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Il canto della quarta

È stata una giornata rivelatoria, la quarta. Lo è stata per molti versi. Tifosi e media trascorrono i propri weekend a cercare risposte, ne sono arrivate anche troppe e forse troppo presto. A “cantare” sono stati i big match e anche le partite non di cartello.

Napoli e Milan, due forze diverse ma simili

Ci si chiedeva come trattare l’Atalanta, o come farlo se avesse, come suo solito, passeggiato anche a Napoli. Ma il suo percorso è stato interrotto bruscamente, alla stregua di una strada di montagna bloccata da una frana. A cadere rovinosamente sulla squadra di Gasperini è stata quella di Gattuso. Per fermare un moto incessante bisogna intervenire con pari forza o superiore, una forza dispiegata dai partenopei. Al San Paolo abbiamo assistito ad un dominio assoluto dei padroni di casa. Un dominio che ha chiesto solo 45’ minuti, per non lasciare spazio a repliche o dubbi. È stata una vittoria al sapore di vendetta, che ha lasciato cadere la brutta stagione passata, qualche griglia sfavorevole e le scorie di una sentenza. Tra le pretendenti al titolo c’è una seria concorrente, veloce, verticale, aggressiva, divoratrice, completa. Questa volta i demeriti dell’avversario non contano.

Conta e anche tanto il Derby vinto dal Milan. Perché i rossoneri non vincevano una stra-cittadina in A dal 3-0 nel gennaio 2016, con Sinisa Mihajlovic in panchina. Perché la squadra di Pioli è andata a segno in 24 partite di Serie A di fila per la prima volta dal 1973, perché ha vinto tutte le prime quattro partite stagionali come nel 1995/96, quando Fabio Capello guidò i diavoli allo scudetto. Ed è proprio al tricolore che deve e può puntare la squadra che abbiamo visto superare l’Inter. Il Milan è il trionfo della normalità in un campionato di “pazzi”, c’è ordine, quadratura, attenzione, abnegazione. Una semplicità che si permette, per esaltarsi, un solo strappo: Ibra, il Re Mida dei giorni moderni.
Conte ha avuto tutto ciò che chiedeva, o quasi tutto perché non è uomo da felicità assoluta. Eppure, i nerazzurri sono gli stessi della passata stagione, in bilico tra l’essere grandi e il restare adolescenti, vincenti o solo comparse.

La difficolta di Lazio e Juve senza protezioni

Come comparsa è stata la Lazio nelle prime quattro, lo è dal post-lockdown. Non ci mordiamo la lingua, la pandemia in casa biancoceleste ha spazzato via un sogno. Si volava, ma si volava solo sulle ali dell’entusiasmo, senza quelle si è costretti a stare a terra. La rosa è inadeguata per resistere a determinate altezze. La partita di Genova era di una difficoltà che potevano essere superate solo dall’ampiezza di una grande squadra: la Lazio non lo è. La Lazio è piccola, nelle dimensioni. La Champions potrebbe pesare ancora di più sul prosieguo del cammino. Di Ranieri abbiamo già detto, è la Bibbia della Sampdoria, quella che metti nel taschino sul cuore e ti protegge dai proiettili.

Nessuno potrà proteggere la Juventus se non crescerà in fretta. Le mura della casa bianconera sono leggere, talmente leggere che rischiano di cadere alle prime folate. Folate come quelle del Crotone. I padroni di casa potevano far male molto di più di quanto hanno poi fatto nell’effettivo.
La sensazione è che i campioni siano messi male in campo, che non abbiano condizioni di esistenza, equilibrio, ragione anche negli uomini. Non ha senso avere Dybala a disposizione e non schierarlo nemmeno per una manciata di minuti, così come non lo ha acquistare Chiesa che si pesterà i piedi con Kulusevski, quando non hai interpreti per la fascia opposta. Non ha senso svuotare il centrocampo per risolvere i problemi in mezzo.
I problemi vanno risolti, non nascosti.

Lunapark Sassuolo

Non ama nascondersi il Sassuolo di De Zerbi, è il lunapark del calcio italiano: infatti la gara con il Bologna è stata una corsa sulle montagne russe. Su e giù, però i tre punti vanno sempre ai neroverdi, che non a caso si trovano secondi in solitaria. In questi casi inutile chiedersi quanto durerà, in questi casi il viaggio è più importante della meta. Anche se i numeri non mentono, anzi gratificano. Nel post-lockdown i due giocatori italiani che hanno preso parte a più gol in Serie A sono Caputo (15) e Berardi (14), qualcosa significherà.
La squadra di Mihajlovic è questa, lo è sempre stata: può perdere contro chiunque, vincere solo in determinate occasioni, ma sembra bastare. Merita una nota particolare Soriano forte quasi quanto prima di espatriare. In questo inizio di campionato solo Alejandro Gómez (6) ha preso parte a più gol di lui.

Iachini e Giampaolo raschiano il fondo

Raschiano quasi il fondo Iachini e Giampaolo. Il primo ballava sul ciglio del burrone, ora è su quello stesso ciglio ma ha frenato la danza per paura di essere spinto giù. La Fiorentina è un continuo spreco, è depauperamento di tecnica e punti, è svilente. Avvilente perché non mostra margini. Onore allo Spezia che non si è arreso, ha valori da battaglia, da chi dirà la sua fino alla fine.

I valori da battaglia erano quelli che ispiravano il Torino, sono ancora da qualche parte sedimentati, perché i granata faticano ad arrendersi guidati dalla forza della solitudine di Belotti, però combattono in maniera diversa. Combattono senza concentrazione. Storicamente difendevano bene e attaccavano di sorpresa, oggi provano sempre ad attaccare finendo per essere sempre sorpresi a loro volta. Tre sconfitte sono troppe alla quarta, anche per chi come Giampaolo si aspettava un inizio difficile. Di Francesco ha trovato la prima vittoria, conquistandosi il tempo per trovare la misura. I benefit vanno meritati.

Udinese e Roma, misura ed eccesso

Di misura è arrivata anche la prima vittoria stagionale dell’Udinese, non meraviglia sia arrivata sotto l’ispirazione dei vari De Paul, Pereyra, Pussetto. Tre punti frutto degli sforzi dei Pozzo, mancavano da un po’. Del Parma si salvano in pochi, c’è stata un prova opaca ma non è facile convivere con un virus nello spogliatoio.

Serviva uno strappo alla Roma, è arrivato. I giallorossi hanno sofferto, all’inizio, poi dilagato, guidati da un ritrovato Dzeko e un Mkhitaryan in serata. Quando l’armeno vuole è determinante. Mancava entusiasmo agli uomini di Fonseca, sano divertimento, sorrisi. Una rondine non fa primavera, ma rende sicuramente il clima più favorevole. Inzaghi insegni ai suoi la fase difensiva, le reti subite sono già 12, la media di 4 a partita.
Il calcio è cambiato, a vincere non sarà la miglior difesa, ma a perdere di certo ci sarà la peggiore.

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