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Il valore di Federico Chiesa alla Juventus

C’è sempre stato il segno di Federico Chiesa in questa Juventus.

Prima da avversario, adesso da amici. Perché proprio quattro anni fa, il 20 agosto del 2016, Paulo Sousa lanciava il figlio del grande Enrico contro i rivali della Vecchia Signora. Nella gara di ritorno, invece, un cross di Badelj, un tocco di Chiesa che sfiora il pallone e inganna Buffon. 2-1 Fiorentina, nel segno, anche se impercettibile, di Federico.

Un’intuizione di Paulo che lanciava nel mucchio del massimo campionato, il fanciullo del vivaio della Fiorentina, il figliol prodigo. Prossimo alla Spal, il portoghese se ne innamorò nel ritiro a Moena, rimanendo di strucco di fronte alle qualità esternate dal ragazzo. Per l’ex allenatore, sarebbe diventato il capitano e il trascinatore della Fiorentina, pur con un epilogo abbastanza struggente che mai si sarebbe aspettato.

E così, con gli strani incroci dettati dal calcio, Federico, adesso, è in forza ai bianconeri. Forse perché se ne era innamorato già all’esordio contro di loro o forse per un’aspirazione di massima per la propria carriera. Il destino ha tracciato il percorso del ragazzo, e lui, si è incamminato con un fare armonioso.

Il tradimento

Sì, perché contro la Sampdoria, è stata l’ultima partita in maglia viola di Federico Chiesa. Lui già lo sapeva, anzi, lo sapevano tutti. Iachini ha provato a smorzare affermando di non aver avuto indicazioni da parte della società e che Federico abbia giocato senza l’intenzione di essere ceduto, ma il destino era già scritto. Un destino che i tifosi della curva Fiesole non gli hanno perdonato, e che, molto probabilmente, non ci saranno mai i margini per farlo.

Si dice che la scelta di affidare la fascia da capitano all’ormai giocatore della Juventus sia avvenuta dai compagni di squadra. Ma non è la stessa fascia che i Viola hanno sempre indossato: se fino a quel momento, al braccio, veniva portata quella dedicata a Davide Astori, questa volta, è stata indossata quella della Lega. E qui, la decisione è avvenuta dai piani alti della tifoseria, troppo ferita nell’orgoglio e nell’anima da quel calciatore cullato, cresciuto e lanciato dalla Fiorentina.

L’addio non è uno di quelli che Federico dimenticherà facilmente. Oltre alla fascia, anche lo striscione esposto contro di lui rimanda ad una rabbia eterea, e recita:

“Tradire chi ti ha cresciuto e protetto la più grande mancanza di rispetto. Firenze non è più casa tua…Infame”.

Parole al veleno che testimoniano un epilogo tragico.

Chiesa è l’ultimo tra i “traditori”

Sergio Cervato, idolo indiscusso della platea Viola.
Un difensore arrivato nel 1948 da Bolzano e che, in poco tempo, con il suo carisma, conquisterà chiunque. Tanta personalità e il vizio del gol che lo porterà a registrare 45 reti nel massimo campionato. Poi, però, nel 1959, undici anni dopo, per 50 milioni di lire, passerà alla Juventus, suscitando un senso di malumore e di rabbia tra la tifoseria.

Roberto Baggio è il simbolo della rivalità tra Fiorentina e Juventus.
Il 19 maggio, durante la preparazione per Italia ’90, duemila tifosi Viola si presentano al centro sportivo per contestare la possibile cessione del Divin Codino alla Vecchia Signora, che, tanto per aggiungere pepe alla rivalità, era uscita vittoriosa contro i gigliati nella finale di Coppa Uefa. Le proteste si acutizzano anche nei giorni successivi: sassi tirati contro i poliziotti, cassonetti incendiati e violenze che portano all’arresto di 30 persone. Alla fine se ne va alla Juve.

Il 1991, la partita che vede sfidarsi le due compagini è emblematica e rimarrà per sempre nelle immagini del calcio e nella memoria e nel cuore dei Viola: al momento del calcio di rigore in favore dei bianconeri, Baggio si rifiuta di calciare, lasciando il pallone a De Agostini. Lo sbaglierà e la Fiorentina uscirà vittoriosa per 1-0. Poi, a partita finita, una sciarpa Viola cade ai piedi di Roberto. La guarda, la raccoglie e la indossa con sé. Il resto è storia.

Nel 2008 Felipe Melo diventa un giocatore della Fiorentina.
Tanta personalità e grinta in campo che suscitano l’adrenalina tra la tifoseria. Un calciatore che ha contribuito molto anche all’ingresso per il secondo anno consecutivo in Champions. Poi, però, una clausola rescissoria da 25 milioni, costringe il ds a cederlo alla Juve (intenzionata a pagarla), soltanto un anno dopo. Le due stagioni bianconere saranno tutt’altro che produttive.

