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La fioritura del Lille a cura di Campos e Galtier

Alzi la mano chi venerdì 21 agosto 2020 (il giorno della prima giornata di Ligue 1 di questa stagione) avrebbe scommesso un centesimo sul Lille, primo in classifica al dì 2 marzo 2021: 27 partite dopo. C’è da scommettere che la mano non l’ha alzata nessuno, perché era davvero impossibile immaginare che quanto stiamo vedendo oggi potesse essere reale.

Eppure la realtà ci dice che Les Dogues (i mastini di Francia) dopo 27 partite sono al comando della Ligue 1 e guardano dall’alto in basso (anche se solo da due lunghezze) i super campioni del PSG. I numeri, che metteremo a paragone proprio con quelli dei parigini, non mentono:

  • Punti conquistati 59 (2 in più dei parisiens);
  • Vittorie 17;
  • Pareggi 8 (di cui 2 arrivati nelle ultime 3);
  • Sconfitte 2 (4 in meno dei parisiens, per altro arrivate contro Angers e Brest, due squadre della parte sinistra della classifica);
  • Gol fatti 47 (per il 4° miglior attacco della Ligue 1);
  • Reti subite 17 (per la prima difesa di Francia insieme proprio al PSG).

Certo mancano 11 partite da giocare, quindi tutto è in divenire. Poi c’è la potenza degli “altri” che è spropositata e li mette in una condizione potenziale anche di vincerle tutte da qui alla fine e mettere “fine” ai sogni di gloria del Lille, magari proprio il 4 aprile quando ci sarà lo scontro diretto tra le due. Però. 

Però l’obiettivo dichiarato della squadra della Région Hauts-de-France è la Champions e dunque la lotta vera potrebbe essere quella con Lione (terzo a 56 punti) e Monaco (quarto a 55), e, soprattuto, c’è un lavoro da sottolineare.

I risultati di cui abbiamo parlato fino adesso sono figli di un biennio (per tenerci stretti) in cui il Lille ha monetizzato per quasi 230 milioni di euro, spendendone nello stesso periodo circa 80 in meno. Solo nell’ultima finestra estiva sono andati via Victor Osimhen e Gabriel Magalhães, vale a dire i talenti più interessanti espressi nell’annata precedente, e andando indietro di circa 365 giorni si possono ancora cogliere i saluti di Pépé, Rafael Leao e Thiago Mendes.

Il motto in pratica è che rinnovare la rosa non vuol dire indebolirsi. Ma se nella pratica questa frase è spesso una frase fatta spesa dai Presidenti per rassicurare i tifosi, al confine col Belgio la si attua. Les Dogues sono storicamente una squadra in costruzione, lo sono sempre stati. Magari i risultati non sono sempre stati questi, però nella vita capita che due percorsi, o tre in questo caso, si intrecciano quasi per destino e tutto il resto è dettato dalla chimica. E, in effetti, non c’è un altro modo per definire l’incontro tra la politica societaria del Lille, il portoghese Campos (direttore sportivo mago delle plusvalenze) e Cristophe Galtier, se nonché come un prodotto alchemico nato sotto i cieli del 2017 (anno d’insediamento sia del ds che del tecnico).

Cristophe Galtier arriva quasi nell’anonimato. È ben voluto in città, perché a Lille ci è passato da giovane difensore dal 1987 al 1990, collezionando 93 presenze. Ritiratosi nel ’99, si è messo la tuta già l’anno successivo perché lontano dal campo non riusciva a stare, facendo per nove anni il vice. Nel 2009 sfrutta l’occasione concessagli dal Saint Etienne che lo promuove a tecnico della prima squadra, la coglie e guida Les Verts per 8 anni. Per quattro anni (dal 2012 al 2016) tiene i suoi tra le prime sei di Francia e per tre (2013-2016) prova a sfondare bene o male in Europa League. Vince una Coppa di Lega francese nel 2013, anno in cui è eletto miglior allenatore della Ligue 1 insieme a Carletto Ancelotti (bisserà questo premio individuale con la sua nuova squadra nel 2019).

Al confine col Belgio è chiamato nel dicembre 2017 per sostituire Bielsa. Gli chiedono di lavorare coi giovani e un gioco frizzante, offensivo. Galtier asseconda le indicazioni della società e disegna un 4-4-2 che esalta le qualità degli uomini offensivi senza rinunciare all’equilibrio. Quei giovani, però, devono essere capaci, ma a questo ci pensa Luis Campos, e arriviamo al ds.

Luis Campos, vecchio osservatore del Real di Mourinho, è fresco artefice del titolo nazionale conquistato dal Monaco nel 2017.
Quel Monaco che schierava in campo gente del calibro di Mbappé, Bernardo Silva, Falcao, Fabinho, Lemar, l’ha costruito lui.
Gerard Lopez, il presidente, vuole che porti quel modello di reclutamento al Lille e il Lille diventa ben presto una squadra in grado di intercettare e sviluppare il talento, di comprare a poco e di vendere a tanto, di rigenerarsi ed essere sempre competitiva. 

In tre anni di lavoro si tiene stretto lo scettro di re del mercato, trattando (e a volte cedendo) tra i migliori i prospetti del panorama internazionale vedi:

  • Pépè acquistato per 10 milioni e venduto per 80 milioni all’Arsenal;
  • Thiago Mendes acquistato per 9 milioni e venduto per 22 milioni al Lione;
  • Soumare preso a parametro zero dalle giovanili del PSG con valore attuale di 22 milioni di euro;
  • Gabriel acquistato per 3 milioni e venduto per 26 milioni all’Arsenal;
  • Celik acquistato dall’Instanbulspor per due milioni e mezzo con valore attuale di 20 milioni;
  • Ikone acquistato per 5 milioni dalle giovanili del PSG con valore attuale di 28 milioni di euro;
  • Bamba preso a zero del Saint Etienne con valore attuale di 25 milioni di euro;
  • Leao preso a zero dallo Sporting Lisbona e venduto al Milan per 30 milioni;
  • Osimhen acquistato per 22 milioni e venduto al Napoli per 70;
  • Yazici acquistato per 17 milioni con valore attuale di mercato di 20;
  • David acquistato per 27 milioni dal Genk con valore attuale di 30;
  • Botman acquistato dall’Ajax per 8 milioni con valore attuale di 25 milioni.

Ma non finisce qui, perché Campos ha imparato al Monaco, che una squadra per vincere ha bisogno anche d’esperienza. E se in Costa Azzurra il carisma era a carico di Glik, Moutinho e Falcao, al confine col Belgio questo deve essere responsabilità di Burak Yilmaz (9 gol in stagione), José Fonte e il 30enne centrocampista Benjamin Andrè.
A Galtier i prodotti son serviti e il piatto è presto fatto. Secondo posto nella stagione 2018-2019, quarto nella stagione 2019-2020, primo (almeno per ora) nel campionato in corso.

La fioritura del Lille porta dei nomi e cognomi ben precisi e, soprattuto, è frutto di un lavoro portato avanti con le idee ben chiare. Un esempio da cui prendere ispirazione, una prova che le idee e la competenza possono arrivare dove si crede sia lecito farlo solo ai soldi.

(P.S. Luis Campos non è più il ds del Lille dal gennaio 2020, in seguito ad un terremoto dirigenziale!)

(Fonte valutazioni Transfermarkt)

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