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Il calcio di Joe Biden

Mercoledì 20 gennaio 2021 è stato un giorno importante per il mondo intero. Abbiamo saputo che il nostro Paese avrebbe subito ritardi legati alla consegna di fiale dalla Pfizer, abbiamo visto Conte salire al Colle dopo aver ottenuto la maggioranza al Senato e anche assistito al delirio di Letizia Moratti, la quale ha sventolato l’equazione maggiore supremazia economica = maggiore distribuzione dei vaccini, facendoci rimpiangere Gallera dopo soli pochi giorni. Ma, soprattutto, Joe Biden si è finalmente insediato alla Casa Bianca promettendo di farci dimenticare il suo predecessore al più presto possibile, con fatti e non parole.

Certo, credere al Presidente degli Stati Uniti sulla parola è sempre un azzardo, ma i primi provvedimenti emanati da primo cittadino d’America sono stati certamente incoraggianti: gli Usa hanno nuovamente accettato gli accordi sul clima di Parigi, ritirato la richiesta di uscita dall’OMS, rinunciato alla costruzione del muro lungo il confine messicano e, addirittura, dichiarato una sorta di guerra alla lobby del petrolio in nome del green new deal.

Eppure, qui ad Amon parliamo di calcio. Dunque, di calcio dobbiamo parlare, precisamente di quello americano. Si, perché probabilmente la MLS, e tutto il sistema soccer stelle e strisce, sta per vivere il proprio personalissimo sogno americano.
Joe Biden è uno sfegatato appassionato di calcio, basti pensare che i suoi due figli maggiori, Beau e Hunter, da ragazzini hanno preso parte a vari tornei giovanili in Delaware, e, successivamente, tutti i nipoti (sia maschi che femmine) hanno avuto accesso alle squadre di calcio delle loro scuole.

Joe stesso ha raccontato di nutrire un particolare interesse per i Mondiali e l’atmosfera che li accompagna, e non è un caso che abbia seguito tre edizioni di tali competizioni all’estero.

«La Coppa del Mondo è una delle manifestazioni più incredibili a cui abbia mai partecipato, e probabilmente sono stato presente a migliaia di eventi sportivi nella mia carriera: la tensione e la passione puoi sentirle nell’aria, quando sei ancora molto lontano dallo stadio, ed è straordinario vedere quanto amore ci sia, in alcuni Paesi, per la propria Nazionale di calcio».

La sua prima partecipazione ad un Mondiale risale al 2010, quando il torneo si disputò in Sudafrica. Da allora vice-presidente di Barack Obama ospitò la Nazionale americana alla Casa Bianca. Partì, poi, per Johannesburg, dove assistette al match d’apertura tra paese ospitante e Messico. Sports Illustrated racconta, inoltre, che il giorno successivo partecipò ad una riunione con Sepp Blatter (allora presidente della FIFA) e Sunil Gulati (presidente US Soccer) per “favorire gli Stati Uniti nel processo di assegnazioni dei Mondiali 2022”, spiegando come gli USA potessero trarre vantaggio dai Mondiali e viceversa. A posteriori sappiamo come è andata a finire e quanto l’assegnazione affidata al Qatar sia stata partorita da decisioni piuttosto “discusse”.

Andando avanti con la nostra storia, però, dobbiamo ricordare anche di altre due partecipazioni “mondiali”, ai maschili del 2014 e, precedentemente, a quelli femminili nel 2011, dove ebbe modo di conoscere le “ragazze” e di affezionarsi a loro e ai loro diritti.

Non è un caso, infatti, che il neo-presidente, insieme a sua moglie Jill, sia stato uno dei più ferventi sostenitori della battaglia del calcio femminile per la parità salariale con gli uomini.
Appoggio, questo, poi ricambiato dalla stessa Megan Rapinoe, la calciatrice più influente al mondo, la quale prima delle elezioni ha pubblicamente dichiarato: «Sarebbe bello di avere un appassionato di calcio e della nostra squadra come presidente. Dalle interazioni che ho avuto con lui, posso dire che è un uomo di grande empatia e che fa sempre il possibile per aiutare il suo Paese. Abbiamo sempre sentito il suo sostegno, ai Mondiali del 2015 e del 2019, ma anche quando ha sostenuto la nostra lotta per l’uguaglianza salariale».

Insomma, dicevamo, non poteva esserci opportunità migliore per l’intero sistema calcio americano. Già negli ultimi anni sta cominciando a deliziarci regalandoci giocatori finalmente capaci di calcare i principali campionati europei da protagonisti (vedi Pulisic, Havertz, Mckennie).
E che non potrà fare altro che sfruttare un Presidente conscio dell’importanza del calcio anche in un Paese in cui storicamente la fanno da padrone altri sport di squadra.

«Biden era molto informato sul calcio, era cosciente del fatto che fosse uno sport destinato a esplodere negli Usa, sia a livello maschile che femminile; sapeva tutto dello stadio, della riqualificazione che stavamo cercando di innescare nella zona. Sono rimasto davvero sorpreso di quanto fosse informato sul progetto».
Nick Sakiewicz, attuale commissioner della NLL, e tra i proprietari dei Philadelphia Union, su un incontro allo stadio con Biden.

Il 2026 sarà l’anno calcistico degli Stati Uniti chiamati ad ospitare la Coppa del Mondo insieme a Messico e Canada. Il movimento calcistico stelle e strisce è al principio di un nuovo corso e all’orizzonte il futuro non è mai stato così roseo. Il sogno, oltreoceano, è quello di vedere un giorno la MLS tra le top 5 leghe del pianeta. Desiderio, questo, forse troppo ardito ma come disse Lawrence Eagleburger, segretario di Stato degli Stati Uniti durante la presidenza di George H. W. Bush (anche se per pochissimi mesi), “gli americani di solito credono che nulla sia impossibile”.

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