was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

NBA: 72 partite “Bubble through the Country”

Dalla “Rumble in the Bubble” alla “Bubble through the Country”. La stagione 2020/21 avrà inizio martedì 22 dicembre, cioè poco più di due mesi dopo il termine del campionato vinto, dopo dieci anni di digiuno, dai Los Angeles Lakers, che hanno trionfato a Orlando in Florida. Rimarrà un unicum dovuto all’emergenza Covid-19, ma a Disney World, dove si è riunito il mondo del basket americano per circa tre mesi, la bolla ha retto perfettamente, divenendo anche un caso di studio. Se il campionato riuscirà a prendere il via prima del Natale la NBA riuscirà a salvare dai 500 milioni al miliardo di dollari. Cifre enormi che rappresentano tantissimo per ogni franchigia. A maggior ragione quest’anno poiché tutti dovranno far fronte a introiti minori, conseguenza anche delle porte chiuse. Ovviamente, senza tifosi sugli spalti, e il relativo giro di merchandising che gravita attorno alle partite, i guadagni si riducono notevolmente.

Confronto tra giocatori e proprietari

La data di inizio della nuova stagione NBA 2020/202, come detto, sarà il 22 dicembre 2020. Questa data è stata decisa dopo un confronto serrato tra la NBPA, l’associazione dei giocatori, che inizialmente si era dichiarata contraria a un inizio così ravvicinato alla conclusione dei Playoffs, e i proprietari delle franchigie. La Regular Season 2020/21, allo stato attuale delle cose, prevede 72 partite (10 in meno rispetto al normale calendario) con l’obiettivo di far sollevare il Larry O’Brien Trophy prima dell’inizio delle Olimpiadi di Tokio.

Il punto di incontro sembra si sia trovato intorno alla percentuale che i giocatori siano disposti a decurtarsi dal proprio salario. Una percentuale quasi doppia dei salari dei migliori verranno destinati a un fondo da redistribuire agli altri cestisti, quelli che guadagnano meno. Un modo intelligente ed equo che serve a compensare parte delle perdite subite. Per essere chiari LeBron James perderebbe circa 7 milioni di dollari (ne guadagna 39 netti a stagioni e scenderebbe a 32), così come Steph Curry. In ballo totalmente c’è una cifra spaventosa che arriva fino al miliardo di dollari. Per questo è fondamentale partire prima dell’arrivo del Natale.

Ma parliamo di campo…

Lebron ha portato a compimento la “revenge season” insieme ad Anthony Davis e al resto della banda Lakers, tuttavia la proprietà di L.A., non paga certamente, sembra voler puntare a costruire una dinasty. Il prolungamento di contratto per Lebron per ulteriori 2 anni e l’estensione di 5 per AD non è che la pietra angolare del progetto 20/21. Rajon Rondo, Dwight Howard, Kentavious Caldwell-Pope e Avery Bradley erano tutti in scadenza di contratto. Tra loro solo KCP è rimasto. Anche Danny Green, veterano utile e solo il quarto giocatore nella storia NBA in grado di vincere tre titoli con tre squadre diverse, ha lasciato i Lakers. Green è stato spedito agli Oklahoma City Thunder in cambio di Dennis Schroeder, il secondo alla corsa sesto uomo dell’anno 2020 dietro ad Harrell. E qui arriva il bello. Il mercato in entrata dei Los Angeles Lakers e del General Manager Rob Pelinka è stato ai limiti della perfezione.

I Lakers 2021 sembrano decisamente più forti e completi di quelli eletti campioni appena due mesi fa, con gli innesti di giocatori di livello come Dennis Schroeder e Montrezl Harrell, ma non solo. I gialloviola sono riusciti a mettere le mani sul sesto uomo dell’anno in carica, Montrezl Harrell, e lo hanno fatto strappandolo ai “cugini” dei Clippers. Per Harrell, un contratto da due anni e 19 milioni di dollari. Il terzo pezzo pregiato del mercato dei Lakers è stato Marc Gasol. Il tre volte All-Star e campione NBA 2019 a Toronto chiuderà la sua carriera con un contratto biennale a L.A. Il catalano non è più quello dei Memphis Grizzlies, l’età si fa sentire, ma da specialista è un vero lusso.  Chiude, al momento, Wesley Matthews che sostituirà invece Avery Bradley: difesa e tiro da tre punti per il solido veterano ex Bucks e Mavs, che si giocherà il posto in quintetto base con Caldwell-Pope.

