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Il Papu Gomez può vincere il Pallone d’Oro?

La genuinità nel mondo del calcio è componente meno ricercata se comparata coi crismi del passato: in un pallone mutato causa denaro ed egoismo, tra le uniche eccezioni nel collettivo spicca il Papu Gomez, uomo in più della Dea, nonché faro sul campo di gioco e fuori.

Uomo con i valori di leader

L’argentino è un punto di riferimento per i compagni, un idolo per i bambini che mirano a divenire professionisti.
Eppure, il dieci bergamasco, si è svezzato mediante il duro lavoro ed anni di sacrificio, che lo hanno reso unico dal punto di vista caratteriale: un leader portamentale, esempio per la sua corretta disciplina e l’attaccamento alla maglia.

Il Papu è il capitano della mente sana e corretta, un fairplay che gli ha fatto guadagnare il rispetto ed il titolo di condottiero all’interno dello spogliatoio orobico.
A renderlo ancor più iconico agli occhi degli appassionati, vi è la tecnica nel osservarlo: ricerca la finezza della sfera, gesta pulite e per il collettivo. Il Papu non ha mai preteso i riflettori, ma ha creato i presupposti ad altri per ottenerli.

La scena, però, come un boomerang, gli ha fornito ciò che lui ha creato per chiunque avesse in squadra. Disponibile nel consigliare, umile nel farsi apprezzare, troppo spesso il suo lavoro è approdato in seconda linea, immeritatamente. Le prime pagine dei giornali non sono state mai il suo pane, cibo che, ad oggi, mastica con più convinzione e gratificazione del merito colto.

Il massimo splendore

Attualmente è all’apice della sua versione, almeno da due annate a questa parte: reti, ed assist sono una costante, e soprattutto i secondi sono divenuti marchio di fabbrica grazie ad un piede delicato, curato nei lanci millimetrici e nella visione della profondità, elevandolo tra i trequartisti sudamericani.

La nazionale, capitolo dell’affermazione

Il piglio argentino nel suo calcio si denota, il ritmo con il quale inventa la manovra e la rifinisce. Crea e si inserisce, in maniera letale, scappa alle difese avversarie.
La convocazione, oramai consuetudine, da parte dell’Albiceleste, è il coronamento di un sogno, che a sua detta, aveva sin da bambino. Il Papu, come sempre, non si è limitato al ruolo di gregario, ma ha ottenuto rilievo anche con l’Argentina, dove in più circostanze è partito dal primo minuto.
In un patria che si rinnova di talenti, Papu è il perno, faro centrale che illumina, insostituibile. Le lodi, giunte dai vertici non sono un caso, ma la realtà di chi mai ha preteso attenzioni esagerate.

Catania e Bergamo per entrare nei grandi

E la funzione di perno la ricopre con successo anche all’Atalanta, che lo ha accolto dopo diverse stagioni a Catania. Anche in terra siciliana il Papu ha lasciato un marchio indelebile, caratterizzandosi nell’epopea della “Sèleccion” all’interno della squadra. Qua, è divenuto noto, oltreché la più celebre delle bandiere.
Partito da semisconosciuto, ha ringraziato chi vi ha creduto, trascinando a suon di attimi indelebili i suoi alla permanenza in A, periodo storico del club.

Il capitolo bergamasco lo ha reso divino, uomo simbolo, che ha ricevuto l’amore da lui riposto sui colori nerazzurri. Da qui, la scelta di cuore di rifiutare i capitali arabi quest’estate ed altre offerte a suo carico.
Lui, ha deciso sin da subito: vuole riscrivere un altro capitolo glorioso della sua carriera a Bergamo, che sul Papu ha creduto anche negli attimi più opachi.

I numeri per l’azzardo

I numeri lo descrivono come il top-scorer delle ultime stagioni con ben 50 reti all’attivo e la maglia da titolarissimo.
Il 2020 lo ha confermato nella categoria dei migliori, e l’inizio della stagione attuale è stato stratosferico (dimensione da egli già abbozzata e rifinita): ben quattro reti, stilisticamente invidiabili, e primato in classifica.

E da qui la suggestione, irrazionale e per nulla azzardata, ne posta come guanto di sfida, ma ipotesi a colui che di trofei ne merita ancora: il Pallone d’Oro.
Lanciata l’idea, nulla è folle. Con il Papu in mezzo poi, è solo stimolo per ampliarsi.
Nulla, per un idolo del pallone contemporaneo, è irraggiungibile.

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