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Un anti-Keynesiano per Gattuso

Trovare una correlazione tra il concetto di Economia e quello di Calcio-giocato è una sfida piuttosto ardua, che da sempre mi ha stuzzicato. Un terreno impervio, ricco di insidie.

Anche chi non possiede un background di matrice economica, ha sentito parlare, almeno una volta nella vita, di John Maynard Keynes e della sua teoria interventista. Semplificando i concetti, secondo Keynes, in determinate circostanze, lo Stato ha il dovere di intervenire in economia, correggendo eventuali falle o inefficienze di mercato. L’interventismo è un atteggiamento, è una misura utile a mitigare gli effetti di un data circostanza, che viene predisposta dunque, in una fase successiva all’evento dannoso; a cose già fatte si pone il rimedio.

Gli interventisti azzurri

Ed è proprio dal termine “intervenire e dal suo significato più banale, che possiamo forzare, andando a ricercare il file-rouge che lo leghi appunto, a quell’entità difensiva di cui abbisogna il Napoli di Gattuso. 

L’asset arretrato dei partenopei, palesa un’esigenza, ormai ben nota: riempire la casella lasciata vacante dalla partenza di Raúl Albiol. Un anno fa, sotto esplicita indicazione di Mr. Ancelotti, si optò per l’acquisto di Kostas Manolas, un difensore di evidente atteggiamento interventista, incline più all’azione che al pensiero. Più di contrasto che di lettura.

Non era ciò che serviva, le caratteristiche “keynesiane” del greco, troppo similari a quelle di Kalidou Koulibaly, mal si sono sposate col compagno di reparto, creando spesso degli scompensi negli equilibri difensivi della squadra.

La mancanza di un anti-Keynesiano

Gattuso necessita di un calciatore che abbia caratteristiche complementari a quelle già presenti nel pacchetto arretrato della sua rosa. Con la partenza, ormai sicura del franco-senegalese e con un Manolas elemento centrale del progetto, il cervello pensante della retroguardia andrebbe a collocarsi sul centro sinistra.                                                                                  

Serve un difensore tecnico, dall’approccio cerebrale che si affidi soprattutto alla lettura del gioco. Così bravo in questo fondamentale, da far diventare la forza fisica una qualità accessoria e marginale. Dallo spiccato senso della posizione e gestore delle distanze, sia di quelle con i compagni, ma anche di quelle con avversari e pallone. Un leader carismatico, capace di dettare i tempi nel modo giusto, dando qualità e velocità al palleggio. Un vero e proprio regista difensivo, un hombre vertical che inneschi, con naturalezza, quel mangia-profondità di Victor Osimhen.

Un difensore difficile da individuare perché anti-kenesyano (quindi non interventista) che fa più fatica ad entrare nelle statistiche e che si può cogliere solo guardandolo giocare, lasciando perdere, per un attimo, i freddi seppur indicativi numeri.                                                                                                        

I profili seguiti

Germàn Pezzella (91)
Gettiamo subito la maschera: Germàn è il mio preferito. E non per questioni campanilistiche (i nonni paterni erano di Frattamaggiore), ma per il suo autoritario stile di gioco molto simile a quello di Raúl Albiol.

Cresciuto nelle giovanili del River, La Liebre, soprannome guadagnatosi in patria, può essere considerato come un difensore-guida: attira a sè tutte le responsabilità del reparto arretrato. Sempre attento e sicuro di sé, testa alta e con un linguaggio del corpo che infonde serenità. Elegante e abile nel giro palla, Pezzella riesce a far rendere al massimo chi gli gioca accanto. Regalarlo a Gattuso dunque, sarebbe importante anche in un’ottica di valorizzazione di Manolas, andando ad esaltare l’arroganza calcistica del greco.

Mykola Matvienko (96)
Destino legato a doppio filo con un altro difensore, Gabriel Magalhães. A Gennaio, infatti, sembrava cosa fatta il suo passaggio all’Arsenal, ma i Gunners non hanno mai affondato il colpo decisivo e in queste ore hanno annunciato proprio l’ex Lille. Mykola potrebbe fare il percorso inverso, da seconda scelta di Giuntoli, diverrebbe primo obiettivo, vista ormai l’impossibilità per il Napoli di chiudere per il brasiliano. Il nazionale ucraino è quello che noi chiameremmo jolly difensivo, un atleta estremamente versatile. Di piede mancino, ha giocato in tutti i ruoli della retroguardia e come mediano. Difensore tecnico, dotato di un lancio profondo e di una regia pulita, caratteristiche che lo rendono interessante in ottica Napoli. Dubbi emergono in relazione a quelle qualità di Leadership che tanto servono a Gattuso.

Sokratis Papastathopoulos (88)
In questi giorni, si è venuta a creare un po’ di confusione intorno al nome del nazionale greco. Giusto chiarire subito: l’arrivo di Sokratis è subordinato alla partenza di Maksimovic e non a quella di Kalidou Koulibaly. Rassereniamo gli animi, il Napoli non andrebbe mai a sostituire un pilastro della sua rosa con un classe ‘88, seppur valido. Detto ciò, Sokratis rappresenta una soluzione (low cost) utile anche a mettere un po’ di pressione a Maksimovic in relazione al rinnovo del contratto. Papastathopoulos, è un’idea intrigante di mercato che per affiatamento, meglio si andrebbe a sposare con Manolas, viste le tante partite giocate insieme nelle fila della rappresentativa ellenica.  

Marcos Senesi (97)
Se non puoi avere Pezzella, cerchi di prendere qualcuno con caratteristiche simili. Senesi, scuola San Lorenzo de Almagro, è un difensore solido che abbina, a qualità importanti di costruzione, qualità di garra notevoli. Tanto rude quanto elegante. Determinato ma pulito. Ha nel colpo di testa, la sua arma migliore. A livello mentale è dotato di una grande tempra emotiva, concentrazione e personalità, aspetti che gli attribuiscono le stimmate del leader.
Rappresenta l’evoluzione dei concetti esposti all’inizio: va considerato come un anti-keynesiano che si è saputo adattare al calcio moderno, finendo per “intervenire’’, ma con ratio. E chissà che non sia proprio lui l’uomo giusto per Gattuso, si sa non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.

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