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Dietro alla Superlega c’era la FIFA!

Sono passate pochissime settimane dal terremoto che ha sconvolto il calcio europeo e ha lasciato crepe tra i più grandi club al mondo e i maggiori organi istituzionali di quello stesso sport. Si è parlato di tradimenti, faide, nervi tesi, punizioni, vincoli legislativi, sconfitte e vittorie. Poi tutto è sembrato scoppiare come una bolla. Una grande rivoluzione si è trasformata in un ennesimo golpe fallito. UEFA e FIFA le vittime disegniate ne sono uscite più forti di prima, o almeno così pareva.

Pareva, infatti che i club, soprattutto, quelli fondatori e restii dovessero avere la peggio e pagare lo scotto. Gli ultimi giorni sono stati d’attesa. L’attesa di una mano pesante che squalificasse e redarguisse, su tutte, Barcellona, Real Madrid e Juventus.

Quando aspetti qualcosa, però, spesso non arriva o arriva tutt’altro. E in effetti c’è una rivelazione calda, scottante, stampata dal New York Times, per mano di Tariq Panja (colui il quale per primo aveva parlato di SuperLega), che cambia ancora una volta le carte in gioco, o almeno la visione di noi tutti sul gioco. Un rivelazione spiazzante. A Manhattan hanno spulciato il contratto fondante della Superlega e hanno trovato riferimenti a un requisito “essenziale” affinché la competizione potesse esistere.

Una condizione importante, tanto che i club fondatori convenivano che senza la possibilità di soddisfarla tutto il piano non avesse condizioni d’esistenza. Su quei documenti, le cui copie sono state analizzate dal New York Times, si legge la necessità per i fondatori di stipulare un accordo con un’entità segnalata come W01, identificabile come FIFA, ovvero l’organo di governo globale del calcio. Colpo di scena.

È un fulmine a ciel sereno quello che arriva dagli States, perché la FIFA e il suo presidente, Gianni Infantino, nei sopracitati e concitati giorni dell’annuncio della SuperLega si erano uniti alla UEFA, ai tifosi e ai politici, nel bocciare il progetto.
Ora sappiamo che, forse, quel no, quel divieto era solo di facciata. In privato, secondo dialoghi avuti con una mezza dozzina di dirigenti di calcio, incluso un proprietario di un club della Superlega, Infantino si era detto non solo a conoscenza del piano, ma anche consapevole che alcuni dei suoi sottoposti erano stati impegnati per mesi nel trattare la creazione della lega separatista.

Viene a galla, allora, secondo le fonti e i ben informati, che dietro al piano c’era ben altro e c’è ancora. Si tratta di tensioni e attriti tra la FIFA e la UEFA sul controllo e la gestione di miliardi di dollari di entrate annuali. Assume così un significato diverso quel progetto fallito. Quel progetto nato nel 2019 e guidato da un gruppo noto come A22, un consorzio di consiglieri controllati dai finanzieri spagnoli Anas Laghrari e John Hahn e incaricato di mettere insieme il piano Superlega.
Il New York Time ci riporta che i funzionari di A22 hanno tenuto riunioni con alcuni dei più stretti collaboratori di Infantino, tra cui il vice segretario generale della FIFA, Mattias Grafstrom.

In almeno uno di questi incontri, il gruppo separatista proponeva che, in cambio dell’approvazione da parte della FIFA del suo progetto, almeno una dozzina delle sue squadre principali avrebbe partecipato a una Coppa del Mondo annuale sostenuta dalla FIFA per i club. Le squadre rinunciavano anche ai pagamenti che avrebbero guadagnato partecipando, un potenziale guadagno per la FIFA di circa un miliardo all’anno. Dopo i primi incontri, i consulenti avrebbero riferito di aver trovato un accordo.

Un accordo importante, vitale, essenziale. Senza il consenso della FIFA il progetto avrebbe potuto incontrare difficoltà, imbattersi in contenziosi costosi e lunghi, punizioni per i giocatori che vi avrebbero preso parte. A metà dello scorso anno, i consiglieri della A22 assicuravano ai club fondatori che “la FIFA era dentro” al progetto. Addirittura ciò era confermato dalla proprietà di un club della Superlega. I leader dell’organizzazione mondiale del calcio, però, avallavano il tutto senza impegno – almeno ufficialmente – fino a quando non fossero stati predisposti ulteriori dettagli sulla struttura della competizione. Grazie a quell’appoggio il piano è andato avanti e non si è arenato in fase embrionale.