Il 2017 è l’anno del passaggio di Federico Bernardeschi alla Juve.
Tante le somiglianze con Chiesa: stesso nome, stessa trafila nelle giovanili e stessa considerazione talentuosa da parte della tifoseria. Bernardeschi, forse, è stato più costante di Chiesa, ma comunque, entrambi considerati idoli. 40 milioni l’offerta estenuante della Juventus. Alla fine la Viola cede e i tifosi si scatenano in una rabbia violenta, sia contro la società che contro il giocatore stesso.

Chi è Federico Chiesa?

Chiesa voleva qualcosa di diverso e lo voleva già da diverso tempo, dalla scorsa estate, quando, durante una discussione sui tavoli di New York, non si è arrivati a nessun compromesso. Una rottura che porta ai sentimenti nutriti per la squadra di Pirlo, da sempre la sposa desiderata da Federico.
In campo non si è mai tirato indietro e, la doppia cifra raggiunta l’anno scorso, compensata dai numerosi assist, ne è la dimostrazione. Ma non si può andare avanti pensando a qualcos’altro che non sia l’amore attuale. E, Federico, l’ha scritto in caratteri cubitali che l’amore per la Fiorentina era giunto al capolinea.

Chiesa ha dimostrato di essere un esterno di fiducia, di molta fiducia. Un esterno feroce, che abita la parte destra del campo, ma può agire anche come seconda punta. In quella porzione di gioco è molto duttile. Bravo con entrambi i piedi, ma il destro rimane pur sempre quello preferito.
Ha dimostrato di essere formidabile in progressione: non tanto sull’allungo, ma quanto sulla velocità. Con la palla al piede è in grado di superare come un treno chiunque, figuriamoci senza di essa (per esempio il gol contro l’Inter).

È abile nei duelli aerei, nonostante la “tenera” altezza. Stazza fisica essenziale per tutti e quattro gli allenatori che lo hanno impiegato. I dribbling sono il suo pane quotidiano. Deve sempre innescarli, sono come incorporati dentro di lui. Tanti quelli riusciti, tanti quelli sbagliati.
Federico offre ampiezza di gioco e tanta profondità, quello che nel sistema di Pirlo può essere il valore primario dei suoi dettami di gioco.

In campo sa essere molto intelligente, anche se deve correggere qualche sua scelta. Il sacrificio e la determinazione sono le pietre miliari del suo comportamento sulla mattonella da gioco, che ne fanno del nuovo acquisto, l’elemento indispensabile della nuova Juventus.

I limiti di Chiesa

Come scritto poc’anzi, il calciatore è stato oggetto di critica, specie per alcune scelte non sempre esatte in mezzo al campo. Parliamo di un giocatore che sicuramente deve arginare l’ostacolo dell’incostanza, cosa che ha trovato diverse volte in questi anni alla Fiorentina. Occorre una continuità strategica.
Federico, fiore all’occhiello di tanti allenatori, ha avuto diverse predisposizioni tattiche. Non tanto nella casella di gioco occupata, ma tanto dalle richieste dei tecnici. Quattro allenatori in quattro stagioni, sono tanti e sinonimo di incostanza metodologica.

Deve essere più decisivo

Un limite che l’ha portato ad essere un non risolutore dei problemi complessi. Raramente ha deciso le azioni e, raramente, è stato decisivo nei passaggi chiave. A volte perché erano errati, altre perché ha preferito il tiro anziché il passaggio finale. E, proprio a riguardo dei tiri, le statistiche non spezzano una lancia a suo favore: stando ai numeri, Federico è uno dei peggiori calciatori della scorsa stagione di campionato per percentuale realizzativa (circa un gol ogni 11,2 conclusioni); da dentro l’area, la media è impietosa sei confrontata alla cifra sborsata dalla Juve: parliamo di un gol ogni 20 tentativi.
Questo, è dettato, non solo dall’imprecisione, ma tanto dalla fretta, dal non ragionare alle possibili conseguenze. L’impulsività è il frutto velenoso di Federico e, in tale aspetto, deve assolutamente migliorare.

Deve comprendere meglio i suoi compagni

Anche il fronte dribbling non deve essere ingannevole. Federico, crea molto, troppo a volte, ma non è sempre decisivo. La vittoria negli 1vs1 può essere fondamentale per creare superiorità numerica e rappresentativa per spaccare il cuore del centrocampo avversario. Ma senza una tempistica mirata, senza una visione di gioco verticale e periferica, il lavoro di Chiesa, rimane fine a se stesso. Gli inserimenti sono l’elisir di lunga vita per portare la squadra alla vittoria. Il giocatore deve comprendere i tempi dei suoi compagni e, soprattutto, finalizzare correttamente la sua filosofia.

Cosa offre Federico Chiesa alla Juventus?

