was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

Vigorito è uscito fuori dal seminato

“In quindici anni non ho mai rilasciato dichiarazioni riferite agli arbitri, ma è inutile parlare di altro quando accadono queste cose. Nessuno si vuole sottrarre alle responsabilità, ma mi sono arrivati messaggi da Napoli in cui mi dicono che, se vogliono affossare il Sud, mandano Mazzoleni. Un signore che sta seduto su una panchina e che non è in grado di giudicare un episodio netto, sacrosanto, su cui non ci sono discussioni da fare. Non è detto che continuerò nel mondo del calcio.

Molte televisioni danno un sacco di spazio alle squadre che fanno la Champions, oggi invece hanno vanificato un anno di sacrifici e non si può andare avanti così. Pensano veramente che siamo stupidi? Il rigore era netto, come fa un arbitro VAR a richiamare Doveri giudicando chiaro errore? Ora ci stanno dicendo che i tocchi sono troppo lievi, in Napoli-Cagliari è stato annullato un gol agli azzurri su una situazione analoga. I regolamenti vanno conosciuti ed applicati, non interpretati. Così non si può andare avanti”.

Oreste Vigorito, presidente del Benevento

Lo sfogo di Vigorito analizzato a freddo

È successo il finimondo a Benevento questa domenica, al termine del ko casalingo per 3-1 contro il Cagliari. Le parole, sopra riportate, di Oreste Vigorito, presidente del Benevento, a fine partita hanno sconquassato il calcio e le opinioni di chi lo segue, come giusto che sia.

Come al solito la furia ha creato fazioni, due in particolare: i complottisti e coloro i quali ad un complotto non possono credere.
Ecco, se credessimo ad un complotto, in effetti, dovremmo allontanarci dal calcio e dal tifo. Non avrebbe senso appassionarsi ad una competizione dove lesi o drogati risultano i principi di competitività.

Allora, tanto vale, analizzare a freddo le parole di quel Presidente, primo tifoso, furioso che, a sua volta, probabilmente, a freddo avrebbe dovuto presentarsi davanti alle telecamere per dire ben altro.

Innanzitutto, i fatti di Benevento-Cagliari

È stato un match pirotecnico Benevento-Cagliari, ha vissuto quasi tutte le tensioni possibili ad uno scontro salvezza. Vinto dalla squadra emotivamente superiore, forse dell’intero campionato al momento. Non si è lasciato pregare il destino ad imprimere il suo peso sugli eventi. Il portiere sardo Cragno ha compiuto tre miracoli almeno e poi c’è stato l’episodio incriminato, quello tra Asamoah e Viola, se giudicato rigore avrebbe potuto donare ben altro valore alla lotta.

Ecco il primo punto da sceverare. Per Vigorito si era difronte ad un rigore netto, sul quale non ci sono discussioni da fare. Viola entra in area ed è toccato da Asamoah.

Viola Asamoah

Per il Sig. Doveri di Volterra il contatto c’è. Fischia, poi viene chiamato dal Var e cambia idea. Ma cambia idea a ragione o a torto? Per chi scrive a ragione, ma chi scrive non è un arbitro, dunque si rimette alle parole di tanti moviolisti che si sono espressi sulla questione, tra i quali l’ex arbitro Robert Boggi:

“Sono l’ultima persona che difenderebbe Mazzoleni, ma nel caso di ieri non è colpa sua. A velocità normale è evidente che quello non è rigore, non c’era manco bisogno della VAR. Mi dispiace per Vigorito ed Inzaghi che mi stanno simpatici, ma ieri non era rigore, tutta la vita.”

Il ruolo della VAR

“Il contatto tra i calciatori c’è, ma solo perché prima c’è un movimento di Viola che trascina la gamba con un movimento innaturale a cercare il rigore, c’è quindi una simulazione che annulla il contatto seguente. Mazzoleni ha visto immagini che hanno chiarito la dinamica, perché non doveva usarle?”
Adrian Bacconi, match analyst

In pratica, chi è del campo, è non è un modo di dire in questo caso, risulta concorde: il fatto scatenante alla base del j’accuse del Presidente Vigorito è inconsistente, non sussiste.
Ma abbiamo la pancia piena di partite e sappiamo che abbiamo visto di peggio, abbiamo addirittura assistito a penalty “inventati” (senza malizia) tout court, quindi plausibile è la recriminazione, tanto più che il fischio di Doveri aveva sentenziato se non ci fosse stata la VAR.

