was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

Lamela ha già segnato il gol più bello dell’anno

Dal 2009 la FIFA in onore di Ferenc Puskás ha istituito un premio, per l’appunto il Puskás Award, con cadenza annuale che è assegnato al calciatore (o alla calciatrice) che realizza il gol più bello della stagione.
Il primo ad aggiudicarsi il premio, proprio nel 2009, fu Cristiano Ronaldo che con una sassata da fuori decise il match di Champions tra il suo Manchester United e il Porto, che esattamente 12 anni dopo avrebbe avuto modo di riprendersi la sua rivincita facendo fuori il portoghese dagli ultimi ottavi della competizione.

L’ultimo, invece, a fregiarsi di tale riconoscimento, nonché al momento campione in carica, è Heung-min Son, il quale l’anno scorso nel match casalingo contro il Burnley decise di mettersi in proprio e con un coast to coast attraversare l’intera squadra della contea del Lancashire per recapitare il pallone direttamente al destinatario: la rete.

Oggi, a distanza di almeno nove mesi dalla prossima assegnazione possiamo dire, con molte probabilità, che lo stesso coreano avrà visto con i suoi occhi (dal vivo) la rete che diventerà la più bella della prossima di stagione e, in qualche modo, si darà anche arie per averla propiziata.

Si, perché questa domenica all’Emirates Stadium di Londra è andato in scena il North London Derby tra Arsenal e Tottenham, e Son al 19esimo del primo tempo ha dovuto abbandonarlo per un problema fisico. Al suo posto è entrato Erik Lamela, vecchia e ancora fresca (nei ricordi più dolci) conoscenza del nostro campionato. La storia aspettava di essere scritta dal suo sinistro.

Al 33’ gli Spurs manovrano elegantemente e arrivano a Lucas Moura, il brasiliano, all’interno dell’area di rigore, appoggia all’argentino e questo, senza pensarci due volte (per davvero), si lascia andare nel gesto tecnico più “loco”, fantasioso, irriverente e irridente per eccellenza: la rabona.

El Coco ha il pallone sul destro, ma lo calcio col sinistro: il primo risultato è il tunnel ai danni di Partey che era in marcatura, il secondo una traiettoria in diagonale che mette in imbarazzo Leno, il quale si butta solo perché lo pagano per quello, il terzo, manca a dirlo, la reta favolosa dell’1 a 0.

Ricapitolando rabona + tunnel + goal in un solo gesto, a noi degli anni ’90 amanti dei videogiochi per racchiudere tutto ciò in una sola parola viene in mente il termine combo. Una combo pazzesca alla quale reagisci più o meno come Reguillon suo compagno di squadra.

Lamela
Una combinazione che può trovare solo un giocatore come Erik Lamela, un’esteta, un argentino borghese, fine, ma nonostante ciò, tanghero nel sangue.

Non c’è un aggettivo che possa definire meglio il talento ex Roma, un ragazzo che ha rubato i nostri cuori mostrandoci solo, probabilmente, il 50% del suo potenziale e facendolo alla sua maniera, ovvero ricercando e producendo ossessivamente il bello e mettendo questo davanti anche alla sua carriera.

In fondo le categorie dei giocatori sono infinite e Lamela non ci è mai sembrato voler appartenere a quella dei vincenti, animali da trofei. La sua natura lo ha portato a vivere in quella dei dandy, dei “refinadi” direbbero in Argentina. Quei calciatori, oggi davvero pochi, che non vivono il calcio come se fosse un’attività agonistica bensì un’arte da onorare con gesti creativi.

Gesti ai quali Lamela non è nuovo. Si fa presto a dire rabona, meno presto a dire rabona con cross, ma tardissimo ad accostarla alla rete, è una cosa che può capitare una volta nella vita. Certo, se non sei il Coco, però. Perché il Coco l’aveva già fatto, esattamente nel 2014 in Europa League contro l’Asteras.

Lamela Asteras

E se non bastasse ricordare questo precedente, ci ha pensato l’ESPN ad esaltare l’argentino sul web, postando un video di quando da ragazzino, nelle giovanili del River, si faceva già esponente della cultura argentina del calcio.

Una cultura che ti porta a sacrificare l’efficacia per l’estetica, lo studiato per la naturalezza. Che a perseguirla corri il rischio di diventare “leggero” per il calcio contemporaneo, proprio come Erik, che a 29 anni riveste un ruolo più che altro marginale nel Tottenham, nonostante vesta quella maglia da ben otto stagioni, che lo hanno disciplinato, reso più duro ma mai veramente corrotto.

Non a caso Mourinho dice di amarlo ma, in verità, non lo fa giocare mai.

Poi, però, capita che Lamela entra in campo e si dimentica del costruito, apre il cassetto del suo profondo, e produce luce, magia, quella magia che ci fece innamorare di lui in maglia giallorossa (Sabatini, ex DS giallorosso, ancora oggi dice che cederlo “lo ha ucciso). Sveste i panni dell’atleta e intorno a lui non vede più uno stadio, ritorna nelle strade di Buenos Aires e si ricorda e ci ricorda perché fa questo mestiere, perché è nato il nostro amore verso questo sport. Forse non per le vittorie che ora inseguiamo e pretendiamo, ma per conservare il bambino che c’è in noi.

Quella rabona, quella che vincerà (ne siamo certi) il prossimo Puskás Award non è servita a niente. Gli Spurs hanno perso, perché rimontati. E Lamela dopo quella rete non è riuscito a rivestire i panni del professionista, così proprio come un ragazzino in piazza ha colpito con una gomitata un avversario troppo rognoso (Kieran Tierney) rimediando il rosso. Oggi, però, noi non scriviamo di quella sconfitta, né del brutto episodio, parliamo soltanto di quella rabona e del resto chissenefrega. 

Lascia un commento