Sappiamo poco o nulla del calcio di Andrea. Qualche verniciata al quadro juventino che vuole dipingere, l’ha data, ma, fino adesso, giusto qualche schizzo. Tutto in fase embrionale. Un progetto che deve diventare concretezza, ma che è ancora nelle fasi iniziali.

Predilige la difesa a 3, anche perché, in quel reparto, è a corto di uomini (la cessione di Rugani e Romero ha svuotato il parco dei difensori). Centrocampo a due, come più e più volte ribadito: non ha una mezzala (solo McKennie) e l’unica certezza è la modalità di disposizione in mezzo al campo. Il trequartista può essere una variante al modulo, ma, l’importante, è che ci sia il numero 9 – Morata – per la manovra offensiva.

Non sottovalutiamo la zona d’interdizione. Pirlo la reputa imprescindibile e, oltre Ramsey, un giusto impiego può essere occupato da Dybala, che conferisce qualità, precisione di tiro e tante verticalizzazioni.

Veniamo a Chiesa.

Ipotesi 3-4-3

Nella parte destra di campo, c’è la fila. Douglas Costa è stato venduto, ma comunque permangono Kulusevski, Bernardeschi, Cuadrado e lo stesso Chiesa. Pirlo ha dichiarato che, il primo, può ricoprire anche la trequarti e che il secondo, può essere il giusto ricambio per Alex Sandro (visto che a sinistra non è arrivato nessuno).

In questo caso, Cuadrado e Federico, possono giocare sullo stesso lato. Il giocatore della Nazionale andrebbe a ricoprire il ruolo di esterno destro, mentre, il colombiano, si piazzerebbe alle sue spalle. In tal modo, tutti sarebbero contenti della casella occupata. Nessun fuori ruolo e tanta garanzia dietro.

Ipotesi 3-4-1-2

Questo è il modello attuale. Nel caso il tecnico dovesse continuare ad adottare questo sistema di gioco, Federico dovrà far valere i suoi polmoni, perché diventerebbe un esterno a tutta fascia. Nella fase di non possesso sia lui, che Alex Sandro, si devono far trovar pronti nel proteggere le retrovie (non più coperti come nell’altro modulo).

Chiesa ha qualità e gambe nel concretizzare questo ruolo. Nella fase di possesso troverebbe maggior sinergia con gli attaccanti, visto che, automaticamente, il modulo si riverserebbe come un 3-2-5 e lì, gambe e ossigeno, occorrono come non mai.

Sbagliare non gli è concesso

Spesso, il giocatore, è stato criticato per scelte sbagliate in mezzo al campo. Troppi errori in fase di possesso, con passaggi errati e troppo orizzontali o, come scritto poc’anzi, dribbling in abbondanza che non ha sortito l’effetto desiderato, diventando potenziali azioni di contropiede per gli avversari.
Così come anche i tiri e le verticalizzazioni: a volte l’uno, in sostituzione dell’altro, sbagliando il tempo, il momento e anche la scelta. Errori che non sono concessi qui alla Juventus, specie perché attaccando con tanti uomini, si potrebbero lasciare varchi indesiderati e appetibili per i nemici sul campo.

Deve trovare equilibrio

Per questo nella fase di ripiego, il lavoro di Federico sarà fondamentale. Perché la sua pila infinita di batterie, deve trovare il giusto sostegno anche nella fase di aggressione al pallone, oltre che di verticalizzazione per la sede opposta del campo o per gli inserimenti di Ronaldo. Sicuramente, in campionato, così come anche in terre europee, gli spazi non saranno mai ampi per lui, per questo Federico deve essere più decisivo, non solo con la testa, ma anche con i piedi.

Non parliamo della Juventus di due o tre anni fa, ma parliamo di una squadra in costruzione, come se riiniziasse un nuovo ciclo. Cambio allenatore, cambio modulo e cambio giocatori. L’inserimento dei giovani è la prima scelta, ma partendo sempre dal portoghese. Forse solo per quest’anno gli errori possono essere compresi, a partire dal timoniere della panchina, ma non deve essere una scorciatoia appetibile e, Federico, non ha alibi.

Presente e futuro

Federico è stato pagato 60 milioni. Un esborso importante, un investimento per il presente e per il futuro. Dovrà ambientarsi, ma la cifra non vale tutti i gettoni di campionato. Senza dimenticarci della Champions, dove lì, gli avversari, saranno nettamente più forti, caratterizzati da una maggiore esperienza.

Nelle partite che contano, il colombiano, partirà sicuramente in pole position (se adottato il modulo attuale). Quello che può dare in più di Cuadrado è la profondità e la velocità in fase di progressione: contro l’Inter, ne è stato l’esempio lampante (come già detto in precedenza), basti vedere lo scatto su tutta la fascia e la freddezza rilasciata sotto porta.

Federico è giovane e può essere la boccata d’ossigeno per la seconda metà di gioco, ma anche l’ampolla primaria per tutta la partita. Dovrà farsi trovare sempre pronto. Oggi, ma soprattutto domani.

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