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La seconda, ovvero il ritorno delle Regine

È stato un inizio regale quello della seconda giornata, perché ci sono state restituite due regine delle scorso anno: Atalanta e Lazio.

La dea e l’aquila

I nerazzurri sembrano non essersi mai fermati, sembrano quasi una forza estranea a questo campionato, come se non fossero umani. Il Torino ne è uscito strapazzato, nettamente minore ma non soltanto tecnicamente o tatticamente. È stata un’inferiorità spaziale. Gli uomini di Gasperini sono avanti, e con il lavoro fatto sul mercato, devono pretendere di chiudere più avanti possibile. Gomez è oramai il vero regista della squadra, fatico a trovare giocatori incisivi quanto lui in giro per l’Europa. 

I granata ci hanno provato, l’impressione è che non potessero fare di più o almeno al momento non possono. Hanno messo tutto il cuore in Belotti, non è bastato. La domanda è quanto tempo effettivo serve a Giampaolo?

Il calcio è veloce e non fa prigionieri.

La stessa questione andrebbe posta a Di Francesco, i tempi di Sassuolo sono lontani, molto più vicini quelli bui di Roma e Genova. Il Cagliari non ha un identità, è molto spesso in balia degli avversari, a maggior ragione se questi rispondono al nome di Lazio. Inzaghi non ha tutti gli uomini a sua disposizione, ma un gruppo ritrovato, soprattutto nella testa, e leggero senza più il fardello di dover vincere. C’è qualità e corsa, c’è voglia e poi Immobile, il solito.

Si accettano miracoli

Male, malissimo la Sampdoria. I blucerchiati avevano impressionato in negativo a Torino, qualcuno pensava che lo Stadium non facesse testo. È vero, ha fatto da sottotesto. Il resto e la realtà è stata scritta dal Benevento. Ranieri ha compiuto un miracolo la passata stagione, questa volta potrebbero non esserci i margini, c’è una qualità totale troppo scarsa. Candreva non è l’uomo della provvidenza, Keita avrebbe nelle gambe i gol salvezza, perché inevitabilmente si lotterà per quella. Vanno fatti i complimenti al Benevento, mentre qualcuno gli faceva il funerale, ha segnato tre gol in rimonta, è la prima squadra neopromossa a farlo.

Pazzescamenti pazzi

Ha fatto cose pazzesche l’Inter, se qualcuno si chiedeva ancora perché la chiamassero “Pazza”, avrà trovato le sue risposte. Iachini ha dimostrato ancora una volta che il suo calcio è tutto tranne che vecchio, la Fiorentina per lunghi tratti della partita ha meritato di vincere. Meriti di vincere quando in campo hai Ribery. Ogni palla toccata dal francese è un inno al calcio e Chiesa sembra volersi registrare sulle stesse frequenze. C’è però lo scarto tecnico che si è venuto ad acuire tra le big e le medio-piccole, dovuto ai cinque cambi. I nerazzurri hanno gettato nella mischia Sensi, Hakimi, Vidal, Nainggolan e Sanchez. Il cileno ex United ha cambiato la partita, Vlahovic, entrato per Kouamé, l’ha dilapidata. Conte ha motivi per essere entusiasta ma due problemi: Eriksen e la difesa.

Nuove nobili

Meritava la vittoria il Sassuolo alla prima contro il Cagliari, è arrivata alla seconda contro lo Spezia. La compattezza che ha permesso ai padroni di casa di arrivare in A si è sciolta, non poteva fare altrimenti, il massimo è un campionato più caldo e più pesante, va ritrovata un’organizzazione di gioco e l’inesperienza non aiuta. A chi retrocede è fornito un paracadute, e se pensassimo ad uno scudo per chi sale?

Il Verona vive il suo personalissimo ritorno al passato e deve ringraziare anche la Roma per questo. Vincendo contro l’Udinese si è portato a quota 6, era dal 1984 che non accadeva. Quell’anno si vinse lo scudetto. Forse non sarà questo il caso. Il caso è Juric perché il suo è oramai un sistema, come quello di Gasperini e Inzaghi, come lo è stato quello di Sarri a Napoli. Cambiano i fattori ma non i risultati. I friulani non sono stati brutti, sono stati poco, pesano due legni e gli sprechi di Lasagna.

Non è pesata la mancanza di Ibra sul Milan, che ha preso i tre punti senza troppi affanni. Ma sono i numeri a darci la vera portata del lavoro fatto da Pioli e dai suoi ragazzi: 17 partite di fila senza sconfitte e non accadeva da Capello, 22 gare consecutive in gol e prime due gare d’esordio senza subire reti come ai tempi di Carletto. Sembrano rose.

Verso Juventus-Napoli

E se son rose, fioriranno come ieri il Napoli al San Paolo innaffiato dal mal tempo. Napoli-Genoa passerà agli annali come “La Sopravvissuta”, perché è stata una partita che ha tenuto testa sia al Covid che alla bufera. Nessun rinvio, si è giocato e forse per i rossoblù non è stato un bene. Gli azzurri hanno passeggiato su un tappeto di velluto cucito da un nigeriano. Sembra che Osimhen giochi sotto il Vesuvio da una vita, ha già in memoria tutti i movimenti dei compagni, è l’elemento mancante, quello che tutto fa funzionare, anche Lozano. Maran ha illuso i tifosi alla prima, la verità è che la difesa non ha spessore, il centrocampo è compassato e manca un attaccante di peso. Perché cedere Favilli?

Attaccante che è arrivato a Torino ma non ha inciso nella sua prima apparizione a Roma. Parliamo di Morata. Lo spagnolo non ha nessuna colpa. In realtà volava troppo alto chi si diceva entusiasta per la vittoria della Juve sulla Samp, i valore dei blucerchiati ci è stato confermato, quello bianconero è in costruzione. La Roma è stata aggressiva e concentrata, è una squadra che si conosce e poi si riconosce in Dzeko che è il vero padrone della festa. Al bosniaco è mancata la marcatura ma fa girare i giallorossi come un direttore d’orchestra. Con maggiore cattiveria avrebbero portato via i tre punti, o almeno con la cattiveria di Ronaldo, che ha tenuto i suoi per i capelli.

I bianconeri del primo tempo sembravano quelli di Sarri: possesso palla sterile, poco movimento e difesa ballerina. Nella ripresa hanno dimostrato che c’è una voglia nuova per davvero e tanto basta per essere positivi. Il professore Pirlo però ha il capitolo “Equilibrio” da ripassare, perché Gattuso lo conosce bene.

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