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L’NBA Christmas Day 2020 non delude sul campo

L’NBA Christmas Day 2020 non delude sul campo, ma senza il calore natalizio dei tifosi a riscaldare le arene bisogna ammettere che non sembrava fossero le partite di Natale. Certamente, la tradizionale diretta nazionale c’è stata puntualmente, le divise speciali per l’occasione sono state presentate, i giocatori più rappresentativi hanno indossato scarpe limited edition celebrative. Tuttavia nessuno scampanellio si è percepito, quasi fosse una semplice gara di regular season. Ciò nulla toglie alle performances dei grandi interpreti del gioco che non hanno deluso le aspettative, in particolar modo in quel di Boston dove Kevin Durant e Kyrie Irving hanno dato un primo saggio del potenziale di Brooklyn. I Milwaukee Bucks hanno asfaltato in casa i Golden State Warriors orfani di Klay Thompson e Draimond Green. Se poi Stephen Curry tira solo 2/10 da tre punti e 6/17 totale dal campo per 19 punti e Wiggins addiziona solo 12 punti, beh, allora la strada già in salita diventa una Cima Coppi.

Tra le partite in programma anche Clippers contro Nuggets, terminata con una facile vittoria da parte della sponda meno nobile di Los Angeles spinta ancora dall’ottimo duo George/Leonard. Infine le ultime partecipanti alle Finals 2020: i Miami Heat, impegnati in casa contro i Pelican,s e i Lakers, occupati con i Mavericks nel main event e in diretta nazionale. Perché si sa, gli americani adorano contrapporre le grandi stelle nei giorni speciali, e il Christmas Day è probabilmente il più sentito della stagione regolare. Butler Vs Zion in Florida, Lebron Vs Doncic in California. La vittoria è andata a entrambe le ultime finaliste, riscattando così una falsa partenza.

Gli Heat sono una squadra vera

Non arrivi alle Finals per caso. Non porti i Lakers di Lebron e AD a gara 6 senza Dragic e con un Adebayo a mezzo servizio se non sei una squadra vera. E ancora una volta la squadra di Miami dimostra il valore del proprio gruppo contro New Orleans, nel Christmas Day, nel momento in cui ha dovuto sopperire all’infortunio di Butler, rimasto nello spogliatoio a inizio ripresa. Stavolta è stato Goran Dragic a dare energia al gruppo, così come Jimmy aveva fatto contro i Lakers con lo sloveno. I due si restituiscono il sacrificio, certamente con un diverso peso specifico sia della partita in sé, sia degli avversari. Tuttavia la sicurezza di poter contare l’uno sull’altro alimento il fuoco degli Heat, e la cosa è talmente travolgente da appiccare più incendi in più giocatori.

Duncan Robinson si traveste da Curry e spara 7 bombe a bersaglio. Avery Bradley, trasferitosi dai Lakers quest’estate, mostra le sue capacità difensive quasi fosse Gary Payton. I Pelicans ci provano con Zion Williamson, autore di 32 punti e 14 rimbalzi, supportato dalla capacità balistica di Brandon Ingram, ottimo con i suoi 28 punti. Ma nel momento in cui lo svantaggio di New Orleans si era ridotto a solo 6 lunghezze nel 4° quarto, Miami ha eretto la proprio difesa solida negli ultimi sette minuti di gioco. Dragic, uscente dalla panchina, ha poi dominato di carisma ed esperienza nel finale di gara, dettando i tempi e piazzando punti pesanti. Spoelstra può andar fiero di aver ritrovato la SUA squadra.

Curry cilecca un altro Christmas Day

Il risultato finale della partita tra Milwaukee Bucks e Golden state Warriors recita 138-99. Un punteggio impietoso per una franchigia che negli ultimi anni ha segnato il gioco. Un punteggio impietoso per Steve Kerr, fautore di un gioco basato sulla perimetralità con flash in aria se necessari, poiché “the strenght in numbers” declama lo slogan dei Warriors. Un punteggio impietoso perché l’ultimo Mvp, Giannis Antetokounmpo, non gioca da Greek Freak e si limita a 15 punti con un 4/14 dal campo. Un punteggio impietoso perché la punta di diamante dei Warriors, l’uomo franchigia, uno dei più grandi tiratori di tutti i tempi, se non il numero uno, il due volte Mvp, non riesce a incidere ancora una volta. Stephen Curry non riesce a supplire alle assenze pesantissime di Thompson e Green, e neppure ad accendersi e fare gli straordinari, un po’ come Dragic a Miami.

Solo 2/10 da tre punti e 6/17 in totale dal campo in 29 minuti per un bottino di 19 punti. Non è la prima volta che il 30 dei Golden State non riesce ad accendersi nelle occasioni più importanti o di maggior risalto. Ricordiamoci che su tre titoli conquistati non è stato mai neppure vicino all’essere nominato Mvp delle Finals (Iguodala 2015, Durant 2017/2018). Inoltre le sue performances nei Christmas Day non hanno mai brillato particolarmente, e questo è un evento di solito di una certa rilevanza, poiché essendo in diretta nazionale la pressione si fa sentire abbastanza. Probabilmente il figlio del vecchio Dell non ha una grande capacità di resistere alla pressione, farsene carico e andare oltre. In molti ricordano la frustrazione di Steph alle Finals 2016 quando scagliò il paradenti sul parquet per l’ennesimo fallo fischiatogli. Auguriamo ai Warriors di tornare al più presto ad avere il roster al completo, così potremo tornare a parlare realisticamente del potenziale di Golden State.

