was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

La nuova “loca” sfida di Jorge Sampaoli

Una Copa Sudamericana vinta con l’Universidad de Chile nel 2011, tre campionati cileni (tra cui due Aperture e una Clausura) conquistate sempre con il club di Santiago, una Copa America alzata con la selezione cilena nel 2015, un campionato Mineiro ottenuto con l’Atletíco la scorsa stagione. 

C’è un allenatore di cui i successi non ci dicono un bel niente. Perché se ci fanno il nome di Jorge Luis Antonio Sampaoli Moya, o semplicemente Jorge Sampaoli, noi pensiamo a tutt’altro. Ai nostri occhi l’immagine più fulgida è quella dell’Hombrecito, ovvero un piccolo uomo, solo per statura, visionario, dunque pazzo, estremamente dedito alla causa, ribelle, che ha costruito tutta la sua intera carriera intorno ad un solo principio: quello del sangre (sangue), ciò che in Uruguay chiamano garra charrúa, definita perfettamente da una frase pronunciata da Jules Rimet dopo il fischio finale del Maracanazo.

“Nel calcio, giocare bene a volte non basta. Devi farlo profondamente.”

Un calcio dell’anima in una città bollente

Per capirci, il calcio di Sampaoli, profondo per l’appunto, è un calcio d’anima, a cui o si crede o no, proprio come a chi lo professa, un’idealista rivoluzionario.

Un’idealista rivoluzionario che solo da pochi giorni ha deciso di rimettersi in gioco e di farlo a Marsiglia, tra le piazze più bollenti del Vecchio Continente.
Marsiglia, dove solo qualche mese fa i tifosi hanno letteralmente rinchiuso i giocatori della squadra all’interno del centro sportivo creando intorno loro un cordone fatto di petardi e fumogeni, semplicemente per spiegargli che la stagione sta prendendo un brutta piega.
L’OM, nobile decaduta del calcio francese, che sta vivendo, oltre ad un disastro sportivo, un terremoto dirigenziale, le cui prime scosse portano il nome di Villas-Boas, dimessosi il 2 febbraio dall’incarico di allenatore, e finiscono con i tremori della poltrona più importante, quella da Presidente, finita sotto il sedere di Pablo Longoria, ex ds e talent scout, ora alla guida del club.

Poteva esserci un posto migliore da scegliersi per tentare nuovamente la fortuna in Europa non vi pare? Sicuramente, ma forse non per il personaggio di cui stiamo parlando.

Se dici Jorge Sampaoli in qualche modo dici “Loco” Bielsa

Il nome di Jorge Sampaoli, in effetti, per le vie del capoluogo provenzale è circolato anche nel lontano 2015. Erano gli inizi d’agosto e Marcelo Bielsa, dove aver perso col Caen, rassegnò le dimissioni. Il tecnico cileno, invece, aveva appena conquistato la Copa América con il suo Cile e si diceva pronto ad arrivare in Europa, finalmente. Le strade potevano incrociarsi. La destinazione era calda, c’era già un particolare subbuglio, ma i tempi forse non erano maturi o, forse, l’hombrecito non aveva alcuna intenzione di accomodarsi lì, dove a fare posto era stato il suo mentore, il suo idolo, non a casa il “Loco”.
El Zurdo preferì approdare l’anno successivo a Siviglia, la città più calda (meteorologicamente parlando) di Spagna, prendendo la guida lasciata da Unai Emery.

Sevilla

La stagione dei Sevillastas si rivelò per gran parte positiva, i palanganas in campo erano divertenti, intensi, alti, aggressivi, pervasi dai principi del proprio tecnico, dediti ad un calcio dispendioso ed esasperato. Un calcio perfetto per la città del flamenco, non nato come spettacolo ma come un’esigenza di sfogare le emozioni.
Non bastò ad ottenere successi, il Siviglia si qualificò alla Champions (da quarto) e si arrese agli ottavi sia di Copa del Rey che di Champions, né ad instaurare un legame affettivo e, soprattutto, viscerale tra Sampaoli e la piazza, tra Sampaoli e i suoi adepti.

Il fracaso albiceleste

Jorge Sampaoli 3

Quella stessa estate (2017) Tapia, il Presidente dell’AFA, solleva Bauza dal ruolo di ct dell’Argentina, e il primo a candidarsi per quella panchina, che né Gallardo, né Pochettino, avrebbero mai accettato, è proprio Jorge Sampaoli.
Allenare l’albiceleste, all’epoca, ma tutt’oggi, era più un incubo che un sogno. Perché farsi carico di quella Nazionale, vuol dire non farsi carico di 23/25 calciatori, bensì di 40 milioni di persone che vivono di pallone, come da nessun altra parte si vive di pallone, e avere uno e un solo obiettivo, ovvero salire sul tetto del mondo: tutto il resto è fallimento, disperazione, disfatta, tragedia.

