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Quali sono i problemi dell’Atalanta?

Il 14 giugno 2016 Giampiero Gasperini, dopo l’esperienza triennale al Genoa, siede sulla panchina dell’Atalanta. Il progetto nerazzurro è solido e funzionante sin da subito, tanto che molti tifosi e giornalisti lo paragonano ben presto al Leicester dei miracoli. In quattro stagioni, la Dea si posiziona quarta, settima e ben due volte terza, tenendo dietro di sè squadre come Napoli e Roma. 

I nerazzurri sono una macchina da gol. Ogni partita è divertente: segnano non solo attaccanti, ma anche centrocampisti e terzini. 77 gol fatti nella stagione 18/19, poi 98 l’anno scorso. Ventidue reti più della capolista Juventus. Numeri da capogiro.

La stagione della prima Champions da favola

La prima esperienza in Champions League, poi, è un sogno. In un girone non semplice con Manchester City, Dinamo Zagabria e Shakhtar Donetsk, gli uomini di Gasperini partono veramente male.

All’esordio, il 18 settembre 2019, contro la Dinamo, rimediano un poker. Il primo ottobre un’altra sconfitta. Questa volta in casa contro lo Shakhtar: 1-2. Prevedibile, dunque, l’esito del match col Manchester City: 5-1 e bergamaschi ultimi con 0 punti. 

Poi il ribaltone. Un punto in casa contro gli inglesi e sei nelle altre due sfide. 7 punti che valgono il secondo posto nel girone.

Il 19 febbraio 2020, Gasperini vince lo storico turno di andata degli ottavi di finale contro il Valencia per 4-1 con 4 gol di Josip Ilicic. Il 10 marzo, gli spagnoli incassano altri 4 gol in casa. Il risultato finale è di 4-8.
La favola continua. Al sorteggio c’è il PSG, La gara unica nella città di Lisbona è strepitosa, e Pasalic porta in vantaggio l’Atalanta al minuto 26’. Il raddoppio è sprecato più volte e i parigini acciuffano il pareggio al novantesimo. Ancora più deludente, poi, il gol vittoria di Choupo-Moting al terzo minuto di recupero. 

In campionato, invece, dopo 17 risultati utili consecutivi, gli uomini di Gasperini perdono l’ultima partita contro l’Inter per 0-2. Record storico di 78 punti e seconda volta consecutiva in Champions League.

L’anno della consacrazione

L’inizio della stagione 2020/2021 è spumeggiante. L’Atalanta continua a far bene in campionato. Segna tanto e sembra riconfermarsi come la solida squadra degli scorsi anni. 1-4 contro la Lazio a Roma, poi 2-4 col Torino. Infine 5 reti al Cagliari alla terza giornata. Tredici gol in tre partite.  Intorno ai nerazzurri gravita la parola “scudetto”.

Eppure la trasferta di Napoli, contro una squadra costretta a privarsi di tre pedine fondamentali, come l’infortunato Insigne e i positivi al Covid-19 Elmas e Zielinski, è una clamorosa battuta d’arresto.
In trenta minuti, i partenopei sono sopra di 3 gol. L’Atalanta subisce 19 tiri, di cui 11 in porta. Osimhen e compagni mettono in crisi la corazza bergamasca. Pochi tiri in porta e solo una palla in rete. Il big match si conclude 4 a 1.

Tre giorni dopo si torna a vincere in Europa, nella prima sfida di Champions contro Midtjylland. 4-0 e tutti a casa. Lo stop di Napoli è derubricato come incidente di percorso. Nulla di grave. Ma nella giornata di A successiva i nerazzurri cadono ancora, questa volta in casa contro la Sampdoria di Claudio Ranieri: 1-3. L’Atalanta domina, conta 20 tiri, solo 5 nello specchio, un possesso palla del 67%, ma non basta.

Si ritorna ai 3 punti col Crotone, sfida vinta fuoricasa per 1a 2, non tanto facilmente, poi il pareggio contro l’Inter quest’ultima domenica. Nel mezzo di queste, un solo punto conquistato nelle sfide contro Ajax e Liverpool in Champions: 2-2 contro la prima e 5 gol subiti in casa dagli inglesi.

Quali sono i problemi dell’Atalanta?

La sensazione complessiva a guardare la squadra è qualcosa non funzioni più come una volta. E allora i dubbi: quali sono i problemi dell’Atalanta? perché la squadra di Gasperini non convince?

