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Josè Mourinho X Tottenham Hotspur

“E dunque, miei cari Americani: non chiedete cosa può fare il paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il paese”.

Correva l’anno 1961. John Kennedy prestava giuramento come 35° Presidente degli Stati Uniti d’America, Jurij Gagarin diventava il primo uomo nello spazio e, a Berlino, la Germania Est chiudeva il confine con quella dell’Ovest.

In quello stesso anno, il Tottenham, allenato dalla leggenda spurs Bill Nicholson vinceva la sua seconda ed ultima Premier League. Bissava il primo successo arrivato esattamente dieci anni prima. Lo faceva stabilendo il record di reti realizzate nella storia del club (115), grazie sopratutto alla vena realizzata di Bobby Smith.

Gli anni d’oro nel north di Londra hanno luccicato poco

Erano anni d’oro, gli anni sessanta, quelli vissuti nel north di Londra. Nel giro di pochi semestri, oltre al campionato, arrivarono FA Cup, Charity Shield e Coppa delle Coppe. Non fosse stato per decisioni arbitrali discutibili, quegli spurs, nel 61-62 avrebbero anche superato il Benfica di Eusébio, poi vincitore, in semifinale di Coppa Campioni.

Fotografie segnanti queste, storiche. Storiche perché ad Haringey, sobborgo di Londra dove ha sede “storicamente” la società, non è arrivato più niente con il passare del tempo. Niente, almeno, se paragonato a quello, se paragonato alle vittorie “importanti”.

Non bisogna dimenticare, certo, le due Coppe UEFA (1972 e 1984), le altre quattro FA Cup (’67,’81,’82,’91) e le tre Charity Shield (’67, ’81 e ’91). Però, la bacheca del club forse non ha rispettato le attese, o non è stata all’altezza di quello che si pensava potesse essere. Forse continua a non farlo e continua a lasciare nei supporter quel senso di amaro, di amare una squadra capace di arrivare sempre sul punto di, ma non di raccogliere, soprattuto negli ultimi anni.

Pensare che da quell’ultimo successo (1961) in Premier non si è più vinto, si è arrivati al massimo secondi (1963 e 2017) e solo per due volte in cinquantanove anni. Se escludiamo le vittorie in Curling Cup che contano quanto il due di coppe quando è briscola bastoni, da ben 29 di anni si è completamente all’asciutto.

Alla fine arriva José

I cuori di quello che era il White Hart Lane, oggi Tottenham Hotspurs Stadium, li ha scaldati un argentino: Mauricio Pochettino. Un argentino in grado di affascinare l’Europa intera con il suo gioco propositivo e intenso, brillante e ammaliante. Un argentino che ha illuso, che ha dato l’impressione alla gente del north che fosse arrivato il momento di interrompere il digiuno.

Ma allo stomaco, alla pancia spurs, non è spettato nulla, solo l’acido. Il Tottenham di Pochettino è stato come un ospite di un ristorante stellato. Si è seduto al tavolo delle grandi e ha visto poggiare sotto al suo naso due succulente portate: la Premier (2016-2017) e la Champions League (2018-2019). Le ha annusate e stava per mangiarle, ma le altre commensali (Chelsea e Liverpool) gli hanno sottratto il meglio dal piatto.

Due delusioni a coronamento del miglior percorso spurs degli ultimi anni hanno portato scoramento. L’ambiente si è sgonfiato perdendo entusiasmo, ha schiacciato le attese, alcuni giocatori (come Dele Alli) e quello stesso argentino di cui sopra. Pochettino che nel novembre 2019 è stato esonerato, per aver vinto solo due partite su 12 in Premier e per aver rimediato la più sonora sconfitta della storia del club in Champions: 2-7 in casa contro il Bayern.

Alla fine è arrivato José.

Un mucchio di bastardi che vincono le partite

José Mourinho, colui che è al tempo stesso uno degli allenatori più vincenti e più odiati del calcio contemporaneo. José Mourinho che non ci ha messo poi tanto a “ri-pompare” quell’ambiente, sostituendo alla meraviglia del bel calcio, i muscoli e la semplicità del suo credo, alla sopravvivenza post-delusione, l’ardore di riuscirci.

