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Il Liverpool è una santabarbara pronta ad esplodere

Il Liverpool è una santabarbara pronta ad esplodere. Difficilmente si ricorda una squadra in grado di entrare in crisi di risultato e identità di simile portata come i Reds versione 2020/21. Al netto delle importanti defezioni dovute agli importanti infortuni patiti durante questa stagione, Van Dijk in primis, è quasi inconcepibile che una macchina definita da molti al limite della perfezione solo pochi mesi fa versi in queste gravi condizioni. D’altronde il timoniere tedesco Klopp è uno dei migliori in circolazione, i giocatori sono decisamente tra i più rinomati in Europa e la società rappresenta una garanzia economica. Eppure la situazione è a dir poco tragica, sportivamente parlando. L’ottavo posto in classifica a 7 punti dalla zona Champions è quasi del tutto inspiegabile se non si considera la situazione psicologica del Liverpool.

Mancanza di fame?

Se il problema alla base di questa disfatta stagionale in Premier League fosse la mancanza di fame e il senso di sazietà vissuto dall’organico dopo due sole stagioni, allora dalle parti di Anfield sono messi davvero male. Non si potrebbe neppure parlare di ciclo vista la breve durata all’apice di Klopp e compagnia cantante. È vero che hanno conquistato la coppa dalle grandi orecchie nel 2019, così come hanno quasi raggiunto il record di punti nella trionfale scorsa stagione con 99 punti al termine del campionato.

Ma i grandi club, quelli destinati a segnare epoche e a imprimersi nella memoria del tifoso, non possono mostrarsi appagati dopo così poco tempo. I cicli sono fatti di lustri, se non decadi. E non possiamo arrenderci all’idea che una formazione con giocatori al top della carriera, come adesso militano a Liverpool, possano issare bandiera bianca senza uno scatto d’orgoglio. Se così fosse, allora parliamo di un gruppo forte tecnicamente senza dubbio, ma altrettanto certamente debole mentalmente.

Mancanza di personalità?

Quindi opzione due: che sia la personalità a difettare nel gruppo allenato a Klopp? Quasi sicuramente non me la sento di ritenere il tecnico tedesco privo di questa caratteristica fondamentale e necessaria per eccellere e confermarsi. Il carisma non gli è mai mancato, tanto meno le idee tattiche. Dunque il nodo gordiano sembra essere rappresentato dai giocatori. Dal momento in cui, nell’ottobre del 2020, la squadra ha dovuto fare a meno del suo centrale e leader Van Dijk, sono venuti meno anche i risultati. Senza dubbio vi è una correlazione, ma non può bastare questo a descrivere la situazione attuale nella sua complessità.

Possiamo avanzare ipotesi, coltivando dubbi e arricchendo la discussione di nuovi argomenti di turno in turno. Certezze lapalissiane non se ne vedono. D’altronde abbiamo proprio in casa, in Italia, un caso di personalità acquisita da un gruppo grazie alla sola presenza di un elemento cardine: il Milan e Zlatan Ibrahimovic. Una squadra allo sbando prima dell’arrivo dello svedese rivoltata come un calzino e adesso seconda in campionato e tornata a dire la sua in campo internazionale, anche quando Ibra non figura in campo.

Nessun faro nella tempesta

E la cosa che sembra preoccupare maggiormente i tifosi Reds è la mancanza di una luce, anche in lontananza, che li guidi fuori dalla tempesta che li sta travolgendo. Certamente si potrebbe sindacare che il Liverpool è comunque qualificato per i quarti di Champions League dopo la doppia vittoria con il Lipsia, ma sarebbe solamente un voler voltare la testa dall’altra parte. La tempesta continua a infuriare e i giocatori sembrano essersi legati tutti agli alberi della nave, nessuno risponde ai comandi del capito Klopp sul ponte, nessuno si erge per afferrare il timone.

Il possesso palla è sterile, orizzontale, e quelle poche fiammate sulle fasce sono dovute alle sgroppate dei due purosangue rispondenti al nome di Robertson e Alexander-Arnold. Ma davanti non si punge, non si concretizza e i soli 47 gol realizzati a 2/3 del campionato sono quasi la metà delle 85 segnature fatte registrare la scorsa stagione. La retroguardia, poi, è sovente vittima di amnesie senza il baluardo Van Dijk. Prova provante le 35 reti subite contro le 33 totali della stagione 2019/2020.

Anfield potrebbe essere la chiave

“Ora noi o risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta… Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che vi troverete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente.”

Queste sono le celebri parole di Tony D’Amato, alias Al Pacino, nel film Ogni maledetta domenica di Oliver Stone. E siamo certi che nello spogliatoio del Liverpool anche Jurgen Klopp si sia espresso con termini simili. Ma quel centimetro ancora non è stato guadagnato. Le mura di Anfield appaiono come una casa verso la quale non vorresti tornare, perché vuota e silenziosa. Devono fare i conti con sé stessi e la loro solitudine nella difficoltà.

La Kop avrebbe senza dubbio risollevato lo spirito Reds, anzi, molto probabilmente non si sarebbe mai arrivati a registrare otto sconfitte casalinghe consecutive, seconda peggiore striscia di sempre dalla stagione 1951/52 con dieci. Tornare a vincere, e convincere, ad Anfield potrebbe donare nuova linfa, scacciare i fantasmi più tetri e guadagnare il primo centimetro per risorgere come collettivo. Questo potrebbe essere uno scenario. L’altro vedrebbe lo smantellamento del progetto Klopp, nato in ottica duratura nel tempo e adesso terribilmente minato alle fondamenta. Intanto l’ex simbolo del Liverpool Steven Gerrard osserva interessato dal trono di Scozia, dove ha riportato alla prima esperienza in veste di allenatore il titolo ai Rangers di Glasgow dopo quasi un decennio.

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