Analizzando la sfida con l’Inter, i primi 45 minuti sono stati nelle mani dell’Inter di Conte. E, dopo 10 minuti dalla ripresa, Lautaro Martinez ha timbrato il cartellino. L’Atalanta non è sembrata riuscire a reagire. Ci è venuto un colpo di genio. Nell’ultimo quarto d’ora gli 11 di Gasperini hanno preso il sopravvento totale della partita. Si è rivisto un gioco veloce e preciso, tiri ravvicinati e dalla distanza. Il gol del neoacquisto Miranchuk, e un vantaggio sprecato da Muriel.

È lapalissiana altalenanza delle prestazioni? Anche nella stessa partita i nerazzurri riescono ad essere big e provinciale, allo stesso tempo. Ma perché?

Il mercato è stato all’altezza di quanto si scriveva?

Nelle ultime, e già citate, 4 stagioni, il mercato in entrata dell’Atalanta è stato molto importante. Nel 2017 approdano a Bergamo calciatori come De Roon (13,5 M), Ilicic (5,75 M) e Castagne (6,50 M). Oggi i primi due valgono rispettivamente 25 milioni e 15 milioni. Il terzo è stato venduto al Leicester per 24 milioni.
Nel 2018 arriva dalla Samp Duvan Zapata, al prezzo di 14 milioni. Oggi ne vale 40. Nella scorsa stagione, invece, volti come Muriel, Pasalic e Malinovskyi completano la rosa. Quest’estate, lo juventino Romero, il russo Miranchuk e il giovane olandese Lammers, sono stati gli acquisti degni di nota. 

Mancanze a centrocampo

Il modulo è restato quello del 3-4-2-1. Se andiamo, però, a focalizzarci sul centrocampo, notiamo come l’Atalanta pecchi di centrocampisti centrali. Oltre De Roon e Freuler, capisaldi della mediana, Gasperini può puntare solo su Pessina. Spesso però, dall’inizio di questo anno, si posiziona Pasalic al centro, pur di fare spazio ad Ilicic, che non è nella migliore condizione, o a Malinovskyi sulla trequarti. Con l’acquisto di Miranchuk, poi, è ancora più difficile trovare spazio lì davanti. Eppure, l’anno scorso, Pasalic ha fatto tanto bene di fianco a Gomez. Sta di fatto che la nuova posizione del croato porta ad uno squilibrio in campo. 

Il peso di Ilicic

Come già accennato, Gasperini punta tutto su Ilicic, vero faro e fulcro della squadra. Lo sloveno è stato lanciato dal primo minuto sin da subito, appena tornato dal lungo stop. Non è al 100% e deve recuperare la migliore forma. Al tempo stesso nè Malinovskyi, meno creativo, nè Miranchuk, in fase di ambientamento, possono raccoglierne l’eredità e il peso offensivo. Ciò si riflette appunto sui problemi strutturali, perché venendo a mancare la presenza dello sloveno, il padrone della festa dell’attacco nerazzurro, gli avversari liberi da preoccupazioni possono portare un aggressione più alta almeno di 5 metri, andando a fare pressione proprio sul reparto più in difficolta: il centrocampo.

Peccato di presunzione

Come se non bastasse, le spumeggianti prestazioni degli scorsi anni, in Italia quanto in Europa, hanno esaltato Gasperini. L’allenatore piemontese si è sentito invincibile, pensando di poter vincere qualsiasi gara, spesso sottovalutando l’avversario, abituandosi ad una dimensione forse non propria dei suoi uomini.
Esempi più lampanti di tale presunzione sono state proprio le gare con Napoli e Samp. Contro gli azzurri, con i quali aveva vinto qualche mese fa, nella sfida post lockdown, si è provato a replicare lo stesso gioco, ma con esito negativo, non tenendo conto del mutato assetto degli uomini di Gattuso. Di fronte ai blucerchiati invece si è tentato un turnover esasperato e l’adattamento di giocatori completamente fuori ruolo.

Insomma, un mercato forse non all’altezza di quanto scritto, le scelte sbagliate di Gasperini e la gestione del caso Ilicic hanno tirato il freno alla corsa atalantina. C’è tempo per recuperare, sì, ma forse anche per ridimensionarsi. Per essere grande bisogna prima sentirsi piccoli.

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