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Negli USA hanno finalmente imparato a giocare a calcio?

USA in Europa: la new generation a stelle e strisce – L’Europa ha scoperto l’America. Ma stavolta, il merito non è di Cristoforo Colombo. Anzi, parliamo di tutt’altro. Parliamo di calcio, di soccer, quello vero. Alzi la mano chi, ancora oggi, non nutre scetticismo nei confronti del calcio giocato negli USA. Parliamoci chiaro: quante volte avete sentito la frase ‘Da quando gli americani sanno giocare a calcio?’. Beh, il trend è cambiato; la musica è cambiata decisamente. O, quanto meno, si appresa a dare la sterzata decisiva che può, finalmente, abbattere uno dei grandi pregiudizi sportivi.

Nella nostra analisi, faremo il percorso inverso rispetto a quello che di solito si fa. Invertiremo la rotta, partendo dagli USA fino ad arrivare all’Europa. A far aprire gli occhi sul soccer, un po’ ci è riuscita la Juventus, quest’anno. L’arrivo del centrocampista statunitense Weston McKennie dallo Schalke o4 ha contribuito, in maniera notevole, a far aprire gli occhi sul calcio americano. Il neo calciatore è l’unico statunitense della Serie A. In Serie B, invece, il rappresentante a stelle e strisce è Andrija Novakovich, attaccante che sta facendo abbastanza bene a Frosinone.

Insomma, è chiaro: l’Italia si fida ancora poco, il pregiudizio è ancora in piedi. Chi, invece, viaggia su una diversa lunghezza d’onda è la Bundesliga. In Germania, infatti, sono decisamente di più gli americani del nord: Tyler Adams del Red Bull Lipsia, primo calciatore a segnare in un quarto di finale di Champions League (Quarti di Finale Champions League 2020 vs Atletico Madrid, ndr); Sebastian Soto, bomber dell’Hannover, soprannominato l’Inzaghi d’America non a caso; Giovanni Reyes, centrocampista a tutto tondo che milita tra le fila del Borussia Dortmund; Josh Sargent, prima punta del Werder Brema.

Ah, fermi tutti. Non dimentichiamoci di Jesse Marsch, allenatore del Red Bull Salisburgo delle meraviglie. Ovviamente anche lui made in USA.

Di americani ne è piena zeppa, invece, la Premier League: Christian Pulisic del ChelseaDeAndre Yedlin del Newcastle; Zack Steffen, secondo portiere del Manchester City; Antonee Robinson e Tim Ream, entrambi difensori del Fulham; Cameron Carter-Vickers difensore del Bournemouth in prestito dal Tottenham. Tutti sono perni cardine della Nazionale statunitense, non a caso.

In Francia, invece, a portare alta la bandiera a stelle e strisce ci pensa Timothy Weah, figlio del ben più celebre George. Dapprima al Paris Saint-Germain per un biennio, poi in prestito al Celtic, ed ora attaccante del Lilla. Certo, non è un bomber di razza, ma la sua carriera può solo che essere in ascesa.

La domanda da porsi per analizzare meglio il fenomeno calcistico americano è semplice e banale: perché?

Il quesito non risulta di facile interpretazione. Solo gli dei, probabilmente, conoscono la risposta. Ma, forse, il crescente numero di calciatori europei e non che dai maggiori campionati del vecchio continente si sono trasferiti in Major League Soccer ha contribuito alla crescita di tutto il movimento. Il sistema USA è decisamente migliorato, gli investimenti in infrastrutture e crescita dei giovani talenti, sin da piccoli, ha contribuito in maniera fondamentale alla nascita e alla fondazione di una new wave nata col calcio nel sangue. Perché non tutti sognano l’NBA o l’NFL. Da adesso, negli Stati Uniti d’America si cresce anche col sogno di diventare calciatori.

Cosa succederà? Bisogna attendere un biennio, quando solo i Mondiali del 2022 in Qatar riusciranno a darci una risposta inconfutabile. The sun is rising.

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