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Alla scoperta di Fikayo Tomori

Il calciomercato in entrata ha portato in casa Milan notevoli rinforzi in ogni reparto: vedi Mandzukic, Meitè e Tomori.
Quest’ultimo è andato a colmare un vuoto importante, ovvero quello del vice Kjaer. Il danese è il perno della retroguardia, ma negli ultimi mesi ha risentito diversi problemi fisici.

L’inglese ex Chelsea ha debuttato nel derby di Coppa Italia dal 20esimo minuto, complice proprio un problema muscolare del suo compagno di reparto, disimpegnandosi sin da subito con una prestazione di rilievo. Nonostante il ko si è ben distinto per interventi decisi e coperture interessanti.
Ma chi è davvero Fikayo Tomori?

Una telenovela fatta di prestiti

Il calciatore cresce nelle giovanili dei Blues e debutta in prima squadra nel 2016. È acerbo, ma lascia intravedere buone potenzialità da esaltare. Il suo primo prestito si materializza a Brighton, dove non vivi un’esperienza felicissima, con sole 9 presenze e tanta delusione.
Del talento classe 97’ però  non si dubita, ed anzi in patria intravedono in lui l’erede di Ferdinand, per una costante aggressività che lo contraddistingue nella ricerca del pallone.

Per “fargli fare le ossa”, il Chelsea lo presta nuovamente, questa volta al Hull City. In Championship il minutaggio incrementa, Fikayo raggiunge le 25 presenze.
Trova costanza ma non ciò non basta ai Blues per trattenerlo, così per la terza annata consecutiva si ritrova tra i relegati.

Ciò nonostante, arriva la svolta: il Derby County crede fortemente in lui, così come il tecnico, Frank Lampard, che lo nota subito. Nell’esperienza con i Rams trova il primo goal da professionista e palesa tutta la sua duttilità, allargando il proprio raggio d’azione sulla fascia, in veste di terzino destro.
La rapidità, abbinata alle eccelse doti difensive, gli permettono di ricoprire al meglio la posizione, tanto da prendersi il primo posto sui taccuini degli addetti ai lavori.

L’esperienza Blues

Culminato l’apprendistato lontano da Londra, arriva finalmente il momento per la dirigenza Chelsea di regalargli un’occasione. La coincidenza positiva è l’arrivo di Frank Lampard sulla panchina del club, che conferma il giovane difensore.

L’inizio dell’annata 2019 è quella della rivelazione al grande pubblico del suo talento: si ritrova spesso in campo dal primo minuto a centro di una difesa a 4. La novità rispetto al passato è la responsabilizzazione del giovane in fase d’impostazione, territorio per lui ancora inesplorato. Tomori è un ottimo costruttore di gioco, abile a far salire la squadra, e riesce a ripagare alla grande il compito assegnatogli da Lampard.

Il classe 98’ si impone come un difensore moderno, tuttofare. Il suo esordio in Premier fa rima con la sua ascesa. Le statistiche più eclatanti riguardano i palloni recuperati, ben 95 in 17 presenze, con una media di 6 a partita. Numeri importanti se paragonati alla pulizia del suo gioco con i piedi: da vedere e rivedere la sua magnifica conclusione da fuori area contro il Wolverhampton.
Tuttavia, complice il rientro in campo di Rudiger, saldo pilastro della linea arretrata, Fikayo vede il suo utilizzo scemare. E da fine maggio alla stagione successiva (ovvero quella corrente) le sue presenze si contano sulla punta delle dita, tanto da fargli richiedere il trasferimento prima e accettare quello a Milano poi,

Cosa potrà fare in Italia?

In questo contesto la chiamata del Milan è stata per Fikayo uno stimolo per ripartire, dopo la delusione accumulata dall’accantonamento subito proprio per mano del suo padre calcistico. Nella difesa a quattro voluta da Pioli e complice l’infortunio di Kjaer, il neo-arrivato avrà da subito l’opportunità di giocarsi le proprie carte. La Serie A sarà per lui un calcio diverso inizialmente, meno spregiudicata della Premier League, e forse unico ostacolo al suo talento. La pazienza potrebbe essere la chiave della sua ascesa, anche se nelle prime uscite non ha tremato. Tomori ha dimostrato intelligenza tattica quando chiamato a difendere, solidità in marcatura e sinora non ha concesso nulla. Premesse, che se mantenute, lo porterebbero a giocarsi il posto da titolare. L’ambientamento convince, e il Diavolo sa di poter contare su di lui per sognare.

 

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