La domanda che viene da porsi è: dove trovare un punto debole in un roster di una completezza offensiva e difensiva simile? Ai Game Analyst l’arduo compito.

La mina vagante James Harden

James Harden ha detto stop con gli Houston Rockets. La sua volontà si è esplicitata dopo l’addio di Daryl Morey e di coach Mike D’Antoni. Volare verso nuovi lidi e passare ad una vera contender, con annesso schiaffo alle ambizioni degli Houston Rockets, i quali accolgono John Wall arrivato dai Wizards tramite lo scambio alla pari con Westbrook. La franchigia texana sarebbe disposta a fare carte false per trattenerlo e costituire il duo Harden-Wall, ma alla fine dovrà essere “il barba” a convincersi, e vista l’attuale piega che ha preso la situazione l’addio è più che probabile. La destinazione preferita del giocatore è Brooklyn, ma i Rockets senza un inserimento di Irving o Durant nella trade difficilmente risponderanno in maniera positiva. Diverse squadre come Bucks o Heat hanno mostrato interesse, ma Huston pretende una proposta indecente.

Una idea stuzzicante potrebbe arrivare dai Golden State Warriors pronti a mettere sul piatto la 2ª scelta dell’ultimo Draft, James Wiseman, il talento mai esploso di Andrew Wiggins (che consente l’operazione dal punto di vista economico), Kevon Looney e la pick 2021 dei Minnesota Timberwolves. Premesso che Houston non vorrebbe cedere Harden nella stessa Conference, la proposta degli Warriors sembra interessante in ottica rebuilding. James Wiseman ha le potenzialità per diventare un centro dominante, starà a lui limare i suoi limiti e capire che tipo di giocatore vorrà essere. Wiggins ha un contratto spropositato, ma c’è chi ancora crede nella possibile maturazione del suo talento. La pick dei Timberwolves, in caso di stagione sotto la media, potrebbe portare in dote un’altra scelta interessante dalla quale far partire la ricostruzione. Harden è quindi parte di un gioco molto più ampio in cui tutti i giocatori al tavolo vorrebbero trarne un vantaggio personale.

È giunto il momento di vedere i veri Nets

In questa sessione di mercato NBA, i Brooklyn Nets non sono certo stati a guardare e attendere sviluppi sulla questione James Harden, ma hanno fatto piccoli movimenti che hanno modificato la panchina per coach Steve Nash. Dai Detroit Pistons in cambio di Dzanan Musa è arrivato Bruce Brown, reduce da una seconda stagione NBA solida in Michigan e sicuramente un giocatore più pronto del bosniaco Musa. In sede di draft, i Nets hanno ottenuto con una trade a tre squadre Landry Shamet dai Los Angeles Clippers, e la seconda scelta Reggie Perry in uno scambio che ha spedito Luke Kennard ai Clippers.

Così il general manager della squadra Sean Marks si è espresso a YES Network parlando del mercato “Non c’è mai un momento di noia. E quando guardiamo a tutti questi rumors e voci ci si rende conto di quanto sia cambiata la nostra organizzazione, di quanta strada abbia fatto. Ci piace tantissimo la nostra squadra, e non solo perché ci sono Kevin Durant e Kyrie Irving, o Jarrett Allen e Caris LeVert (…) questo business è un po’ pazzo, le notizie e le novità si susseguono sempre, c’è bisogno di essere sempre flessibili e pronti, nel tempo”.

