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Il nodo diritti TV può decidere il futuro della Lega

Quando pensiamo al futuro del calcio la nostra mente comincia a viaggiare tra le sequenze di ciò che immaginiamo sarà del pallone nella maniera in cui lo viviamo. Chi sarà la prossima a vincere tale trofeo? Chi acquisterà chi? Chissà che evoluzione avrà il VAR? Modificheranno il regolamento sui falli di mano? E via dicendo.

Eppure il futuro del calcio, o almeno quello della nostra Serie A, è legato ad una materia che non stuzzica la fantasia dei tifosi, perché per molti noiosa e, soprattutto, distante anni di luce da ciò che si fa in campo: la finanza. I soldi sono la vera condizione d’esistenza dello spettacolo che amiamo, molto più di noi o delle Coppe. È per questo ci tocca osservare da vicino la querelle diritti TV-Serie A.

Le due offerte arrivate in Lega

Al momento i vertici della Lega, insieme ai Presidenti, stanno vagliando due offerte presentate da fondi di private equity e altre ipotesi alternative che restano sullo sfondo.

Le due proposte sarebbero quelle presentate da:
– Cvc, Advent e Fsi;
– Bain Capital e Nb Renaissance.

La prima cordata (costituitasi, tra l’altro, la scorsa settimana), che ha come advisor Rothschild, Credit Suisse, Barclays, e lo studio Gattai Minoli Agostinelli, sarebbe in vantaggio. L’offerta consta in una valutazione di circa 15 miliardi di euro della media company, ove confluiranno i diritti del calcio del massimo campionato italiano per i prossimi 10 anni.

La seconda proposta, parificata per essere comparabile, di Bain Capital, alleata con Nb Renaissance Partners e gli advisor Nomura e Mediobanca, ha termini finanziari diversi ma difatti stessa forma: ingresso nella media company con 10% del capitale, amministratore delegato e metà dei consiglieri nominati dai fondi e l’altra metà e il Presidente dalla Lega.

Sembrano tanti soldi ma…attenzione!

A leggere sembrano ci siano tanti soldi in ballo e attori che possano fare solo il bene della Serie A ma attenzione. Ciò che si andrebbe ad accettare sarebbe un patto vita natural durante.

La Lega condividerebbe la governance della nuova realtà con i fondi e accetterebbe una serie di regole prefissate sull’amministrazione degli investimenti in cambio di 1,3 miliardi di euro (nel caso di Cvc) per il 10% del capitale della “media company” in cui confluirebbero gli asset collettivi, ovvero di 1,6 miliardi per il 15% nel caso di Bain Capital.

Solo in seguito (dopo un certo numero di anni, per Bain si parla di 50!) la quota detenuta dai fondi potrebbe essere ricomprata dalla Serie A o ceduta a terzi.

Il gioco dei vantaggi

Dal gioco gli investitori (i fondi) ne caverebbero una percentuale (circa il 15%) dagli utili ottenuti dalla vendita dei diritti TV. Riuscendo nei piani a ripagare la spesa iniziale in 6-7 anni, e traendo profitto da ciò che ne avanzerebbe successivamente.

Il vantaggio per i club di A, martoriati economicamente dal Covid, sarebbe quello di ritrovarsi liquidi da spendere, in un momento storico che ipotizza il mercato dei diritti tv (2021/2024)  decrescere fra il 10 e il 20%.

Al momento non tutti i club sono favorevoli a un’intesa. Vincolarsi in maniera importante in cambio di 1,3 miliardi a molti presidenti non sembra conveniente.

La distribuzione dei match, il piano De Laurentiis

Al centro del dibattito, sia interno che con i fondi, il percorso distributivo dei match:
– bandi e cessione in esclusiva per piattaforma o prodotto in Italia e affidamento dei diritti esteri a un intermediario;
– oppure avviamento del canale della Lega, previsto già dal vecchio accordo (2018/2021) con Mediapro.

La seconda via sarebbe quella caldeggiata dal presidente del Napoli, e da Udinese e Fiorentina, che vorrebbero gestire il brand Serie A in totale autonomia, mettendo al centro del villaggio proprio la TV della Lega. De Laurentiis stima che cosi facendo si arriverebbe ad incassare tra i 2,5 e i 2,9 miliardi all’anno in un intervallo di 5 anni.

Ma la Lega diventerebbe, in un colpo solo, produttrice ed editrice di tutto il pacchetto A, avendo poi l’onere di venderlo. Il rischio d’impresa sarebbe alto, e le tante società tricolori (pesantemente indebitate) non sembrano al momento pronte ad assumerselo. Un flop potrebbe avere conseguenze devastanti sull’intero sistema.

In attesa di un cambiamento

In attesa, dunque, restano i fondi e gli intermediari (Mediapro e Wanda). Le offerte sono in fase d’analisi. Il primo verdetto dovrebbe arrivare dall’assemblea di Lega del 9 settembre. Qualunque sarà la scelta dei Presidenti, ci troveremo dinanzi ad un cambiamento epocale. Mai prima d’ora il discorso relativo ai diritti TV si era trascinato su questi terreni: il pallone è sempre più colpito coi soldi che coi piedi.

Editoriale in collaborazione con calcioinpillole.com

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