Nessuno tranne Sampaoli, demagogo ed utopista, poteva dire si, addirittura proporsi.

Quel sogno rivoluzionario, denso di riscatto, non si concretizza. L’Argentina si qualifica ai Mondiali di Russia ma nella terra della rivoluzione d’ottobre cade agli ottavi per mano dei figli della rivoluzione dell’Ancien Regime, i francesi guidati da un Kylian Mbappé versione Robespierre, e del personalissimo destino albiceleste d’incompletezza. Un finale dolce non è previsto.
È un fallimento tecnico, sportivo, ma, soprattutto ideologico, perché la sensazione è che Sampaoli non sia riuscito a fare mai sua la squadra e forse non ha potuto. In uno spogliatoio capeggiato da Messi e Mascherano le sue idee, il suo senso di gruppo, d’identità, di spirito, non attecchisce. Il cileno va via deluso, ha bisogno di ripartire, di ritrovare il suo sacro fuoco e di ritornare ad infonderlo.

Brasile, la terra del futuro

Si rifugia in Brasile, lì dove il calcio non è solo uno sport ma una ragione di vita. Lì si che lo possono capire, che fanaticamente lo seguiranno. Firma per il Santos. La squadra è giovane, assorbe facilmente i suoi principi di gioco, ottiene la qualificazione per la Liberatadores senza affanni. Ha già in mente come rendere quella rosa capace di vincere, ma la sua visione non si sposa con quella della società Peixe: non ci sono soldi, si arriva al divorzio.

Jorge Sampaoli 2
Jorge Sampaoli dirige l’allenamento del Mineiro

El Zurdo resta nella terra del futuro, per dirla alla Zweig, ma si trasferisce nel sudeste, la parte mineira del Paese: accetta l’Atlético Mineiro. Costruisce un gruppo a sua immagine e somiglianza, gioca un calcio ampio, verticale, aggressivo, dinamico, fluido. Dopo 43 partite si ripresenta l’occasione di tornare in Europa, di rimettersi alla prova. Il 25 febbraio 2021 rescinde il proprio contratto con la società di Belo Horizonte, e accetta il Marsiglia.

Il destino si incrocia in Provenza

“Sampaoli non e’ un mio discepolo ed è più bravo di me. Una delle virtù di un allenatore è la flessibilità ma io non transigo sulle mie idee e lo dico consapevole che si tratta di un difetto. Sampaoli, invece, cede sulle sue idee e questo lo rende migliore di me”.
Marcelo Bielsa 

Marsiglia
La città di Marsiglia che veglia sul Vélodrome

L’Hombrecito arriva finalmente nella città che ha amato alla follia il Loco, il suo maestro. In Provenza la dolce sensazione è che riesca a rilanciare una squadra alla deriva. Eppure i teorici hanno una grande domanda: è davvero l’uomo giusto al posto giusto?

Solo il tempo potrà rispondere. È sicuramente vero che tanti giocatori non sembrano adatti al suo calcio. Jugar a la muerte non sembra un concetto che Payet potrà accettare, Lirola ed Amavi non rispondono perfettamente al profilo di esterno guerrillero, né Caleta-Car, né Balerdi, né Gonzalez sembrano avere la personalità e la capacità per creare gioco dal basso.

La dimensione di Jorge

Ma una cosa è certa, Jorge Sampaoli porterà entusiasmo, farà vivere all’OM una nuova, e allo stesso tempo vecchia, dimensione, dove si vive in un equilibrio insano fatto di pazzia, euforia, maniacalità, passione, sincretismo tra tifoseria e gruppo squadra.

Non a caso le sue prime parole da tecnico dei francesi sono state queste: “Per tutta la vita mi è stato detto che l’OM è una passione. Il Marsiglia è un club del popolo, e mi ci riconosco. Quando ho ricevuto questa proposta, ho sognato di poter fare festa in città. Nel mondo ci sono luoghi tranquilli e luoghi passionali: quest’ultimi sono quelli che voglio, per questo ho accettato senza esitazione. Questo club ha un’anima: ecco perché siamo qui. Siamo pronti».

Anche noi, Jorge, siamo pronti ad assistere a questa nuova pazza pagina della storia del tuo calcio.

Lascia un commento