Una nuova rivalità in cantiere

Ad apparecchiare la tavola per una possibile finale ricca di agonismo e messaggi mai detti ci ha pensato Kyrie Irving con le sue dichiarazioni rilasciate al podcast del neocompagno Kevin Durant. “Per la prima volta mi sento come se ci fosse un altro figlio di p*****a in squadra che potesse prendere quel tiro”, riferendosi ovviamente a KD. Una frase che ha subito riportato alla mente gli anni di Cleveland, il tiro vincente di gara 7 delle finali NBA 2016 contro i Golden State Warriors a Oakland, e che è apparsa come una frecciata a LeBron James, autore dal canto suo di diversi tiri pesanti in ormai 17 anni di onorata carriera.

Il nativo di Akron, Ohio, impegnato alle finals NBA con i suoi Lakers, non aveva replicato, ma è tornato sulle parole dell’ex compagno da ospite di “Road Trippin’”, podcast curato da Richard Jefferson, Channing Frye e Allie Clifton. “Ricordo che pensai: ‘… che cavolo’. Non mi sono detto: ‘ma io ho segnato un sacco di tiri vincenti’ o cose del genere, solo pensai, che diavolo, ho giocato con Irving per tre anni e per tutto quel periodo l’unica cosa che avrei voluto vedere era vederlo vincere un MVP, vederlo avere successo. Ma non ci siamo mai davvero trovati allineati, e la cosa pazzesca è che abbiamo comunque vinto assieme. A me comunque l’unica cosa che importa è che (Irving, ndr) stia bene e abbia successo, sia dentro che fuori dal campo”. Conclude con un dispiaciuto: “Si, ammetto che mi sentii abbastanza ferito”.

Miami a est vuole ripetersi

Intorno alla squadra di Pat Riley resiste ancora dello scetticismo da parte di alcuni addetti ai lavori circa la cavalcata dei Miami Heat fino alle finals. Alcuni si sono spinti a definirla letteralmente un “colpo di fortuna” beneficiato dalla situazione della bolla. Un dazio che molte squadre hanno pagato a caro prezzo. Ora,messe da parte le chiacchiere di giornalisti e interni alla lega, è il momento per la squadra di Erik Spoelstra di affermare il proprio valore. Lo spirito che li ha guidati a Orlando sarà certamente alimentato da un nuovo fuoco che alimenterà la speranza di poter scrivere un finale diverso.

i Miami Heat hanno confermato ben 12 giocatori del roster, facendo trasparire tutta la fiducia sul lavoro svolto lo scorso anno. Inoltre, tale scelta dimostra che questa strada è quella giusta da intraprendere, mostrando l’esigenza di assicurare continuità al percorso. I Miami Heat hanno operato nelle loro migliori possibilità. La free agency si è aperta con la firma di Goran Dragic e Meyers Leonard. Lo sloveno, autore di una delle migliori stagioni nella sua carriera, intenderà mettere anche il suo contributo nel finale da riscrivere. La volontà di continuare insieme è stata reciproca. Sia Dragic che Leonard hanno firmato un contratto biennale, in cui è presente una team option per il 2021/2022.

La partenza di Jae Crowder si manifesta come il vuoto di maggior difficoltà da colmare. La sua attitudine difensiva è stato un importante fattore critico del successo dei Miami Heat, in aggiunta al suo affidabile tiro da tre punti. Così, Pat Riley ha inserito nel roster Maurice Harkless e Avery Bradley, il cui apporto difensivo è di affermato valore. Infine, i Miami Heat hanno esteso il contratto di Bam Adebayo. Per la quattordicesima scelta al draft del 2017, è arrivato il momento di consacrare la sua ascesa. A partire dalla stagione 2021/2022, entrerà nel primo anno del suo quinquennale contratto da 163 milioni di dollari, status da star vera e propria. Il talento di Bam Adebayo è una gemma che Pat Riley intende custodire gelosamente e sulla quale costruire insieme a Butler un futuro radioso.

Questo e tante altre sorprese ci riserverà la stagione NBA 2020/2021. I Lakers partono favoriti, con l’idea del Back to Back e di porre le fondamenta di una dinastia. Sotto di loro le acque si agitano e ribollono di variabili. Torneranno i Warriors, magari con il barba? Brooklyn si dimostrerà la vera forza della Eastern Conference? Miami stupirà ancora? Non resta che mettersi comodi, popcorn e godersi questa Bubble through the Country.

Lascia un commento