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Max Allegri calling London

“Innanzitutto devo fare i complimenti ai ragazzi” – Massimiliano Allegri.

È dal 17 maggio 2019 che un allenatore della Juve non comincia un suo intervento con questa frase. 

Un’espressione manifesto di un modo di essere e di vedere il calcio, un calcio dove l’allenatore è colui che riesce a fare meno danni possibili. Il tecnico deve osservare durante la settimana, scegliere gli uomini per il weekend e successivamente lavorare d’istinto, in base alle sensazioni restituite dal campo. Vadano a farsi benedire tutti i teorici, i tatticismi, le filosofie estetiche legate al pallone. Quel pallone è inseguito, in fondo da uomini, uomini che decidono individualmente, più che collettivamente, le partite, e un bravo tecnico deve soltanto guidarli al meglio delle sue possibilità, metterli in condizioni di risultare determinanti. È cosi che poi se si vince il merito resta comunque di chi ha fatto la giocata, meno di chi ha provveduto a creare e a leggere la situazione nella quale è avvenuta.

Dicevamo un’espressione manifesto, un modo di essere e di vedere il calcio, perché se poi lo si vede con altri occhi, quindi, non quelli di Massimiliano Allegri, ma, ad esempio i nostri, quei meriti, quei complimenti, andrebbero fatti all’allenatore stesso. Un allenatore vincente, che ha saputo trionfare sia in rossonero ma soprattutto alla Juventus.
Juventus della quale risulta in assoluto l’allenatore con la percentuale di vittorie maggiore nella storia del club (71%, meglio addirittura di Carcano).

Una percentuale figlia appunto dei successi. Allegri ha guidato la Juventus per 269 partite in tutte le competizioni: 191 le vittorie, 42 i pareggi e solo 36 le sconfitte (ciò lo rende anche il terzo allenatore per presenze complessive e per numero di successi nella storia del club). L’allenatore con la miglior media punti (2.41 a match) per la Juve in Serie A e con la più alta percentuale di vittorie nel massimo campionato italiano (75.5% – 142 successi su 188 partite). 

Numeri che dipingono Max Allegri come il primo tecnico a vincere cinque Scudetti di fila nella storia della Serie A, colui che può ancora fregiarsi della più lunga striscia di vittorie consecutive in campionato (15 successi di fila tra ottobre 2015 e febbraio 2016). Non solo, in altre tre occasioni ha superato le 10 vittorie (unico bianconeri a riuscirci).
Numeri si direbbe, e ma numeri che certificano lo spessore e la qualità del lavoro del livornese, numeri che hanno significato 11 trofei: cinque Scudetti su cinque, quattro Coppe Italia su Cinque, due Supercoppe su cinque, e due finali di Champions (mancate a Torino dal 2003).

Ma perché stiamo qui, dopo quasi un anno e mezzo dall’addio tra Massimiliano Allegri e la Juventus, ad incensare, per l’appunto, Massimiliano Allegri. Semplice perché dopo quasi un anno e mezzo dall’addio tra Massimiliano Allegri e la Juventus, Massimiliano Allegri è ancora senza panchina. E ci fa strano, ammettiamolo, che un tecnico di tale lignaggio non sieda già sulla panchina di un top club europeo, soprattuto dal momento in cui tanti top club europei non se la passano bene e, addirittura, hanno già cambiato tecnico non optando per Max ma per altri.

L’ultimo avvicendamento è avvenuto a Parigi. Ha lasciato Tuchel, o meglio è stato mandato via Tuchel, e a sostituirlo è arrivato Pochettino, un’ex PSG da giocatore, preferito al livornese. È così, lo dicono i fatti, ma non è andata proprio così. Da quel che sappiamo Leonardo, Ds parigino, ha pensato dapprima a Max, ritenuto più idoneo al calcio della squadra della capitale francese e più adeguato a governare uno spogliatoio pieno zeppo di prime donne. È stato il toscano a lasciare Pochettino preferirsi, si è impuntato, richiedendo circa 2/3 milioni in più rispetto all’ex Tottenham. In tempi di pandemia anche gli sceicchi piangono e se c’è da risparmiare qualcosina allora meglio risparmiarla. Chissà forse a Max non andava di svegliarsi e vedere la Tour Eiffel dalla finestra, bisognerebbe chiedere ad Ambra se è uomo da romanticismi o meno.

