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Le statistiche della Serie A 2020/2021 al giro di boa natalizio

I bilanci, quelli parziali, si sa, contano poco. Eppure, la Serie A ha salutato il 2020, sperando di trovare al suo ritorno un anno migliore. È doveroso, allora, o lo è almeno per noi, fare un primo punto, un rendiconto di quanto abbiamo visto sinora. Perché anche se qualcuno afferma che accostare i numeri al calcio equivalga a cospargere di parmigiano delle linguine alle vongole, noi gli diamo ragione per l’accostamento culinario da non provare, ma non possiamo far cadere la nostra fede sulle statistiche.

Si, sono proprio le statistiche a certificarci lo stato di salute di questo campionato e delle sue pretendenti. Un campionato anomalo, se volete. Anomalo perché nelle prime quattro mancano Napoli, Juventus, Atalanta e Lazio, c’è il Sassuolo invece. Il Benevento è al decimo posto, a sole sei lunghezze dai nove volte campioni. La Fiorentina ha raccolto solo quattro punti in più della terzultima (il Genoa) e il Torino (ultimo) ha un punto in meno del Crotone e ha vinto un solo match in quattordici giornate. 

Le statistiche, chi se ne riempie la bocca forse è solo un teorico, uno che non ha giocato a calcio ma ha letto i libri. Però i numeri non mentono, mai.
Non mentono perché se al primo posto c’è il Milan (34 pt.) un motivo ci sarà. I rossoneri hanno il giocatore che ha creato più occasioni da gol (Kessie), quello che ha fornito più assist (7, Calhanoglu), il terzo miglior marcatore del campionato (Ibrahimovic), ma, soprattutto hanno vinto più partite (10). Vinci, naturalmente, se segni, Pioli lo sa, e la sua squadra ha segnato 32 volte, prendendosi il podio (come seconda) di miglior attacco, quello di squadra con più tiri a porta (seconda con 219) e di occasioni gol create (29,0).
Mica male le statistiche, mica male i rossoneri primi, l’unica squadra ancora imbattuta in questa stagione nei cinque maggiori campionati europei (9V, 4N). 

E se mezza Milano prende i colori del Diavolo, l’altra si dà una aria internazionale, ancora una volta grazie ai numeri, a quelle maledette statistiche. L’Inter è seconda anche se gioca male, anche se non ha un piano B. Fortuna? Non proprio. Si, ma se non ci fosse Lukaku. Vero. Il belga è il secondo miglior marcatore del campionato ma non è la squadra. La squadra è quella che, a pari con i cugini, ha vinto più partite (10), ha il miglior attacco del campionato (34), figlio del record di gol nella storia del club nell’anno solare (108 come nel 1929/1930) ed è terza per xG. Insomma parlare e disquisire si può, come a proposito della cocente eliminazione dall’Europa, ma l’impressione è che gli uomini capaci di fare “legna” Conte li abbia e li avrà per tutto il proseguo.

Chissà come sarà il proseguo della Roma e del Sassuolo? Giallorossi e neroverdi sono rispettivamente terza e quarta con 27 e 26 punti. Una delle due potrebbe non esserlo se Napoli e Juventus non avessero una partita in meno ma “fatto sta”.

Fatto sta che Fonseca sta plasmando la sua creatura, un undici veloce e verticale, supersonico. Non è un caso che la Roma abbia il numero più alto di passaggi filtranti realizzati di tutto il campionato (24). Non è un caso che le statistiche ne certificano la miglior percentuale di expected goal (31,4) e le consegnino il premio di terzo miglior attacco (31). Mica male.

Come “mica male” il Sassuolo, quarto. Già la chiamano big. Sbagliano? La verità potremmo scoprirla solo osservando in una palla di vetro, solo se ci vestissimo ancora da oracoli. Gli oracoli che poi non facevano altro che leggere i segnali premonitori. Prendevano un uccello, lo “squartavano” letteralmente e dallo stato degli organi interni capivano. Noi capiamo che il cuore dei neroverdi è Manuel Locatelli, il faro della squadra, il giocatore più cercato della A (destinatario di palla per 957 volte). Poi, dicono che l’anima non si veda. Però, lo spirito neroverde si palesa nelle statistiche: seconda squadra per media di passaggi completati (86,7), prima per possesso palla (60,1%).

Ci sono poi la quinta e la sesta, Napoli (25), Juventus (24). Le due grandi delusioni? No, è troppo presto. Forse pure troppo presto perché parliamo di due squadre acerbe. Hanno una partita in meno. I bianconeri è come avessero perso tre punti perché quella partita gli era stata assegnata. Il Napoli ne ha guadagnato uno, che aveva perso. Poi, vedremo come finirà finalmente sul campo. La sensazione è che entrambe abbiano problemi irrisolti.

Se leggiamo le statistiche degli azzurri potremmo essere tratti in inganno, un occhio non esperto potrebbe esserlo sicuramente. Ospina ha la miglior percentuale di porta inviolata (42,9%). Gattuso ha costruito la miglior difesa del campionato (12 gol subiti, e solo 33 tiri ricevuti), ma anche l’attacco che ha tirato più a porta (225), la seconda squadra per media di passaggi completati (86,7), una di quelle con la percentuale di possesso palla maggiore. E allora? E, allora, spesso il problema è l’approccio, un difetto di personalità, di grinta e di cattiveria. Sembra una bestemmia ma gli uomini di “Ringhio” sono quelli che hanno la media peggiore per palloni recuperati a partita (29). La tengono molto è vero, ma non hanno la stessa fame nel riprendersela.

