Nurse.

P.s.
I 150 punti messi a referto in gara 4 senza overtime sono la terza migliore prestazione di sempre ai playoff, subito divenuta la quarta dopo gara 5 tra Clippers e Mavs quattro giorni dopo.

Boston Celtics – Philadelphia 76ers

La squadra della città dell’amore fraterno è composta da buone individualità e un all star come Embiid, ma l’assenza di Ben Simmons e i più che rodati Celtics di Brad Stevens sono davvero troppo per loro. Boston ha mentalità, gioco perimetrale pur sapendosi affidare anche a penetrazioni e tiri dal mid-range, difende duramente su quasi ogni possesso e quando si decide la partita Tatum sale in cattedra. I Celtics chiudono 4 a 0 e accedono alle semifinals, dove troveranno i Raptors ad attenderli.

Indiana Pacers – Miami Heat

La rivalità tra Jimmy Butler T.J. Warren hanno infiammato la serie prima con le dichiarazioni fuori dal campo, poi sul parquet. Le ottime medie al tiro dei Pacers e Warren mostrate nella ripresa della stagione ad Orlando non si sono materializzate al primo round contro gli Heat. Ottima come sempre l’organizzazione difensiva di coach Spoelstra ed eseguita magistralmente da Butler e compagni, mentre in attacco Goran Dragic bombardava Indiana da oltre l’arco e dirigeva magistralmente il gioco. Nessun vero pericolo per Miami che chiude 4 a 0 e incontra i Bucks in semifinale di Conference. Indiana, uno stato che vive di basket, dovrà riflettere bene sul proprio roster e fare delle scelte importanti per la prossima stagione se vuole tornare ai vertici.

La Eastern Conference ci ha mostrato un primo round di playoff in cui le favorite hanno surclassato le sfidanti, mostrando tutta la differenza che in questo momento esiste tra le prime 4 della classe e le altre. Solamente la sconfitta a sorpresa dei Bucks in gara 1 contro i Magic ha evitato che tutte le serie del primo round terminassero con il cappotto 4 a 0. Tutt’altra storia a Ovest in cui abbiamo potuto assistere a ben due gare 7, (l’ultima conclusasi questa notte) mentre ad Est già si preparano per scendere in campo per gara 3 delle semifinals.

WESTERN CONFERENCE

Los Angeles Lakers – Portland Trail Blazers

Come accaduto ad est i primi della classe cadono in gara 1 sotto i colpi di Lillard e McCollum, complici le percentuali da tre dei gialloviola (5/32) particolarmente freddi al tiro dalla lunga distanza. Da gara 2 in poi i Lakers alzano l’intensità difensiva che ne ha contraddistinto gran parte della stagione regolare, i tenori con il 23 e il 3 cominciano ad alzare i giri e in 5 partite chiudono la serie. Lebron e AD sono in missione per conto del Black Mamba, che dall’alto li osserva e sorride compiaciuto.

Los Angeles Clippers – Dallas Mavericks

Una serie bellissima. Ci ha mostrato tantissimo e con un livello di intensità da playoff con arena gremita e chiassosa. Leonard chirurgico e tentacolare su ogni possesso. George che, dopo aver ammesso di aver faticato a trovare ritmo nella “bolla”, comincia ad ingranare e a mostrare il suo talento di secondo violino per i Clippers. E poi c’è il predestinato da Lubiana in canotta 77 Mavs: tale Luka Doncic. Senza Porzingis e con un discreto supporting cast ha tentato di tenere viva la serie, e per poco non riusciva nell’impresa. Quando in gara 4, sul 2-1 Clippers, Luka Magik piazza il buzzer beater siglando il suo 43esimo punto e riportando la serie in parità, sicuramente Doc Rivers deve aver provato un brivido freddo lungo la schiena. 21 anni e quasi una tripla doppia di media con 30 punti a partita: un predestinato, punto. Leonard però è il presente e Luka avrà modo di conquistarsi la lega. Infatti gara 5 è un massacro con 154 punti segnati e terza miglior prestazione di sempre ai playoff. Gara 6 Marcus Morris, già accusato di aver calpestato la caviglia dolorante di Doncic volontariamente la partita precedente, schiaffeggia lo sloveno e si rimedia un flagrant 2: espulsione e tiri liberi per i Mavs. Vinceranno i Clippers nonostante l’ennesima prova da 38-9-9 per Luka.