«L’anno scorso cercavamo solo di sopravvivere, di ottenere i punti che ci servivano per arrivare tra le prime quattro o le prime sei. Quest’anno siamo una squadra diversa, siamo migliori perché abbiamo più soluzioni».

Soluzioni che fanno la rima ad un “mucchio di bastardi che vincono le partite”, per citare lo stesso José in All or Nothing. Le vincono eccome. Ad oggi, 16 dicembre 2020, gli spurs sono nuovamente primi in classifica con 25 punti conquistati in 12 partite (proprio a pari con i Reds che sfideranno stasera).

Creati ad immagine e somiglianza

Primi in classifica, e, soprattutto, più o meno esplicitamente con ambizioni di vittoria finale. Ambizioni dettate certo dallo stipendio di José (17,5 milioni all’anno) ma soprattutto dal lavoro di Josè che ha plasmato il Tottenham a sua immagine e somiglianza.

Gli spurs sono una squadra cattiva, reattiva, dal baricentro basso, che attacca in maniera verticale e in transizione facendo leva sulla velocità di Kane e Son.
Una squadra che gioca in campo lungo, che conserva il segreto delle squadre migliori di Mourinho, quello della solidità difensiva.

Si difende con un 4-4-2 molto stretto, che cerca di chiudere gli spazi centrali, a partire dalla coppia attaccante/trequartista, per arrivare a quella dei mediani che aiuta i centrali di difesa fino a dentro l’area, dove Dier e Alderweireld (giocatori non molto dinamici) sono letteralmente supportati da Sissoko e Hojbjerg che seguono a uomo i tagli in profondità dei centrocampisti avversari.

Il meccanismo spurs

“Le persone pensano che il giocatore forte tecnicamente sia quello che fa il colpo di tacco. Ma, in realtà, è la semplicità a essere geniale”.
José Mourinho

E la semplicità del meccanismo spurs messo a punto da Mourinho la ritroviamo nei numeri. Numeri che sono davvero freddi, numeri spesso indicati come “fotografia” di una situazione o una condizione, ma che in questo caso appaiono più come una “radiografia”, una vera e propria diagnosi di una caso.

Parlavamo di difesa solida. Il Tottenham, solo decimo per percentuale di dominio territoriale, è la miglior difesa di Premier League con 10 reti subite in 12 partite (0,83 m/p). Hugo Lloris ha collezionato ben 5 clean sheets, ed è di gran lunga il miglior portiere del campionato inglese per quantità e qualità delle occasioni sventate.

Hoibjerg, e passiamo al centrocampo, è il perno della mediana, quello che va a prendersi in centrocampisti in area per aiutare i difensori (ed è a quota 35 tackle riusciti in stagione), e taglia il campo con passaggi veloci per innescare le transizioni di Kane e Son (870 i passaggi riusciti, solo Rodri del Manchester City ha fatto meglio).

Kane e Son, i finalizzatori, quelli che permettono al “mucchio di bastardi di vincere le partite”: 12 partite, 19 gol e 14 assist in due.

E ancora presto…

È ancora presto, è vero. È ancora presto per dire se questo Tottenham possa essere più concreto di quello di Pochettino, per dire se possa evitare le delusioni.
Leggendo i numeri da un’altra prospettiva potremmo anche dire che è palese l’overperformance individuale dei giocatori spurs e che potrebbe non durare a lungo.

Potremmo anche dire che siamo solo alla dodicesima, che c’è tutto da giocare, che gli anni sessanta sono davvero lontani. Però in panchina e in vetta c’è un uomo che ha vinto campionati a destra e manca (8 tra Portogallo, Spagna e Inghilterra), e che, soprattutto, sa come si fa. Dunque…

Non chiedete cosa può fare il Tottenham, ma cosa Mourinho può fare per il Tottenham.

We have top players and, sorry if I’m arrogant, we have a top manager”

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