A22 ha continuato il suo lavoro per ben tre anni. Tariq Panja scrive che Laghrari, dirigente della società di consulenza Key Capital Partners, amico d’infanzia del presidente del Real Madrid Florentino Pérez, doveva essere il primo segretario generale della Lega. Pérez convinto a metterci la faccia pubblicamente proprio dopo aver ricevuto conferma del supporto della FIFA. In Infantino, Pérez e Laghrari avevano trovato una sponda, un interlocutore con il quale mutare il business del calcio.
La parola del Presidente della FIFA è bastata a quello del Real per chiamare i suoi colleghi e convincerli a salire a bordo.

Addirittura, leggiamo, che alcuni proprietari di club scettici hanno contattato direttamente gli alti funzionari della FIFA, ricevendo conferma dell’appoggio dell’organizzazione alla Super Lega: se il piano fosse stato messo insieme in un certo modo, la FIFA non si sarebbe opposta. Sono stati propri quei colloqui a confortare tutti sulla fattibilità del progetto.

La questione si è infittita più avanti, quando una fuga di notizie è arrivata Aleksander Ceferin, il Presidente della UEFA, ha incontrato a Nyon, in Svizzera, il Presidente della FIFA chiedendogli se fosse coinvolto nel piano. Infantino ha detto no, ma non ha accettato di rilasciare dichiarazioni che condannassero la proposta. Soltanto più tardi, pressato, ha fatto dietrofront. Il 21 gennaio, per la prima volta, la FIFA ha detto che un campionato europeo “chiuso” non sarebbe stato riconosciuto dall’organo.

A quel punto gli organizzatori della Superlega sono stati colti in contropiede, perché sapevano tutt’altro. Ma il progetto non si è arenato, anzi ha trovato la forza per andare avanti, perché la formulazione della dichiarazione non sembrava un divieto assoluto: la FIFA diceva che non avrebbe riconosciuto una competizione chiusa, ma la competizione nascente stava pianificando di integrare ai 15 membri permanenti cinque squadre qualificate ogni stagione. Non tutto era perduto, anche secondo i consiglieri della A22, la FIFA era ancora aperta a qualcosa.

Ciò che non è chiaro è se tra la FIFA e i club della Superlega ci siano stati contatti prima che questi ultimi annunciassero i propri asset. Ciò che è certo è che la FIFA è stata l’ultima dei principali organi di governo del calcio a rilasciare una dichiarazione ufficiale e lo ha fatto solo dopo che la UEFA, i massimi campionati e i politici hanno chiarito la loro opposizione.
Inoltre quelle stessa dichiarazione è stata misurata e conciliante. La FIFA ha affermato di essere “a favore della solidarietà nel calcio e di un modello di ridistribuzione equo che può aiutare a sviluppare il calcio come sport, in particolare a livello globale”. Ha anche aggiunto che poteva limitarsi solo ad “esprimere la sua disapprovazione per un ‘campionato separatista europeo chiuso’ al di fuori delle strutture calcistiche internazionali”.

Insomma come in precedenza le parole usate erano vaghe, tanto da suggerire che il progetto avesse ancora delle speranze, deluse poi 48 ore dopo, quando l’opposizione al piano aveva ormai raggiunto il culmine. Solo a quel punto Infantino, sollecitato da Ceferin, ha preso le distanze dal piano.
“Possiamo solo disapprovare fortemente la creazione della Super League. Una Super League che è un negozio chiuso. Una fuga dalle istituzioni attuali, dai campionati, dalle federazioni, dalla UEFA e dalla FIFA. C’è molto da buttare via per il guadagno finanziario a breve termine di alcuni. Devono riflettere e devono assumersi la responsabilità”.

Venuto meno il requisito “essenziale” di cui parlavamo in precedenza, i primi club hanno iniziato a ritirarsi.
Solo Real Madrid, Juventus e Barcellona restano in attesa, sembrerebbe senza temere sanzioni significative, inclusa una potenziale squalifica dalla Champions League.

Infantino, nel frattempo, si rende conto dall’alto delle crepe create da quel terremoto, sperando di non finirci dentro. Già il Presidente della LIGA, Javier Tebas, lo ha definito una delle menti dietro il campionato separatista: “È lui che sta dietro alla Superlega, e gliel’ho già detto di persona”.

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