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I diavoli rossi sono tornati!

Dalle parti di Manchester si torna a sognare. Proprio cosi, ma questa volta, sponda Red Devils. Tale scenario pareva, solo qualche settimana fa, impossibile per un club definito come nobile decaduta del calcio inglese ed accreditato dai più come finito.

Un 2020 controcorrente

Tuttavia, il 2020 per il Manchester United è stato un anno di risalita evidente, culminato con la qualificazione in Champions League. Dove, però, si sperava qualcosa in più, rispetto ad una cocente e recente eliminazione maturata ai gironi.

Era un girone complicato, certo, ma le critiche non sono mancate in un ambiente pretenzioso, abituato a vincere. Aveva illuso anche vantaggio al giro di boa (ovvero la leadership del gruppo), poi sfumato sino al decisivo k.o. in Germania contro il Lipsia.
Sui social continuava a rimbalzare l’hasthag #Solsjakerout, reo di non aver valorizzato una rosa di gran valore. Il tecnico norvegese ha continuato ad insistere sul suo gioco, mai troppo appariscente quanto equilibrato, e al culminare dell’anno i critici stanno lentamente svanendo.

Difesa ed attacco senza sbilanciarsi

Solskjaer pretende un calcio equilibrato, basato su un 4-2-3-1, nel quale è il collettivo, e non il singolo individuo, a difendere ed attaccare: si lavora d’insieme.
L’unione del gruppo si palesa in campo, soprattutto quando i devils sono chiamati a costruire la manovra, più corale e rapida rispetto al passato: l’intesa migliora di partita in partita e le trame di gioco risultano più efficaci.

Le reti subite sono state solamente 23, a testimonianza di un lavoro difensivo egregio che è andato a colmare i disequilibri creatisi in passato. La gara contro il Manchester City ha dimostrato la maturità di uno spogliatoio giovane ma capace di ben figurare nelle sfide importanti: nello 0-0 maturato, i Citizens non hanno mai impaurito il reparto arretrato.

L’attacco è il fiore all’occhiello con ben 33 centri realizzati e nomi di spessore: quali Rashford, Martial e Cavani.
Solskjaer ha dato poi fiducia a calciatori che parevano smarriti come Martial e Matic: il primo si è affermato al centro dell’attacco, il secondo ha fornito solidità alla mediana insieme a Pogba, anch’egli in crescendo e più uomo squadra.

Bruno Fernandes e Marcus Rashford alla massima espressione

Discorso simile anche per i singoli, all’apice delle loro prestazioni. Bruno Fernandes e Marcus Rashford hanno elevato il proprio status, poiché valorizzati nei rispettivi ruoli.

L’inglese trova collocazione naturale se allargato e di conseguenza libero di azionare i cavalli a disposizione nell’uno contro uno creando superiorità numerica. In precedenza, a causa della mancanza di un nove vero, era posto come unica punta con risultati altalenanti.
Marcus predilige puntare l’uomo e creare occasioni da rete, ma in passato trovandosi a sostenere un intero reparto da solo ha faticato nello sfruttare le sue doti.

Bruno Fernandes è la pietra miliare dell’attacco, mossa intelligente della società sul mercato lo scorso inverno. In un sistema quasi perfetto, il calcio tecnico del portoghese ha ulteriormente avuto il suo effetto.
Uomo assist ma anche goleador, con già 10 centri all’attivo e una consapevolezza della sua tecnica mai avuta in precedenza. Il rapporto con Solskjaer è idilliaco ed il norvegese lo ha reso l’insostituibile, il jolly di un reparto offensivo che funziona.

Capitolo a parte per il neo arrivato Van de Beek, lieve delusione di questo inizio di stagione complice un minutaggio scarso.

Proiezioni del club

L’annata è ancora lunga e complicata da decifrare, ma lo United è presente ed in corsa per la lotta al titolo: pari punti col Liverpool a parità di gare, tante impressioni positive, a cominciare dalla ritrovata compattezza di squadra e dall’entusiasmo che mancava da tempo al teatro dei sogni.

La possibilità di trionfare in Premier League non è remota, ma sarà necessario mantenere la continuità sinora avuta. Compito non impossibile, perciò tornare a sognare è lecito. C’è una nobile che ha voglia di prendersi il suo prestigio.

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