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Steven Gerrard ha creato una macchina perfetta

Ventuno vittorie e due pareggi. Cinquantanove reti segnate e sei subite. Ventuno punti di vantaggio (con tre partite in più) sul Celtic Glasgow secondo in classifica. Prima squadra per possesso palla (67,5%), per percentuale di passaggi riusciti (53,2%) e per tiri complessivi (371/21). 

Numeri, e che numeri sono quelli collezionati dai Rangers Glasgow nella Scottish Premiership 2020/2021. Statistiche impressionanti, alle quali fa da ciliegina sulla torta la vittoria nel primo Old Firm della stagione per 1 a 0. Gli storici rivali cattolici hanno dovuto arrendersi alla supremazia dei Gers, avviati al loro 55esimo titolo scozzese.

Supremazia, abbiamo detto, perché di supremazia stiamo parlando, predominio nazionale ritrovato dopo essere scivolati nell’oltretomba, se è lecito usare questo termine. I Rangers erano scomparsi poco tempo fa, poi riemersi sembravano faticare a riprendersi il proprio peso nella storia. Ci voleva un uomo per cambiare le cose, un uomo dal carisma smisurato: Steven (non a caso “The Wonder”) Gerrard. L’ex capitano e bandiera del Liverpool che alla prima esperienza in panchina ha dimostrato di essere molto di più di una azzeccata trovata mediatica. E, in effetti, il simbolo Reds più conosciuto al mondo ci ha messo davvero poco a rendere gloria a quasi 150 anni di storia.

L’ora più buia

Era solo il 2012 quando i Rangers Glasgow fallirono, sotto il fardello di un debito pari a 100 milioni. L’anno precedente avevano trionfato in campionato e adesso scivolavano in quarta serie scozzese, la Scottish League Two (la nostra vecchia C2). Ci si rimbocca subito le mani, perché la squadra più titolata di Scozia non merita questo. In due stagioni ottengono due promozioni (e naturalmente due primi posti), dalla League Two alla League One, dalla League One alla Scottish Championship. Il terzo salto di categoria è dato praticamente per scontato, ma di mezzo c’è il Motherwell. I Gers arrivano terzi e in finale di playoff vengono superati da quelli del Lanarkshire del Nord, duri a morire. Nessuno poteva pensare ad un finale cosi amaro. C’è poco da recriminare, bisogna ritornare a fare legna. La stagione successiva (2015/2016) è la volta buona: ottantuno punti e primo posto in classifica. Dopo quattro anni esatti i Rangers si riprendono la propria casa: la Scottish Premier League, massima serie. C’è felicità. Felicità perché si è in assoluto l’unica squadra scozzese ad aver vinto tutti e quattro campionati professionistici e perché in semifinale di Scottish Cup si è superato il Celtic, da dopo il fallimento non era mai accaduto.

Il desiderio di ritornare padroni

Felicità, dicevamo, certo. Ma di quella casa (Scottish Premier League), ritornata ad abitare, non si è più i padroni, lo sono gli odiati rivali, per l’appunto. Bisogna prendersi lo scettro, subito. Ma ritornare al comando non è semplice come semplice è stato rinascere. La stagione 2016/2017 mette un punto: lo scarto tra i blu protestanti e i bianconeri cattolici è consistente. I Rangers chiudono terzi, 33 punti sotto a quelli lì. L’anno successivo si migliora, la posizione in classifica è sempre la stessa, diminuisce la distanza: 13 lunghezze. Nel frattempo i Gers guardano anche all’Europa, entrano dalla porta piccola, quella dell’Europa League, ma è un capatina fugace, si finisce fuori al primo turno contro i lussemburghesi del Pogres Niedercorn. C’è voglia di fare di più.
Per essere più grandi la società decide di affidarsi ad un “grande”, o almeno uno che in campo lo è stato eccome: Steven Gerrard è chiamato ad allenare i blu. I supporter restano basiti, l’inglese non ha mai allenato, tranne qualche partita delle giovanili del Liverpool.

Piacere Steven, Steven Gerrard

Il 12 luglio 2018 a Ibrox, l’inglese fa il suo esordio sulla nuova (e prima) panchina per la gara d’andata del primo turno di Europe League: i Rangers vincono 2 a 0 contro i macedoni dell’FK Shkupi. Il ritorno termina 0 a 0. Successivamente vengono sconfitti anche i croati dell’Osijek (0-1 e 1-1), gli sloveni del Maribor (3-1 e 0-0) e i russi dell’FC Ufa (1-0 e 1-1). Dopo tre mesi in Scozia, Steven Gerrard porta i Rangers ai gironi d’Europa League.

In campionato, però, il gap con gli odiati rivali non si riduce subito. Arriva un secondo posto, ma il Celtic è distante ancora undici punti. L’anno successivo ci si prova ancora, stessa posizione, distanza di un pelo più ampia: tredici punti dalla vetta. Anche se in Europa va ancora meglio, i Gers superano la fase a gironi, e arrivano agli ottavi di Europa League. L’impresa è grande perchè Steve ha ottenuto un secondo posto in un gruppo da Champions League composto da: Porto, Feyenoord e Young Boys. All’uscita si è accompagnati dal Bayer Leverkusen, troppo superiore. Resta un ultimo passo, il solito: riprendersi la Scozia.

Obiettivo: riprendersi la Scozia

Un passo compiuto nella stagione in corso, che vede i Rangers dominare come mai prima, con una forza bruta che fa spavento. Se stiamo ai freddi numeri i Rangers Glasgow sono tra le squadre migliori del panorama calcistico europeo. Abbiamo detto della supremazia nazionale, ma questa non basta a inquadrare il lavoro fatto in questi mesi. Un lavoro che supera i confini nazionali. Il percorso in Europa League, sinora, è stato da favola. Primo posto nel proprio girone davanti al Benfica, quattordici punti fatti e zero sconfitte. Ai sedicesimi ci sarà l’Anversa, avversario alla portata. Riprendersi gli ottavi non è assolutamente soltanto un buon auspicio.

I Rangers macchina perfetta

Gerrard ha reso i Rangers tutto ciò che avevano perso. I blu di Glasgow sono una squadra matura, fisica, aggressiva. La difesa è prepotente, gli esterni alti si propongono e ci dicono molto dell’idea di calcio sposata. Si gioca col 4-3-3 dove la prima donna, o uomo di spicco, è il capitano James Tavernier. Un terzino, scozzese ma da performance brasiliane. James ha segnato 17 reti e fornito 14 assist in tutte le competizioni, 11 in campionato dove (tra gol e passaggi chiave) incide per il 30% sulle reti complessive segnate dalla squadra. Ad accompagnarlo un attaccante, come è giusto che sia, Alfredo Morelos, ventiquattrenne, che l’anno scorso ha siglato ben 29 gol.

L’esperienza del gruppo è tutta sulle spalle di un nome e cognome conosciuto ai più, quello di Jermain Defoe, la fantasia è a compito di un figlio d’arte: Ianis Hagi, finalmente esploso dopo la breve ed infelice esperienza alla Fiorentina. Insomma c’è uno scheletro che mantiene un organismo molto complesso, quello messo in vita da Steven Gerrard, che ha fatto rinascere i Rangers, e ha tutte le carte in tavola per riprendersi il trono. Il Celtic deve preparare il suo canto del cigno, perché dopo nove stagioni di dittatura, bisogna lasciare il posto. I Gers sono tornati.

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