I Brooklyn Nets fanno paura

Affrontare i Celtics al TD Garden dopo la splendida vittoria ottenuta all’ultimo secondo contro i Buck con l’autentica magia di Tatum, non era semplice. I Nets lo hanno fatto però, e con sorprendente facilità. Infondo ci sono anche messaggi da mandare, ed oltre a essere la partita del Christmas Day è anche un confronto con una seria candidata alle finali di Conference. Il neo allenatore Steve Nash può sorridere pensando alla prova che hanno offerto i suoi ragazzi, special modo quei due super osservati da tutta la lega. Kevin Durant 29 punti con 9/16 dal campo e 3/4 da tre punti; Kyrie Irving 37 punti e 8 assist con 7 bombe su 10 tentativi e 13/21 totali. Intesa da affinare? Niente affatto. Giocano in armonia e con i giusti ritmi, dosandosi le opportunità a vicenda. Difficile dire chi sia il primo o il secondo violino.

Ma è tutta l’orchestra Nets a suonare ad alti livelli e ad impreziosire ancor più i grandi solisti. Durante il terzo quarto è partita la sinfonia Brooklyn e non si è più fermata. Hanno scavato il solco che è proseguito nell’ultimo periodo fino al 123-95 finale. Lavert, Dinwiddie, la presenza di DeAndre Jordan e Jarret allen, la perimetralità di Joe Harris. Steve Nash non si nasconde e dichiara apertamente di puntare all’anello, e da quello che hanno mostrato i suoi ragazzi contro Boston capiamo la serietà di questa affermazione. Finalmente torna una vera potenza ad Est da contrapporre ai Lakers campioni in carica. I Bucks e gli Heat sono avvertiti.

Lakers dominanti contro i Mavs

A differenza di quanto accaduto nella opening night contro i Clippers, in cui Vogel forse troppo prematuramente l’aveva data su a 3 minuti e mezzo sotto di 11 non schierando né Lebron né Davis, stavolta il minutaggio cresce. Lo spettacolo che tutti gli Stati Uniti attendevano tra Luka Magik e James si è visto solo in parte, nonostante la quasi tripla doppia del 23 con 22 punti 10 assist e 7 rimbalzi e i silenziosi ma pesanti 27 punti di Doncic. AD ha segnato la partita nel terzo quarto con due triple consecutive e altri canestri di una morbidezza abbacinante per un lungo di 2.12, mettendo a referto 28 punti totali con 8 rimbalzi e 5 assist.

La differenza tra i Lakers dell’anno scorso che probabilmente avrebbero giocato la partita punto a punto con i Mavs l’anno passato e questi nuovi Lakers è nella lunghezza della panchina. Harrell, autore di una grande prova tanto difensivamente quanto offensivamente, 22 punti e 7 rimbalzi di cui 3 in attacco. Il tedesco Schroder, ormai playmaker titolare, molte ottime penetrazioni al ferro e buon tiratore dall’arco realizza 18 punti sfornando 6 assist. Qualcuno che possa condurre il gioco e portare la palla facendo riposare il Play ufficioso Lebron e consentire a quest’ultimo altre giocate potenziali in ricezione. Sia chiaro i Mavs ci hanno provato mandando in doppia cifra sei giocatori tra cui Doncic con 27 punti, ma i Lakers quest’anno hanno davvero arricchito di qualità il loro roster. Sono infatti 90 i punti dei quattro citati in maglia gialloviola (Davis 28, Lebron 22, Harrell 22, Schroder 18) ai quali sommare i 48 dalla panchina dei vari fidati gregari come Caruso, Kuzma, Morris. Tanti auguri alle opponenti per quando i Lakers avranno rodato il loro gioco.

I Clippers hanno sete di vendetta

A 6 minuti dal termine della gara a qualche tifoso Clippers deve essersi fermato il fiato vedendo il colpo ricevuto da Leonard dal proprio compagno di squadra Ibaka in una situazione di rimbalzo. Ovviamente tutto assolutamente involontario ed accidentale, ma l’urto è stato pesante. Kawhi finisce a terra sanguinando abbastanza copiosamente, poi però si rialza ed esce dal campo sulle sue gambe. La partita vedeva la riedizione delle ultime semifinali di Conference, e così come a Boston, messaggi sono stati mandati e chiaramente ricevuti.

Già all’intervallo 17 lunghezze separavano le due franchigie, dilatatosi a 19 a inizio 4° quarto. Paul George autore di un’altra ottima partita con 23 punti e 9 assist in 37 minuti si somma al solito Leonard che in 31 minuti, prima di essere costretto a uscire, aveva messo a referto 21 punti e 7 assist più la solita impagabile difesa. Da quel momento il tentativo di rimonta di Denver è stato soffocato da tre triple di Ibaka e da una serie di giocate del “mago” Lou Williams. Per i Nuggets non basta uno Jokic a sfiorare la tripla doppia con 24 punti 10 assist e 9 rimbalzi e un Jamal Murray da 23 punti. I Clippers hanno aggiunto lo scalpo di Denver in questa stagione dopo quello degli “odiati” cugini.

La stagione è appena iniziata ma il quadro generale sembra promettere davvero bene. Oggi abbiamo trovato conferme e sorprese sotto l’albero di questo Christmas Day. Tuttavia il regalo più ambito che speriamo di trovare è la speranza che grazie alla vaccinazione di massa le arene possano tornare ad essere gremite per maggio e vivere finalmente lo sport e la quotidianità con una rinnovata linfa vitale.

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