Siamo al secondo punto della questione: trattasi di regolamento e VAR. Vigorito dice “come fa un arbitro VAR a richiamare Doveri giudicando chiaro errore? Ora ci stanno dicendo che i tocchi sono troppo lievi, in Napoli-Cagliari è stato annullato un gol agli azzurri su una situazione analoga. I regolamenti vanno conosciuti ed applicati, non interpretati”.

Ecco Mazzoleni, il killer delle squadre del sud secondo molti, per quanto si possa discutere sulle sue abilità, il regolamento nel caso specifico lo conosceva e lo ha applicato.

“L’intervento del VAR è giusto da un punto di vista metodologico, poi sulla decisione dell’arbitro Mazzoleni non c’entra niente. Mazzoleni ha visto immagini che hanno chiarito la dinamica, perché non doveva usarle? Il protocollo permette di intervenire in caso di simulazioni.”
Adrian Bacconi

Maledetto Sud

Insomma dalla stanza dello spirito e del tempo, lì dove tutto si decide, e per tanti è già deciso, hanno richiamato Doveri non per fornirgli una propria interpretazione in merito alla pressione del tocco di Asamoah, bensì per ravvisarlo in merito ad una simulazione, come previsto da regolamento. È stato poi l’arbitro, dopo, aver rivisto l’immagine a decidere di non assegnare il fallo commettendo un solo errore parallelo: se il rigore non è concesso per simulazione Viola va ammonito. Tante incomprensioni nascono in questo preciso frangente.

Le incomprensioni, altre, invece, superiori, riguardanti un Mazzoleni garibaldino (nella visione in cui l’eroe è stimato nell’ex Regno delle due Sicilie), “discriminatorio” si rifanno ad un sedimentato rancore campano, precisamente napoletano, nei confronti dell’ex arbitro d Bergamo consolidato negli anni e nato a Pechino, l’11 agosto 2012 in occasione della Supercoppa Italiana tra la Juve e gli azzurri. Sentimento il quale un personaggio tale Vigorito avrebbe fatto bene a tenere dentro per non uscire danneggiato.

Cagliari è trecentoventicinque chilometri più a sud di Benevento.

L’arte italiana della deresponsabilizzazione

723, invece, sono i chilometri che distanziano Torino da Benevento, e il 21 marzo 2021, nessuno definì Rosario Abisso di Palermo o Luca Banti di Livorno “ammazza Nord”.
Eppure vi erano i presupposti. Quel giorno né l’arbitro siciliano, né il toscano alla VAR, assegnarono un rigore clamoroso alla Juve, per fallo in area di Foulon su Chiesa. Si era sullo 0-1, sarebbe cambiato il destino della partita.

Ma perché rifarsi ad un episodio così lontano nel tempo? Perché Vigorito ha attributo al presunto errore di Doveri e Mazzoleni la vanificazione dei sacrifici di un anno. In quell’errore ha rintracciato la responsabilità, la colpa, di quella che sarà una probabile retrocessione.

Ecco, forse, se la Juve avesse avuto quel rigore il Benevento sarebbe già in B. Ma i se e ma non valgono niente.
Qualcosa di più importante rintracciamo in quella partita allo Stadium e non è il fallo su Chiesa, è la vittoria stessa sannita.
È stata l’unica vittoria della squadra di Inzaghi da gennaio a oggi. In 19 partite hanno vinto contro Pirlo e poi perso per 11 volte e pareggiato per 7.

Risultati Benevento

La rabbia di Vigorito dovrebbe esplodere leggendo questi numeri e non per sventolare logiche complottistiche che sono degne dei cartoni animati, per dirla alla Gravina.
Un complottismo che fa male al Sud più di chi nell’effettivo ha fatto del male al Sud. Un complottismo che rende soltanto vittime, degli altri e di sé stessi, che porta a cercare alibi e crea una cultura della deresponsabilizzazione che toglie quanto di più forte resta, lo spirito.

Lascia un commento