Fatto sta che quello che doveva essere un anno sabbatico, in realtà si è prolungato. Massimiliano Allegri è fermo per la seconda stagione consecutiva. Proprio non riesce a trovarla una nuova squadra da allenare. Le proposte, come vedevamo sopra, non sono certo mancate, forse non l’hanno mai riscaldato veramente, al punto da togliersi il cappotto, come in quella scena epica ancora nei nostri occhi di una domenica a Ferrara. Ma se non il PSG, viene da chiedersi, allora cosa può suscitare gli interessi veri di Massimiliano Allegri? Con tutto il rispetto il richiamo francese non portava la firma del St. Etienne ma dell’ultima finalista di Champions, di un club che può permettersi di schierare insieme Mbappé e Neymar, che sembra poter fare il doppio colpo degli svincolati 2021: Sergio Ramos – Leo Messi.

C’è di mezzo l’Inghilterra, c’è quasi sempre di mezzo l’Inghilterra. Perché? Perché nonostante la Brexit, la Premier resta il campionato più affascinante d’Europa, se possiamo ancora dire così. Di certo il più competitivo, non è un caso se i migliori siano lì. Facciamo qualche nome a caso: Mourinho, Klopp, Guardiola, Ancelotti. 

I migliori. E di quei numeri, quelle statistiche, quelle vittorie di cui abbiamo parlato in precedenza, nonostante i complimenti fatti ai ragazzi, naturalmente, e quel certo modo di vivere il calcio, ne è a conoscenza anche Max. E se ne sei a conoscenza, e se sai leggerli, come fai a non ritenerti tra i migliori? 

C’è qui la risposta ai no, al prolungarsi del riposo, quello sabbatico inteso dagli ebrei. La volontà di Max è partire dalla sua convinzione di essere un top manager per accasarsi nella terra che li ospita e dimostrarlo a tutti anche da lì. Max dixit al Times:

Sicuramente! Mi piacerebbe un’esperienza in Premier League. In Italia ho allenato quattro anni il Milan, cinque la Juventus. Adesso vorrei lavorare ancora in Italia, ma è difficile, o in Inghilterra. Sto migliorando il mio inglese. Sto studiando. a cosa più importante è che ogni nazione ha la propria storia, che è sempre diversa dovunque si vada. Ed è difficile cambiarla. Ma il calcio inglese è migliorato perché ci sono molti allenatori stranieri. Ora c’è molta più varietà tattica rispetto a dieci anni fa. C’è il giusto equilibrio tra il tradizionale spirito del calcio inglese e la nuova qualità e il nuovo approccio tattico dei nuovi tecnici.

E allora? E allora non resta che aspettare, che salti qualche testa. Aspettare anche a costo di farsi scappare qualche occasione d’oro (vedi PSG). Se vuoi essere il migliore, in fondo, non puoi avere paura dei treni che passano. Per te ci sarà un convoglio ad hoc.

Al momento il tabellone di arrivi e partenze è assai magro. Carletto viaggia con il suo Everton Express. Solskjaer ha rischiato veramente di perdere lo United, e ciò avrebbe fatto molto piacere ad Allegri, ma è risalito in corsa prendendosi la vetta della Premier. Klopp è saldo, Guardiola pure, stesso discorso vale per Mourinho. Restano i convogli provenienti da Londra. Quello Gunners è stato a rischio deragliamento, ma l’impressione è che la società sia consapevole di non avere una freccia. Resta, questa volta davvero, l’ultimo treno ed è tutto blu.

Dopo l’ultimo ko arrivato contro il Manchester City, Frankie Lampard, comandate storico, rischia il posto. Secondo le ultime indiscrezioni del The Athletic la società sta mettendo in serio dubbio la posizione del tecnico che sarebbe vicino all’esonero. Quattro sono state le sconfitte nelle ultime sette partite, pesano perché il mercato è stato al dir poco faraonico. 

Da uno sceicco (vero) all’altro (russo), forse Max Allegri non avrebbe da ri-dire no. “Se non lo trovi a Londra forse non esiste!” dicono agli Harrods, si riferiscono ad una panchina? Si riferiscono ad Allegri?
La sensazione è che per lui sarebbe tutto davvero perfetto, rispetterebbe ogni sua volontà, forse anche quella di poter partecipare al Royal Windsor Horse Show. Vuoi metterlo con un ammasso di acciaio?

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