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Weston McKennie si è gia preso la Juve

Weston Mckennie è un nome e cognome americanissimo che poco risuonava ai più i primi giorni di settembre. Pochi erano stati infatti gli entusiasmi al suo arrivo, in ambiente ancora affranto per l’eliminazione europea per mano del Lione. Nemmeno i giornali avevano la voglia di dedicargli le prime pagine.
Anzi il primo colpo della Juve targata Pirlo risultava sotto aspettative, come prezzo lasciava suggerire.
Negli stessi giorni si parlava di Suarez, le attenzione erano tutte li, e Higuain andava, proprio verso la patria sventolante bandiera stelle e strisce.
Fatto sta che nessuno immaginava, quell’americano l’uomo in più dei bianconeri a questo punto della stagione.

Schalke 04, la rampa di lancio

Facciamo un passo indietro, quando l’allora diciannovenne approdava in Germania, viaggiando in un flusso sempre più costante di connazionali arrivati Bundesliga, vetrina d’eccellenza dei talenti europei e più di recente intercontinentali.

McKennie si integra al meglio, e con il tempo diviene il titolare: tre anni passati nella Ruhr dove disputa la Champions, andando a segno, e contemporaneamente vede sgretolarsi le basi del club. Un calo collettivo che non inficia sulle sue prestazioni, e anzi lo mette in risalto, evidenziandone la crescita in ciascuna fase di gioco.

Dalla Champions alla lotta per non retrocedere è un attimo per i bianco blu, ma la mentalità di quel giovane è immutata. Sempre al centro delle gerarchie tattiche, che sia a due a tre, perlopiù dalla mediana, diviene dopo Pulisic lo yankee più seguito del campionato.
La collocazione più naturale pare essere in un centrocampo a due, da condividere con più interpreti a rotazione. L’eccellenza di Weston è la fase difensiva. Le doti di leadership sono un altro tratto distintivo e vista l’età alimentano speranze rosee per il futuro.

E’ chiaro che nel periodo buio di Gelsenkirchen vi sia una luce residua, chiamata McKennie. E’ il capitano della squadra, e quel carisma lo fa trasparire sul terreno di gioco: lotta su ogni pallone e corre allo sfinimento, con intensità ed abnegazione impareggiabili.
Tra alcune sbavature da limare quali la fase offensiva e l’impostazione, la sua ascesa prosegue graduale sino all’estate 2020, quando il deficit finanziario del club fa mutare improvvisamente i piani: la Juventus lo segue a distanza e piazza il colpo a sorpresa. L’avventura di McKennie allo Schalke 04 si conclude con 75 presenze e 4 reti.

Un nuovo capitolo bianconero

Come dicevamo il suo arrivo è segnato da un profilo basso e dal costante lavoro per adattarsi al calcio italiano, potenzialmente ideale per lui a favore di tendenze difensiviste.
Pirlo lo nota e lui scalpita: esordisce con la Sampdoria e ben figura. Eppure, il neo-allenatore non ha definito le gerarchie e incomincia una serie di rotazioni deleterie per il minutaggio di Weston.
Il tecnico offre più spazio a Rabiot e lancia Arthur, alternandoli con Bentancur, imprescindibile per i dettami tattici del suo 4-4-2.
Per l’ex Schalke qualche minuto a partita in corso, troppo poco per incidere. Sia chiaro: non aleggiano le critiche, ma qualche dubbio è presente. Eppure, è solo una questione di tempo.

La svolta

Tatticamente studia assai e affina le doti di inserimento senza palla, potenziandosi fisicamente. Non appena corretti tali difetti, aumentano i minuti e le chance.

A Spezia subentra e da con una cavalcata taglia il campo e offre un assist delizioso a Morata: è la svolta. Mentre Rabiot cala, lui sale e non sbaglia mai.
Dietro è una diga e incomincia ad acquisire personalità quando è chiamato ad impostare: nella fase nevralgica del match, si dimostra a suo agio nella gestione della sfera, padrone della manovra mai come in passato.

Gioca ancora, ma il primo exploit bianconero lo trova nel derby, pescando il jolly del pareggio e risultando il migliore in campo in un match complicato.
A Barcellona continua sulle migliorie palesate e sigla un goal corale del quale lui è l’origine, emblema della sua crescita: scarico laterale su Cuadrado ed inserimento prima di trovare una pregevole conclusione volante, molto stilistica.

La gara del Camp Nou è la porta del futuro, inizio di tante possibili soddisfazioni. Il carattere è quello giusto, la mentalità quella del predestinato.
Weston le ha tutte per diventare l’intoccabile della nuova Juventus, che se lo gode e pensa di fare l’americana.

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