Denver Nuggets – Utah Jazz 

Serie decisa all’ultimo possesso della settima. Un primo round da ricordare per la spettacolarità offerta dalle prestazioni di due giovani rampanti pronti a scalare le gerarchie in NBA: Donovan Mitchell per Utah e Jamal Murray. In ogni gara questi due hanno spinto al massimo, rendendo le partite degli autentici O.K. Corral. Apre Mitchell in gara1 con 57 punti ma non saranno sufficienti a conquistare la vittoria. Prosegue in gara 2 con 30 punti e 8 assist, aiutando Utah ad agguantare così la parità nella serie. La terza gara della serie i purosangue tirano il fiato e Utah vince grazie alla grande precisione da oltre l’arco (48%) una partita mai in discussione. In gara 4 esplode nuovamente Mitchell con 51 punti e trascina i suoi nei minuti finali siglando la tripla decisiva a 53 secondi dalla sirena. Sul 3 a 1 per i Jazz Murray, coadiuvato da Jokic, dà tutto ciò che ha in gara 5 e 6 con 42 punti e 50 punti rispettivamente. Trascinatore. Neppure i 44 di Mitchell nella sesta riescono a fermarlo. Gara 7 è tutto o niente. Alle due stelle tremano le mani, ma non a Jokic che a 22 secondi dalla sirena infila il jump dalla lunetta. Più due Nuggets. Mitchell si prende la responsabilità di essere il Go To Guy ma perde malamente la palla in penetrazione. Il primo round và alla squadra del Colorado che dovrà vedersela con i Clippers in semifinals.

Houston Rockets – Oklahoma City Thunder 

Potremmo sintetizzare: Chris Paul contro il suo recente passato. Dopo essere stato ceduto alla soglia dei 33 anni da Huston per incompatibilità tecniche e di personalità con James Harden, il figlio di Winston-Salem, North Carolina, ha giocato una delle sue migliori serie di playoff di sempre. Da autentico leader ha trascinato i suoi fino a gara 7 pur essendo partiti con uno 0 – 2 in favore dei Rockets. Senza Westbrook per i texani le responsabilità offensive erano affidate quasi in toto ad Harden, il miglior marcatore delle ultime tre stagioni, e alle sue capacità di attirare il difensore per poi trovare lo scarico fuori dall’arco dei tre punti. D’altronde si gioca la pallacanestro di Mike D’Antoni. Chris Paul riesce a migliorare gli altri come pochissimi altri prima di lui, e uno dopo l’altro, da Gallinari a Gilgeous-Alexander, da Schroder a Dort e Adams, cominciano a salire di colpi.

I Thunder rinascono e si portano in parità sul 2 a 2. La statistica dice che nei “clutch time”, ovvero nel momento chiave dei finali di partita, nessuna squadra è stata migliore di OKC durante la stagione, tantomeno ne hanno giocate di più. Paul è il dominatore di tutta la lega negli ultimi 5 minuti, o almeno così dicono i numeri. Gallinari ne ha beneficiato, e le sue prove da 20 in gara 3, con minuti decisivi in overtime, e 25 in gara 6 sono tutta esperienza importante per Danilo. Gara 7 si è giocata stanotte e a spuntarla sono stati gli Huston Rockets Anche in questo caso, come tra Utah e Denver, la partita è stata decisa all’ultimo possesso, e nel modo più inaspettato. Sul 103 a 102 per Huston OKC arriva alla conclusione a 5 secondi dal termine con Dort. E chi fa la giocata difensiva della serie? James Harden. Proprio lui, spesso additato come anello debole difensivo dei Rockets. Un finale rocambolesco per un primo round che nella Western Conference ha dato spettacolo e intensità.

Il sentiero per le Finals si restringe sempre di più. Chi sarà ricordato come “The Champ in a Bubble”? la battaglia entra nel vivo.

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