Statistiche che ci dicono tanto anche della nuova Juve, quella di Pirlo. Una Juve troppo spesso fragile, che non riesce ad incutere più timore negli avversari, o almeno non più come prima. Si, per mettere paura agli altri e, forse per la paura che prova egli stessa, entra duro: nessuno squadra ha ricevuto più cartellini rossi dei bianconeri in questa stagione nei cinque maggiori campionati europei (5, di cui 4 diretti). È segno di irrequietezza.

È segno di un dominio territoriale, di un dominio del gioco ricercato ma che non la proietta in alto. La Juve è la squadra che ha tentato più passaggi (8390) e ne ha completati di più (7292), la seconda squadra per possesso palla medio (59,8). La maggior parte dei passaggi sono anche di “media distanza” quindi a tagliare il campo. La difesa è la seconda del campionato (13) ed è anche la seconda per tiri subiti (37). Poi c’è Ronaldo, naturalmente il miglior marcatore del campionato (12). Ma i pareggi sono troppi, tanti quanti solo quelli del Parma (6): si vince poco. E a Torino vincere poco non è ammesso.

Seguono a ruota, settima e ottava, Atalanta e Lazio, le due regine dello scorso campionato che stanno vivendo una stagione “normale” anche dal punto di vista delle statistiche. 

Statistiche che si appiattiscono andando verso il centro, perdono picchi ma restano comunque interessanti e indicative. Indicativi sono i numeri del Verona, ancora sorpresa. La squadra di Juric ha 20 punti, a – 6 dalla Champions, sembrava impossibile vedendo il mercato estivo in uscita. E ma giocano bene, giocano di sistema, c’è voglia. La voglia che ti permette di recuperare più palloni a partita di tutte le altre (58 di media). La voglia che ti spinge a proporre un calcio antico ma anche moderno, di una modernità inglese, che è una modernità verticale. Gli scaligeri sono la prima squadra per passaggi lunghi tentati (282). Poi c’è un piccolo vanto, collettivo e individuale, rivolto a Silvestri, il portiere con la percentuale più alta di parate (0,77). Chapeau.

E il cappello bisogna alzarselo quando si parla del Benevento. Il Benevento stupisce, lo guardi e stupisce. Parlavano di un Inzaghi, il Filippo, immaturo che inseguendo il bel calcio si sarebbe spezzato le gambe e i sogni di gloria. I sanniti hanno smesso di vivere alla giornata, sono la seconda peggior squadra per media di possesso palla (42%), e invece la prima per porta inviolata (5). Fate un po’ voi, ma non meravigliatevi se con questi numeri e queste statistiche i punti sono 18 in campionato. Come dicevamo prima solo 6 in meno della Juve. Juve tra l’altro anche bloccata al Vigorito.

Soddisfazioni come quelle raccolte da Quagliarella, l’unico giocatore ad aver segnato almeno 7 gol in tutti gli ultimi 7 campionati: una sentenza, un highlander. Non male per quello che è il finalizzatore della squadra con la peggior media di possesso palla in Serie A (41,9%). Naturalmente parliamo della Sampdoria, che detiene, però, il giocatore che ha vinto più duelli aerei di tutti (58): Thorsby.

Vola e deve volare tanto anche Cragno, l’uomo Cragno. Dovrà farlo fin quando la sua di squadra, il Cagliari, lo farà risultate il portiere che subisce più tiri di tutta la Serie A (86). Fortunatamente Cragno è anche quello che para di più (60 le parate messe a referto). Forse i suoi compagni di squadra dovrebbero pensare a dribblare meno e a difendere di più, o almeno è quanto dicono le statistiche, che vedono i rossoblu com prima squadra per dribbling tentati (249).

Non ne ha tentanti tantissimi di dribbling l’Udinese, invece. I friulani non vivono un periodo d’oro ma si affidano, statistiche alla mano, ai propri giocatori migliori. Allora, Rodrigo De Paul è l’uomo che ha condotto la palla per più metri di campo (3,5Km), e Pereyra il 3° giocatore per assist. 

A chiudere il conto dei conti, non il cantico dei canti, le “fanaline” di coda: Parma, Genoa, Crotone, Torino.

Dei gialloblù dicevamo come fossero la squadra che a pari della Juve abbia pareggiato più partite (6), è anche quella che ha tirato meno a porta. Meno anche del Genoa che, invece, ha perso più partite (8). Più sconfitte del Torino ultimo. Ultimo è sfortunato.

I granata hanno perso 23 punti da situazione di vantaggio, almeno sette più di ogni altra squadra nei top-5 campionati europei, sono la seconda squadra per dribbling tentati (246) e hanno un Belotti che si batte come un Toro: è il giocatore che ha subito più falli (56). La vittoria, però, è arrivata una sola volta e meglio ha fatto anche il Crotone (2).

Meglio di quanto dicono i numeri, #checchesenedica, è quasi impossibile fare. Perché, come abbiamo detto all’inizio, le statistiche non mentono mai e si vuole fare meglio, bisogna fare meglio soprattutto con i numeri.

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