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L’importanza dei ‘Calciatori Panini’ per il tramando dell’amore per il calcio

Ero nato solo da pochi mesi quando Giuseppe Panini, imprenditore italiano, fondatore della Edizioni Panini di Modena, passava a vita migliore. Non potevo immaginare che, negli anni, avrebbe assunto un ruolo fondamentale nella mia crescita umana e sportiva. Ci ho messo poco tempo per sviluppare una mia coscienza sportiva, per identificarmi nella mia squadra del cuore, per poter iniziare i primi battibecchi con i compagni di classe durante la ricreazione.

Lo sviluppo della mia coscienza sportiva è sicuramente da imputare a diversi fattori, risultati fondamentali a distanza di anni. Il primo da prendere in considerazione è sicuramente l’eredità che mio padre è riuscito a trasmettermi; la seconda sono le amicizie che, nel corso della crescita, sono entrate nella mia vita; la terza sono, senza dubbio, le figurine. Sì, avete capito bene: le figurine dei calciatori. Che poi, i tre fattori sopracitati sono molto intrecciati tra loro.

Ma partiamo con ordine. E’ difficile conoscere un italiano amante del calcio che non abbia mai stretto tra le mani una figurina Panini. Tutto inizia quando da piccolo tuo padre si sente in dovere di trasmetterti la fede per la squadra della tua città, di tramandarti i suoi idoli calcistici e di raccontarti, per ore ed ore, le gesta dei fenomeni della sua epoca. Tutto molto noioso e sterile per qualcuno, fondamentale per altri nella crescita di un figlio tifoso ed amante del calcio. Per me, per fortuna, così è stato: ho guardato per ore VHS impolverate con gli highlights della squadra della mia città in compagnia di mio padre, l’ho raccontato ai compagni di classe di allora, ci ho discusso. Ma quello che ho fatto con più gioia, quello che mi ha fatto immergere a fondo nel mondo del calcio, è stato collezionare le figurine dei calciatori Panini.

Giuseppe Panini, il boom dopo un colpo di fortuna

Ma quanto sono state fondamentali le figurine per il tramando dell’amore per il calcio? Non poteva immaginarlo Giuseppe Panini. E’ stato lui il secondo papà di tutti noi calciofili, una figura fondamentale, quasi al pari dei nostri papà biologici. La sua storia inizia nel 1960, quando in seguito alla scoperta di alcune vecchie figurine delle edizioni milanesi Nannina, Giuseppe e suo fratello Benito decisero di acquistarle, imbustarle e metterle in vendita: 10mila lire per due figurine. Il successo fu inaspettato, in Italia scoppiò la mania. Così, l’anno successivo, i Panini si attrezzarono. Iniziarono a stampare le figurine in un piccolo laboratorio in via Castelmaraldo, a Modena, creando anche il primo album per la loro raccolta. Le vendite furono quintuplicate, e i milioni di bustine vendute furono quindici. Era ufficialmente nata la collezione Calciatori. Nel 1964 la tipografia si sposta in via Emilio Po dove si trova tuttora e dal 1969 iniziarono ad esportare le figurine in tutto il mondo. Sessanta anni dopo, le figurine Panini sono storia, presente e futuro. Le collezioni, gli album, sono rimasti al passo coi tempi e si rinnovano di anno in anno.

Ricordo come fosse ieri, gli scambi infiniti, i doppioni, le figurine di cui avevo addirittura tre copie. E la gioia nel trovare una figurina rara? Magari era proprio quella che serviva per completare una determinata squadra. E via così, in un loop infinito, fino alla fine dell’anno, cercando di completare l’album. Sì, completarlo. Perché finire di attaccare tutte le figurine dei calciatori, valeva entrare nell’Olimpo degli dei, una leggenda tra gli amichetti di classe e di quartiere. Custodisco, ancora oggi, i miei album, quelli completati e quelli mai finiti, con la speranza, un giorno, di poterli mostrare ai miei figli. Che potrà poi sedere accanto a me, guardare i video dei miei idoli calcistici, raccontarlo agli amici, collezionare, di conseguenza, le figurine dei suoi futuri idoli. E così la ruota torna a girare, in un vortice infinito di nostalgia.

Grazie Giuseppe, benedetta sia la tua scoperta!

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